“L’Infinito Viaggiare”, con Claudio Magris il mondo diventa una geografia dell’anima

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Da Don Chisciotte a Raskolnikov, dal Grande Nord al Grande Sud: vent’anni di itinerari diventano un racconto di terre, letteratura, incontri e ritorni, in cui partire significa soprattutto imparare a guardare

Viaggiare per attraversare una frontiera, inseguire le tracce di un personaggio letterario, entrare in una città già conosciuta attraverso le pagine di un romanzo. Viaggiare anche per tornare, riconoscere, misurare il cambiamento dei paesaggi e quello di noi stessi. È questa la dimensione che attraversa “L’Infinito Viaggiare” di Claudio Magris, pubblicato da Mondadori, un libro costruito lungo vent’anni di percorsi, incontri, osservazioni e deviazioni, capace di trasformare la geografia in materia narrativa.

 

(TurismoItaliaNews) La Mancia di Don Chisciotte e la Pietroburgo di Raskolnikov, i castelli di Ludwig di Baviera e la scrivania di Arnold Schönberg, il Grande Nord e il Grande Sud diventano coordinate di un itinerario che non procede soltanto attraverso carte geografiche e confini. Magris attraversa terre e culture portando con sé i libri, la storia e le persone che hanno dato a quei territori un significato ulteriore. Il paesaggio reale incontra così quello letterario; una strada può rimandare a un romanzo, una città evocare un personaggio, un oggetto apparentemente immobile aprire una prospettiva inattesa su un artista e sul suo tempo.

Ne nasce una forma di viaggio lontana dall'accumulazione delle destinazioni e dalla fretta di raggiungere una meta. L’itinerario accetta digressioni, soste, deviazioni improvvise. Proprio nella prefazione Magris racconta di essersi mosso nei grandi spazi danubiani e nei più piccoli microcosmi seguendo una direzione senza trasformarla in un percorso rigido, lasciandosi invece sorprendere da ciò che poteva apparire lungo il cammino.

È una disponibilità all’imprevisto che modifica anche il rapporto con il tempo. Il viaggiatore si immerge nel presente, assecondandone lo scorrere, mentre le tappe assumono contemporaneamente il carattere di soste provvisorie e di possibili dimore. Si può essere stranieri e, nello stesso istante, avvertire una singolare familiarità con ciò che si osserva. Alcune destinazioni conquistano proprio per la loro radicale diversità; altre sorprendono per l’impressione opposta, quella di essere già state vissute, quasi appartenessero da sempre alla propria geografia personale.

“Per vedere un luogo occorre rivederlo”, scrive Magris nella prefazione. Una frase che contiene una delle chiavi più suggestive del volume. La scoperta, infatti, non coincide necessariamente con la prima volta. Tornare permette di osservare ciò che era sfuggito, aggiungere nuovi significati, confrontare ricordi e presente. La familiarità non spegne la curiosità: può renderla più profonda.

È una concezione che ribalta uno dei luoghi comuni del viaggio contemporaneo, spesso identificato con la ricerca continua della novità. Per Magris, anche un percorso consueto conserva una possibilità di avventura. I microcosmi quotidiani, attraversati per anni, possono ancora interrogare chi li percorre. La distanza, in questa prospettiva, non si misura soltanto in chilometri: esistono viaggi lunghissimi compiuti dentro spazi conosciuti e ritorni capaci di produrre scoperte più intense di una prima visita.

L’eco dell’Odissea diventa inevitabile. Il viaggio più affascinante può essere proprio quello del ritorno, perché partire e ritornare non sono movimenti contrapposti ma parti della stessa esperienza. Magris richiama nella prefazione anche la celebre ballata di Rilke, con la domanda dell’alfiere al marchese – «Perché cavalcate per queste terre?» – e la risposta essenziale: «Per ritornare».

Da questa idea prende forma un libro che percorre il mondo senza trasformarsi in un catalogo di destinazioni. Le terre visitate non sono semplici scenografie, perché entrano continuamente in relazione con popoli, uomini, opere, memorie e letture. La letteratura accompagna il cammino e offre un secondo sguardo sulla realtà: Don Chisciotte appartiene alla Mancia quanto il paesaggio che l’ha generato; Raskolnikov continua a proiettare la propria ombra sulla Pietroburgo letteraria; i castelli di Ludwig di Baviera raccontano un immaginario oltre la loro presenza architettonica; persino la scrivania di Schönberg diventa occasione per avvicinarsi a una vicenda intellettuale e umana.

I vent’anni raccolti ne “L’Infinito Viaggiare” compongono così una mappa senza confini definitivi. Grande Nord e Grande Sud, città celebri e realtà periferiche, vasti territori e piccoli universi entrano nello stesso racconto. Magris osserva, collega, ricorda e riconosce. Il viaggio acquista profondità proprio attraverso questa sovrapposizione di esperienza personale, cultura e paesaggio.

Non serve allora cercare continuamente l’altrove per sentirsi viaggiatori. Talvolta è sufficiente tornare sulla stessa strada con uno sguardo diverso. Il mondo raccontato da Magris sembra suggerire proprio questo: ogni partenza contiene la possibilità di un ritorno e ogni ritorno può diventare una nuova partenza. L’infinito del titolo non coincide con una distanza irraggiungibile, ma con la capacità inesauribile del viaggio di continuare a rivelare significati, anche nei luoghi che pensavamo di conoscere già.

L’autore. Claudio Magris (Trieste, 1939) ha insegnato Lingua e Letteratura tedesca presso le università di Trieste e di Torino. Dal 1967 collabora con il “Corriere della Sera”. Ha ricevuto diverse lauree honoris causa e numerosi premi, tra i quali: Premio Strega 1997; Praemium Erasmianum 2001; Premio Principe de Asturias 2004; Österreichischer Staatspreis für Europäische Literatur 2005; Friedenspreis des Deutschen Buchhandels 2009; Premio FIL de Literatura en Lenguas Romances 2014, Kafka-Prize 2016; Prix Meilleurs Livres de L’Année de la Revue Lire 2017; European Citizen’s Prize 2018; Thomas Mann Prize 2019. Tra le sue numerose pubblicazioni, Il mito absburgico nella letteratura austriaca moderna (1963); Danubio (1986); Microcosmi (1997); La mostra (2001); Alla cieca (2005); L’infinito viaggiare (2005); Lei dunque capirà (2006); Opere. Volume I, a cura e con un saggio di E. Pellegrini e uno scritto di M. Fancelli (2012); Non luogo a procedere (2015); Istantanee (2016); Tempo curvo a Krems (2019); Polene (2019), oltre ai due volumi dei Meridiani (2012 e 2021).

 

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