ROMA | “Cross the Streets”, quarant’anni di arte urbana, mostra al Macro sul fenomeno estetico entrato nell’immaginario collettivo

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Quarant’anni di Street Art e Writing sono in mostra fino al 1º ottobre al Macro, Museo d'Arte Contemporanea di Roma nell'esposizione “Cross the Streets”. La rassegna, promossa da Roma Capitale con il supporto organizzativo di Zètema Progetto Cultura e dalla Regione Lazio nell’ambito del Progetto Abc Arte Bellezza Cultura, ideata e prodotta da Drago (che pubblica il catalogo) in collaborazione con Nufactory, curata da Paulo Lucas von Vacano, getta le basi per una storicizzazione di un fenomeno estetico e mediatico nato come controcultura e divenuto uno dei più influenti degli ultimi decenni.

 

(TurismoItaliaNews) La mostra riunisce, in una sede che già ospita lavori di Bros, Ozmo e Sten&Lex, opere dei più significativi artisti di questo movimento a livello italiano e internazionale. L’allestimento è dello Studio Ma0, il logo di Deep Masito. Il progetto espositivo, arricchito da un programma di incontri ed eventi collaterali, nasce da un’approfondita ricerca del curatore sulle varie declinazioni – Writing, Graffiti, Muralismo, Street Art – dell’arte urbana, unica avanguardia in grado di riunire gioventù, periferie e minoranze della globalizzazione, partita come pratica underground di protesta e arrivata a contaminare tutti i campi della creatività – moda, musica, cinema, fotografia, pubblicità – entrando nell’immaginario collettivo.

La mostra mette in evidenza le linee guida e i pionieri mondiali, documenta i fenomeni di costume generati e approfondisce la storia del graffitismo romano. La sezione “Street Art Stories” offre una panoramica della nascita e dell’evoluzione dell’arte di strada: si apre con un’installazione site specific dell’artista franco-americano WK Interact e comprende, tra l’altro, i mosaici del francese Invader; una maxi tela di Shepard Fairey aka Obey the Giant, uno dei più famosi artisti statunitensi; una testimonianza fotografica di Stefano Fontebasso De Martino a cura di Claudio Crescentini sul lavori cancellati di Keith Haring a Roma. Diversi autori sono stati invitati a realizzare interventi appositamente per l’occasione, ognuno con uno spazio di 5x10 metri: il graffiti artist tedesco Daim, re della tecnica 3D; Chaz Bojourquez, capostipite dello stile del lettering West Coast e idolo del mondo dei tatuaggi; Evol, famoso per le installazioni di paesaggi urbani in miniatura, e fra i romani Diamond, con la sua estetica fra il liberty e il tatuaggio vecchia scuola; il maestro dello stencil Lucamaleonte e JBRock con la sua collezione di poster. Da citare, inoltre, Mike Giant, Sten e Lex, Will Barras, Cope 2, DozeGreen e Roa, Swoon, Fafi, Flying Fortress, Koralie, Nick Walker, Miss Van, Hyuro, Jeremy Fish, Microbo, Bo130, Galo, 2501, Mark Jenkins, Moneyless, Giacomo Spazio, Solomostry, Stella Tasca, Agostino Iacurci, Ozmo, Pisa 73, Luca Mamone e Mosa One.

La sezione dedicata al Pop Surrealism include Ray Caesar, Mark Ryden, Marion Peck, Camille Rose Garcia,Kazuki Takamatsu, Yosuke Ueno, Ron English. Non manca una sezione sulla Street Photography, con scatti di Estevan Oriol, Ed Templeton e Boogie. Il focus “Writing a Roma, 1979-2017”, a cura di Christian Omodeo, fondatore di Le Grand Jeu, agenzia e libreria di Parigi specializzata in arte urbana, parte dalla prima mostra, organizzata dalla Galleria La Medusa, per arrivare ai giorni nostri, raccontando come la città sia diventata una della capitali del Writing: tra gli artisti presenti, Lee Quinones, Fab 5 Freddy, Napal e Brus, Jon e Koma, Imos, Pax Paloscia, Rebus, il fotografo Valerio Polici e le crews Trv e Why Style. Una sezione, infine, intitolata “Milestones”, si sofferma su alcuni momenti imprescindibili per il movimento, come le mostre dei primi anni 2000 dello Studio 14, l’International Poster Art, il progetto Izastikup, la nascita dell’Outdoor Festival e “Fuck You All”, personale del 1998 di GlenFriedman.

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