TRADIZIONI | Un incontro stellare a Tivoli: la Processione dell’Inchinata rito antichissimo nella notte del 14 agosto

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La Processione dell’Inchinata nella città tiburtina non è solo una tradizione dettata dalla fede, ma un modo di essere della comunità e delle sue Confraternite, che si riconoscono in un rito antichissimo in cui beni religiosi e culturali s’intrecciano in un unico abbraccio di speranza e di continuità Il cielo notturno del 14 agosto a Tivoli splende più che mai.

 

(TurismoItaliaNews) Non è solo per il desiderio di incrociare le Perseidi, che specie nelle notti tra il 10 e il 15 affollano la nostra atmosfera, ma per l’attesa dei santi sguardi carichi di tenerezza e di speranza, che presto s’incontreranno per non lasciarsi più. Sono quelli della Madonna delle Grazie e di suo figlio, il Santissimo Salvatore, meravigliosi manufatti di arte e di fede portati in processione la sera del 14 agosto, prima che Maria venga assunta in cielo.

Un rito di grande suggestione, ripetuto il giorno successivo a partire dalle 10.30, che secondo qualche studioso ebbe origine intorno al XIII secolo per iniziativa dei frati Francescani, ma che per altri risalirebbe al tempo dei Romani: la Madre in punto di morte che incontra e s’inchina a suo figlio venuto a confortarla nel passaggio più difficile dell’essere umano, dalla morte alla vita eterna. Tutto comincia intorno alle 20.30 dalla Cattedrale di San Lorenzo, prezioso monumento risalente forse al V secolo e ricostruito nel 1650 con un possente campanile alto 45 metri: è qui che è custodito il capolavoro della città, il Trittico del Salvatore, una pittura su tavola del XII secolo, attribuita ai monaci benedettini di Farfa.

© Alberto Proli

L’immagine di Gesù viene trasportata da mani forti e gentili, quelle della Confraternita del Divino Salvatore, cui spetta il compito di sostenere il simbolo della cristianità lungo le vie cittadine; alla Confraternita dei Muratori spetta invece il trasporto della tavola, molto venerata, della Madonna delle Grazie, che illumina l’altare maggiore della chiesa della Madonna delle Grazie. Un delicato manufatto, copia della Madonna dell’Ara Coeli, forse eseguito dal pittore e mosaicista Jacopo Torriti.

Il nutrito corteo dei fedeli, cui partecipano le altre Confraternite della città, si ferma in punti significativi, come il Ponte Gregoriano per la benedizione delle acque e all’ospedale cittadino per rivolgere una preghiera e un pensiero ai malati; quindi, incuneandosi in via della Missione e infine in via di Santa Maria Maggiore, raggiunge piazza Trento con al centro Santa Maria Maggiore, un edificio sacro dalla facciata romanica, austera e spoglia e con un portale e un rosone tardo gotico, unico elemento di decorazione. Qui, nella semplicità più umile, le due immagini, la Madonna e Gesù, si ritrovano inchinandosi l’una verso l’altro in un emozionante saluto, che richiama l’eternità. La processione ormai è conclusa e sono già le 22.45, mentre il cielo si è tinto di scuro con le stelle più brillanti che mai e con i tiburtini, stretti fra loro, ancora con gli occhi velati di commozione.

foto © Alberto Proli

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