Repubblica Dominicana, il turismo fa la differenza: agricoltura, lavoro e sicurezza alimentare al centro del modello premiato dalla Fao

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di Giovanni Bosi

Un turista in più significa anche maggiori opportunità per un agricoltore, nuove prospettive per un'impresa locale e una domanda crescente di prodotti nazionali. L'uscita dalla Fao World Hunger and Food Insecurity Maps 2026 segna un traguardo importante per la Repubblica Dominicana, che individua nel turismo uno degli strumenti decisivi per sostenere l'agricoltura, creare occupazione e migliorare la sicurezza alimentare. Con oltre 98 miliardi di pesos di acquisti annuali di prodotti agroalimentari, il comparto turistico alimenta una rete di opportunità per migliaia di produttori locali.

 

(TurismoItaliaNews) Il modello dominicano è stato al centro dell'incontro con il direttore generale della Fao, QU Dongyu, al quale sono state presentate le strategie di sviluppo sostenibile e le esperienze avviate anche a Cabo Rojo, nella provincia di Pedernales. È questa la relazione virtuosa sulla quale la Repubblica Dominicana ha costruito una parte significativa della propria strategia di sviluppo, trasformando il successo dell'industria delle vacanze in una leva per rafforzare la sicurezza alimentare. Una strategia che contribuisce a spiegare un risultato particolarmente significativo: la recente uscita del Paese dalla Mappa della Fame della Fao, riconoscimento attribuito dall'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura in considerazione dei progressi compiuti nel garantire una maggiore disponibilità e accessibilità al cibo.

Repubblica Dominicana, il turismo fa la differenza: agricoltura, lavoro e sicurezza alimentare al centro del modello premiato dalla Fao

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Il turismo, insomma, non è soltanto spiagge, alberghi e arrivi internazionali. È anche un gigantesco mercato capace di sostenere la produzione agricola, assicurare continuità agli acquisti, favorire l'occupazione e generare reddito nelle comunità. Un sistema che, nella Repubblica Dominicana, muove ogni anno oltre 98 miliardi di pesos in acquisti destinati al settore agropecuario, diventando uno dei principali sbocchi commerciali per la produzione nazionale.

Il turismo come motore dell'economia: il confronto con la Fao

Questo modello di sviluppo è stato presentato dal Ministero del Turismo dominicano al direttore generale della Fao, QU Dongyu, durante un incontro dedicato al ruolo strategico dell'industria turistica nell'economia nazionale e al suo contributo nel raggiungimento degli obiettivi di sicurezza alimentare. Ad illustrare i risultati e le prospettive è stato il viceministro del Turismo, Carlos Andrés Peguero, che ha ringraziato il direttore generale per la visita e per l'interesse manifestato dalla Fao nei confronti dell'esperienza dominicana. Al centro del confronto, anche le opportunità di collaborazione per consolidare i progressi ottenuti e proseguire il percorso verso l'obiettivo Fame Zero.

“Senza alcun dubbio il nostro settore turistico è stato un alleato fondamentale nello sforzo nazionale per garantire la sicurezza alimentare. La Repubblica Dominicana è appena uscita dalla Mappa della Fame e questo risultato è anche il frutto di una visione dello sviluppo che ha integrato il turismo con la produzione nazionale, generando mercati stabili per i nostri produttori, più posti di lavoro e maggiori opportunità per le comunità”, ha sottolinea Peguero. Un messaggio che mette in evidenza la capacità dell'industria dell'ospitalità di produrre benefici ben oltre il perimetro delle strutture ricettive, coinvolgendo aziende agricole, fornitori, operatori logistici e intere filiere produttive.

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Oltre 98 miliardi di pesos: il peso degli acquisti turistici sull'agricoltura

Uno degli aspetti più rilevanti dell'esperienza dominicana riguarda il volume degli acquisti effettuati annualmente dal settore turistico presso i produttori agropecuari: oltre 98 miliardi di pesos, una cifra che racconta la dimensione economica di un rapporto sempre più stretto tra accoglienza e agricoltura. Per le imprese agricole, la crescita della domanda turistica rappresenta un'opportunità per ampliare i mercati, programmare la produzione, migliorare gli standard qualitativi e rafforzare la propria competitività. Per le comunità locali, invece, si traduce in maggiori possibilità di reddito e occupazione, contribuendo al miglioramento delle condizioni economiche e sociali.

“Ogni nuovo turista che accogliamo genera una maggiore domanda di beni e servizi prodotti nel nostro Paese. Questo stimola l'agricoltura, rafforza le catene del valore, crea posti di lavoro e contribuisce al benessere di migliaia di famiglie dominicane. Il turismo ha dimostrato di essere uno strumento efficace per trasformare la crescita economica in sviluppo umano e benessere sociale”, ha sottolineato ancora il viceministro.

Il successo del modello porta tuttavia con sé anche nuove sfide. L'espansione dell'attività turistica richiede infatti un costante aumento delle capacità produttive nazionali, accompagnato da investimenti nella sostenibilità, nell'innovazione e nella qualità. Un percorso indispensabile per rispondere alle esigenze dei mercati internazionali senza rinunciare alla valorizzazione delle risorse locali.

