ROMA | Nella chiesa di Santa Marta al Collegio Romano i segreti del restauro degli affreschi: apre al pubblico il laboratorio Iscr

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Gli spazi della chiesa di Santa Marta al Collegio Romano e il retrostante Coro delle Monache, nel cuore di Roma, sono stati allestiti come laboratorio di restauro e aperti alla libera visione del pubblico. E' il laboratorio di restauro aperto dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro. Con l’occasione è tornata nella chiesa "La predica del Battista" di Francesco Cozza (1606-1682), conservato alla Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini, l’unica appartenente allo Stato fra le tre tele superstiti dell’apparato originario, firmata e datata 1675.

 

(TurismoItaliaNews) Il laboratorio è stato inaugurato il laboratorio di restauro Iscr alla presenza del ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini e del direttore Iscr Gisella Capponi. “Con l’apertura di questo nuovo laboratorio dell’Istituto Superiore di Conservazione e Restauro, visitatori, studenti di tutte le scuole e turisti, avranno l’opportunità di conoscere e apprezzare una delle più importanti eccellenze italiane riconosciute in tutto il mondo. I restauratori dell’Iscr interagiranno e informeranno i visitatori in tempo reale sulle varie fasi del restauro di questi splendidi affreschi. Mi auguro che Restauro Aperto diventi un luogo simbolico e attrattivo del nostro paese, di cui dobbiamo essere consapevoli e orgogliosi” ha commentato Dario Franceschini nel corso dell’inaugurazione.

“Nel nuovo spazio di Santa Marta – ha aggiunto il direttore dell’Iscr - si avvia un laboratorio sperimentale che non vuole nulla concedere alla spettacolarità ma mostrare la quotidianità del lavoro dei restauratori, la complessità delle competenze impiegate e le numerose professionalità coinvolte, con l’obiettivo di fare accrescere nei visitatori la consapevolezza di quello che è la conservazione del patrimonio. Intendiamo inoltre prendere accordi con le scuole per rendere gli studenti sempre più partecipi dei temi della conservazione e valorizzazione nel nostro patrimonio culturale”. La prima tematica su cui lavoreranno i tecnici dell’Iscr nella nuova sede espositiva sarà il restauro degli affreschi proponendo tre esempi molto diversi tra loro per provenienza, tecnica e condizioni conservative: un affresco staccato, un affresco in situ, frammenti di affreschi e stucchi dipinti. Tutti e tre di grande importanza storico artistica. Sulla parete di fondo della Chiesa è possibile seguire il lavoro dei restauratori sui dipinti murali tardo cinquecenteschi appartenenti all’apparato decorativo originale dell’ex Coro delle monache.

L’intervento dei restauratori si concentrerà in particolare sul trattamento delle lacune, per consentire una migliore leggibilità dell’opera in relazione alla sua storia conservativa e ridurre il disturbo visivo causato dall’interruzione della stesura pittorica originale. La parete della sala è decorata da tre lunette con scene della vita di Maria: l’Annunciazione, la Madonna del Latte e la Visitazione, realizzati probabilmente dopo l’acquisizione del convento da parte delle Agostiniane nel 1561, l’ambiente era usato, infatti, come coro dell’attigua chiesa consacrata nel 1570. La Madonna del Latte è l’unica parte non coerente con il resto del ciclo, è infatti un affresco staccato, databile intorno alla metà del XIV secolo. L’affresco presenta vaste porzioni lacunose trattate in “tinta” in un precedente restauro, su di esso interverranno i restauratori, che in questo modo spiegheranno ai visitatori la tematica del trattamento delle lacune su di un affresco.

Dal complesso della cosiddetta Villa delle Terme degli stucchi dipinti presso Tor Vergata (I secolo d.C.) provengono i circa 7.000 frammenti di affreschi e stucchi che, dopo le operazioni di pulitura e consolidamento, verranno ricomposti mediante la ricerca degli attacchi fra le parti e il riconoscimento dei vari insiemi decorativi. L’obiettivo finale è quello di rimontare su pannelli artificiali i nuclei maggiori della decorazione pittorica oltre a definire lo schema generale decorativo dell’ambiente. I frammenti, di dimensione variabile (da un minimo di 2 centimetri ad un massimo di 30 centimetri circa), sono raccolti in 73 cassette. Questo laboratorio sarà visibile anche salendo su di una rampa che permetterà contemporaneamente di vedere lo spazio di lavoro dall’alto, e di osservare un altro gruppo di professionisti impegnato ad intervenire sugli affreschi ubicati nella parete di fondo della sala.

Dal Palazzo Farnese, sede dell’Ambasciata di Francia a Roma, proviene l’affresco staccato di Domenico Zampieri detto Domenichino raffigurante Narciso, parte della decorazione del cosiddetto Casino della morte, eseguito dal pittore tra il 1603 e il 1604 e ora conservato presso il Salone delle Firme, che insieme agli altri due – Venere e Adone e Giacinto e Apollo – furono realizzati per il cardinale Odoardo Farnese. Obiettivo dell’intervento è quello di effettuare un’operazione di conservazione e nello stesso tempo di valorizzazione di un’importante opera di Domenichino, oggi compromessa nella corretta lettura.

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