EVENTI | Rieti racconta l’Italia prima di Roma: a maggio tre giorni tra miti, popoli e origini dimenticate

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Un viaggio alle radici più profonde della penisola italiana prende forma a Rieti dall’8 al 10 maggio con la prima edizione del Festival dei Popoli Italici. Un progetto culturale ambizioso che riporta l’attenzione su una storia spesso poco raccontata: quella delle civiltà che hanno abitato l’Italia prima dell’affermazione di Roma, lasciando tracce ancora oggi visibili nel paesaggio, nelle tradizioni e nell’identità collettiva.

 

(TurismoItaliaNews) La manifestazione si svolge tra la Sala Polivalente del Museo Archeologico di Rieti e il Teatro Flavio Vespasiano, proponendo un programma articolato che unisce rigore scientifico e divulgazione. Oltre quaranta appuntamenti vedranno la partecipazione di studiosi italiani e internazionali – archeologi, storici, scienziati, scrittori e artisti – chiamati a raccontare un mosaico complesso fatto di popoli, lingue e visioni del mondo.

Rieti racconta l’Italia prima di Roma: a maggio tre giorni tra miti, popoli e origini dimenticate

Rieti racconta l’Italia prima di Roma: a maggio tre giorni tra miti, popoli e origini dimenticate

Tema centrale della prima edizione è “La Primavera Sacra”, richiamo al rito del Ver Sacrum, simbolo di origine e migrazione per le antiche genti italiche. Secondo le fonti classiche, proprio nell’area della Sabina, tra il Lago di Cotilia e la valle del Velino, si svilupparono narrazioni fondative legate alla nascita di nuovi popoli. Da questi racconti mitici derivano identità storiche ben definite: i Piceni associati al picchio, i Sanniti al toro, gli Irpini al lupo, in un intreccio di simboli, riti e migrazioni che attraversa i secoli.

Il festival restituisce voce a oltre ottanta popolazioni italiche – dagli Umbri ai Sabini, dagli Etruschi ai Latini, fino ai Sanniti, ai Marsi e ai Volsci – ricostruendo un quadro articolato che precede la formazione della civiltà romana. Un patrimonio culturale che oggi torna al centro dell’attenzione grazie anche al lavoro di associazioni e studiosi impegnati nella ricerca e nella divulgazione. Il programma si apre l’8 maggio con gli interventi di Filippo Coarelli e Roberto Marinelli, seguiti da approfondimenti sulle più antiche frequentazioni dell’area reatina e sul valore linguistico delle Tavole Eugubine. Nella stessa giornata debutta lo spettacolo “Il racconto di Romolo”, con la regia di Natalia Magni, accompagnata dal flauto di Serine Khoudirate, che rilegge il mito fondativo di Roma attraverso una narrazione contemporanea.

Rieti racconta l’Italia prima di Roma: a maggio tre giorni tra miti, popoli e origini dimenticate

Rieti racconta l’Italia prima di Roma: a maggio tre giorni tra miti, popoli e origini dimenticate

La giornata del 9 maggio approfondisce le identità italiche con contributi dedicati agli Equi, al Ver Sacrum e ai Sanniti, mentre il 10 maggio si apre con un itinerario archeologico nella valle del Velino. Tra gli interventi più attesi, quelli di Alessandro Guidi sui Latini, Valentino Nizzo sul mondo etrusco e Loredana Cappelletti sulla Magna Grecia. Nel pomeriggio, le riflessioni di Giovanni Brizzi e Giusto Traina offriranno uno sguardo sulle dinamiche politiche e sociali che portarono allo scontro tra Roma e gli Italici nella cosiddetta Guerra Sociale. Accanto al programma scientifico, il festival costruisce un’esperienza immersiva grazie a laboratori didattici, dimostrazioni di archeologia sperimentale e una fiera del libro dedicata alla storia antica. Tra le iniziative collaterali spicca la mostra “Indossare la Storia. Prima di Roma: il segno della spada, il peso dello scudo”, che propone un percorso tra le armature e le tecniche belliche delle antiche popolazioni, attraverso ricostruzioni storiche di grande impatto.

Le serate al teatro vedranno protagonisti anche Stefano Mancuso, con “La tribù degli alberi”, e Dario Fabbri, con una riflessione sui rapporti tra popoli e imperi, in un dialogo che collega il mondo antico alle dinamiche contemporanee.

Rieti racconta l’Italia prima di Roma: a maggio tre giorni tra miti, popoli e origini dimenticate

Finanziato dal Piano Nazionale Complementare – Next Appennino e inserito nel calendario di L’Aquila 2026 Capitale Italiana della Cultura, il Festival dei Popoli Italici si propone come un nuovo punto di riferimento nel panorama culturale italiano. Un’iniziativa che restituisce centralità a un passato stratificato e complesso, offrendo al pubblico strumenti per comprendere le origini di un’identità che continua a evolversi, tra memoria e futuro.

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