ACCORDO | Da Lima una nuova rotta per le città: la cultura diventa infrastruttura del futuro

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La “Declaración de Lima: cultura y ciudad” fissa un quadro comune per le città iberoamericane: cultura come diritto fondamentale e bene pubblico, ma anche leva per sviluppo sostenibile, inclusione, educazione, innovazione, turismo responsabile e rigenerazione urbana. Bogotá sarà Capitale Iberoamericana delle Culture nel 2027

La cultura esce dai confini tradizionali di musei, teatri e manifestazioni per entrare direttamente nelle strategie che disegnano il futuro delle città. È questo il passaggio centrale della “Declaración de Lima: cultura y ciudad”, adottata il 21 agosto 2026 dalle città iberoamericane riunite nella capitale peruviana in occasione della XLI Riunione del Comitato Settoriale di Cultura della Ucci.

 

(TurismoItaliaNews) Il documento, principale risultato dell'incontro, definisce un quadro condiviso destinato a orientare politiche culturali più inclusive e sostenibili, strettamente connesse con l'identità e la diversità dell'Iberoamerica. Un'intesa che assegna alla cultura un ruolo molto più ampio rispetto alla sola produzione o fruizione artistica, riconoscendola come “diritto fondamentale, bene pubblico e asse strategico dello sviluppo sostenibile”.

Una definizione che porta con sé una conseguenza precisa: la dimensione culturale deve attraversare le diverse politiche urbane. Pianificazione delle città, istruzione, inclusione sociale, turismo responsabile, recupero dello spazio pubblico, azione climatica, innovazione e sviluppo economico diventano così ambiti nei quali la cultura può assumere una funzione concreta.

Più accesso, meno barriere

Le linee indicate dalla Dichiarazione puntano innanzitutto ad ampliare l'accesso alla cultura, intervenendo sulle barriere economiche, fisiche e tecnologiche che ancora ne limitano la fruizione. Le città firmatarie intendono inoltre promuovere politiche culturali stabili e valutabili, rafforzare l'educazione artistica e quella legata al patrimonio e sostenere ecosistemi creativi capaci di produrre occupazione, attrarre talenti e investimenti.

L'obiettivo è collegare crescita economica e trasformazione urbana senza sacrificare la dimensione sociale. La creatività viene quindi interpretata anche come risorsa per rivitalizzare i contesti urbani, purché il processo mantenga al centro la comunità e l’accessibilità. Nel quadro delineato a Lima entra anche uno dei temi destinati a incidere maggiormente sulle politiche culturali dei prossimi anni: l'impiego etico della tecnologia e dell'intelligenza artificiale, chiamate a essere strumenti al servizio della cultura e della cittadinanza.

Non soltanto principi, dunque. La sfida indicata dalla Ucci consiste nel trasformare gli impegni sottoscritti in azioni riconoscibili nella vita quotidiana delle città. A sottolinearlo è stata Almudena Maíllo, segretaria generale della Ucci, che insieme al sindaco di Lima, Renzo Reggiardo, ha richiamato il valore di una cooperazione capace di produrre effetti concreti.

“La cooperazione tra città funziona se è pratica. La Ucci acquista senso se un'esperienza condivisa qui diventa domani un miglioramento concreto in una biblioteca, un centro culturale, un quartiere storico o un festival”, ha affermato Maíllo. Una prospettiva che trasforma lo scambio internazionale di esperienze in una sorta di laboratorio operativo: modelli, soluzioni e pratiche sviluppati da una città possono diventare patrimonio comune e trovare applicazione in altri contesti urbani.

Lima, creatività ed economie urbane

Prima dell'approvazione della Dichiarazione, la seconda giornata dei lavori è stata dedicata alle economie creative per la sostenibilità urbana, mettendo in relazione produzione culturale, occupazione, investimenti e trasformazione delle città. Dopo la conferenza di Santiago Rojas, gerente regionale per il Sud Andino di Caf – banca di sviluppo dell'America Latina e dei Caraibi, rappresentanti di Lima, Città del Guatemala, Quito, Santiago, São Paulo e Tegucigalpa hanno presentato esperienze legate alla creazione di posti di lavoro, all'innovazione, agli investimenti, all'attrazione di talenti e alla rivitalizzazione urbana.

Il confronto ha così rafforzato uno dei concetti portanti dell'intero appuntamento: investire nella cultura non significa agire su un settore isolato, ma intervenire contemporaneamente sulla qualità urbana, sulle opportunità economiche, sull'inclusione e sulla capacità delle comunità di riconoscersi nella propria identità.

Da Lima e Buenos Aires verso Bogotà 2027

Il Comitato ha tracciato anche i bilanci di Lima come Capitale Iberoamericana delle Culture 2026 e di Buenos Aires come Plaza Mayor de la Cultura Iberoamericana 2026. Lo sguardo si è poi spostato sull'anno successivo: Bogotá è stata scelta come Capitale Iberoamericana delle Culture 2027 e ospiterà la prossima riunione del Comitato. Una decisione che consegna alla capitale colombiana il testimone di un percorso destinato a proseguire sulla base degli impegni definiti in Perù.

Dopo la chiusura ufficiale al Teatro Municipal, il programma dell'incontro prevede per le delegazioni una visita al Museo de Sitio Pucllana. Una conclusione dal forte valore simbolico per giornate costruite attorno al rapporto fra identità, patrimonio, memoria e trasformazione urbana. Lima, ha sottolineato ancora Almudena Maíllo, ha consentito alle città di “lavorare dentro la storia stessa della città” e di verificare come il patrimonio possa essere “conservato, vissuto e proiettato verso il futuro”.

La “Declaración de Lima” consegna ora questi principi alle amministrazioni chiamate a tradurli in politiche e progetti. Il messaggio conclusivo è netto: investire nella cultura equivale a investire in identità, creatività, convivenza, prosperità condivisa e sostenibilità. Non un elemento accessorio della città contemporanea, dunque, ma una delle risorse con cui costruirne il futuro.

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