La visita di QU Dongyu e l'interesse per il modello dominicano

Per il direttore generale della Fao, QU Dongyu, si è trattato della prima visita nella Repubblica Dominicana, occasione per conoscere direttamente un'esperienza che mette in relazione turismo, agricoltura e sviluppo territoriale. QU Dongyu ha espresso soddisfazione per i risultati raggiunti dal Paese e ha manifestato l'interesse dell'organizzazione a sostenere iniziative capaci di migliorare il benessere delle comunità e consolidare la sicurezza alimentare. L'incontro ha permesso di approfondire soprattutto il ruolo della domanda turistica come mercato formale, caratterizzato da continuità negli acquisti e capacità di orientare l'organizzazione della produzione. Elementi particolarmente importanti per i produttori nazionali, chiamati a rispondere a una richiesta crescente di beni alimentari conformi a standard elevati di qualità, sicurezza e tracciabilità. In questa prospettiva, il turismo diventa anche uno strumento per promuovere la diversificazione delle produzioni, il miglioramento della logistica, la formalizzazione dell'offerta agroalimentare e la creazione di rapporti commerciali più strutturati.

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Cabo Rojo e Pedernales, un laboratorio per lo sviluppo territoriale

Tra le esperienze illustrate durante il confronto figurano le iniziative avviate a Cabo Rojo, nella provincia di Pedernales, indicate come esempi di un approccio allo sviluppo territoriale fondato sull'integrazione tra domanda turistica, produzione locale e sostenibilità. L'obiettivo è valorizzare la capacità del turismo di attivare opportunità economiche nei territori, rafforzando le filiere e coinvolgendo direttamente le comunità nei processi di crescita. Non si tratta semplicemente di incrementare la quantità di prodotti acquistati dalle strutture turistiche, ma di costruire un sistema capace di organizzare l'offerta, migliorare gli standard produttivi e rendere più competitivo il tessuto imprenditoriale locale.

Il modello promosso a Pedernales viene considerato replicabile anche in altri territori, grazie a una strategia che punta a trasformare la regolarità e la capacità di acquisto del settore turistico in una leva stabile per lo sviluppo economico. Durante l'incontro, Eric Dorrejo, direttore della Pianificazione territoriale del Ministero dell'Economia, ha presentato l'iniziativa Hand-in-Hand a Pedernales, approfondendo le opportunità offerte da un approccio integrato alla crescita del territorio.

Dalla produzione nazionale alla lotta contro gli sprechi alimentari

Il confronto con la Fao ha affrontato anche altri aspetti fondamentali per rendere più sostenibile il rapporto tra turismo e sistema alimentare. Liliana Cruz, direttrice dell'Intelligence del Ministero del Turismo (Mitur), ha illustrato la presentazione “Il turismo come piattaforma di collegamento con la produzione nazionale”, dedicata alle potenzialità dell'industria turistica nel favorire relazioni economiche tra i diversi comparti produttivi. Particolare attenzione è stata riservata anche al tema degli sprechi alimentari nell'industria alberghiera. Mildre de Sierra, responsabile della Sostenibilità di Meliá, ha presentato il progetto Optic Waste, uno strumento sviluppato per misurare e ridurre lo spreco di cibo nel settore dell'ospitalità. Un'iniziativa che si inserisce nella più ampia strategia di sostenibilità discussa durante l'incontro, confermando l'importanza di intervenire non soltanto sulla quantità di alimenti prodotti, ma anche sull'efficienza del loro utilizzo.

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Una strategia condivisa tra turismo, agricoltura e istituzioni

Alla giornata hanno partecipato anche il ministro dell'Agricoltura, Francisco Oliverio Espaillat Bencosme, e Frank Rodríguez, direttore commerciale di Asonahores, che hanno condiviso l'importanza del contributo turistico allo sviluppo produttivo nazionale e la necessità di proseguire il lavoro congiunto per rafforzare le catene del valore. Presenti inoltre Patricia Mejía, viceministra delle Destinazioni del Mitur; Daysi de Óleo, governatrice di La Altagracia; Ada Hernández, ambasciatrice della Repubblica Dominicana presso la Fao a Roma; insieme a rappresentanti dell'organizzazione internazionale e ad autorità nazionali e straniere impegnate nei settori agricolo, turistico e dello sviluppo.

L'uscita della Repubblica Dominicana dalla Fao World Hunger and Food Insecurity Maps 2026 rappresenta dunque un risultato che il Paese intende consolidare attraverso una crescente integrazione tra politiche turistiche, produzione agroalimentare e sviluppo delle comunità. Il messaggio emerso dal confronto con la Fao è preciso: la crescita del turismo può diventare anche crescita della capacità produttiva, della sicurezza alimentare e del benessere sociale, purché sostenuta da una domanda organizzata, inclusiva e orientata alla sostenibilità. Per la Repubblica Dominicana, la sfida è trasformare questo modello in un sistema sempre più solido, capace di offrire ai visitatori prodotti di qualità e, allo stesso tempo, di garantire ai produttori nazionali nuovi mercati, stabilità economica e prospettive di sviluppo. Perché il valore di una destinazione turistica può misurarsi anche nelle opportunità che riesce a creare per chi la abita.

 

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