Akanthos, l’antica necropoli greca a due passi dal leggendario canale artificiale costruito dai Persiani

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Giovanni Bosi, Ierissos / Penisola Calcidica

Il luogo è citatissimo dagli storici antichi e al suo territorio è legata anche la vicenda di un leggendario canale artificiale costruito dai Persiani nel 480 a.C. per evitare le mareggiate che avevano distrutto la loro flotta intorno alla penisola del Monte Athos. Siamo in Grecia, nella Penisola Calcidica, e il luogo che oggi si rivela un interessante sito archeologico è Akanthos, al secolo Ierissos. Siamo andati a visitarlo.

 

(TurismoItaliaNews) “...una città situata sull'istmo di Athos. È stata fondata dagli Andrii e da molti il luogo è chiamato Golfo acantiano”: è una delle descrizioni antiche di Akanthos, nata a metà del VII secolo avanti Cristo ad opera di coloni andriani e calcidici, contemporaneamente alla fondazione di altri centri vicini, Argilos, Sane e Stagira, quest’ultima famosa per essere la città di Aristotele. Il luogo è ameno grazie alle lunghe spiagge sabbiose e a un mar Egeo color celeste per effetto del fondale chiaro. All’epoca doveva apparire allo stesso modo ospitale ed appetibile agli uomini che approdarono qui. Tanto che il nome scelto per la città deriva secondo gli studiosi probabilmente dall’intensa vegetazione di arbusti di macchia mediterranea, con la successiva evoluzione in Ierissos legata alla traduzione latina della parola Akanthos.

Gli antichi scrittori (dallo storico e militare ateniese Tucidide ad Erodoto, da Senofonte a Plutarco, dal geografo e storico Strabone fino a Diodoro) annotano che la città era stata sottomessa ai Persiani durante la guerra all’inizio del V a.C., mentre Mardonio e poi Serse dopo di lui, vi si stabilirono al fine di scavare il famoso canale (che oggi è localizzato nella zona di Nea Roda) nel punto più stretto dell’istmo al fine di evitare la navigazione intorno alla penisola di Athos, dove la flotta persiana era stata distrutta nel 492, dieci anni prima, da una forte mareggiata. A credere fortemente nella costruzione di questa ciclopica opera idraulica è stato Serse I, che aveva compreso la sua strategicità in vista dell’invasione dell’Ellade via mare nella seconda spedizione delle guerre persiane. Ma forse anche una ostentazione di potere nei confronti delle popolazioni che voleva sottomettere. Erodoto racconta che la larghezza dell’istmo, nel punto da scavare, era di circa 12 stadi, vale a dire oltre 2 chilometri. Va detto che ad oggi non sono stati individuati sul posto resti, manufatti o reperti di questo lavoro faraonico. Alla fine della guerra Akanthos divenne membro dell’alleanza ateniese, pagando le corrispondenti tasse di 3 talenti.

Tre colline, che coprono quasi 560 ettari, nella zona sud-orientale della Ierissos moderna, hanno costituito il territorio sul quale ha prosperato Akanthos. Il porto naturale protetto, di fronte alla Tracia, i territori fertili, le foreste e le miniere che sfruttava, l’hanno resa uno dei più famosi centri commerciali ed economici nella Penisola Calcidica. La grande produzione locale di anfore (per il trasporto di vino akanthiano), vasi importati e altri tesori artistici trovati in tutto il bacino mediterraneo, testimoniano le sue relazioni mercantili e la sua ricchezza.

Oggi di Akantos, nel centro abitato di Ierissos, si può ammirare una piccola quanto pregevole necropoli il cui allestimento, di tutto interesse, è stato cofinanziato dallo Stato ellenico e dall’Unione europea in collaborazione con il Comune della cittadina, mantenendo sul posto una buona parte dei reperti tornati alla luce. E’ stato realizzato un vero e proprio “guscio di protezione” dalla 16.a Soprintendenza alle Antichità Preistoriche e Classiche nell’ambito di un programma operativo per la Macedonia e la Tracia. In realtà l’area di interesse archeologico è ben più vasta: basti pensare che la zona è stata scavata sistematicamente a partire dal 1973 e occupa la fascia costiera tra l’Egeo e l’insediamento moderno (circa 60 ettari); fino ad oggi sono state svelate oltre 13.000 tombe.

“Il progetto – ci spiegano dalla Soprintendenza territoriale - mira ad esporre e a presentare al pubblico una parte della necropoli di Akanthos, che viene presentata così come scavata sul posto (in situ) e protetta da un ‘guscio’ funzionale che sottolineando in maniera discreta il carattere culturale pubblico risponde alle esigenze dell’estetica moderna”.

Durante la guerra del Peloponneso (431 - 404 a.C.) la città si ribellò agli Ateniesi e si alleò con gli Spartani. Dopo la pace di Nicia (il trattato di pace stipulato fra Atene e Sparta, firmato da re Plistonatte e Nicia, che prevedeva una pace cinquantennale al termine della guerra archidamica, 421-420 a.C.) molte delle città della Calcidica, e Akanthos tra di loro, hanno ottenuto la loro indipendenza, pagando le tasse agli Ateniesi. All’inizio del IV a.C., Akanthos in disaccordo con l’alleanza con gli Olinthi, si è aggregata all’unione delle città calcidiche, sotto la tutela spartana. Dopo un periodo di autonomia, è diventata una delle conquiste di Filippo, senza subire danni. Livio riferisce che nel 200 a.C. Akanthos fu saccheggiata dai Romani, ma continuò a prosperare durante la dominazione, anche per effetto dell’integrazione con i conquistatori.

Il “guscio” (che poi è una struttura metallica che garantisce la massima luminosità, con le pareti laterali che è possibile sollevare verticalmente) è stato costruito prima di effettuare gli scavi in modo da mantenere un’immagine complessiva del sito il più autentica possibile ed evitare eventuali danni a quanto scoperto a causa di successivi lavori di costruzione. “Progettare il guscio – spiegano ancora gli studiosi della Soprintendenza greca – ha avuto come obiettivi la sicurezza e la protezione dei risultati nel tempo, una illuminazione ed una ventilazione naturali e la possibilità di garantire una visione senza ostacoli ai visitatori”.

La struttura si colloca nell’area nord-ovest della necropoli e durante gli scavi sono state individuate 163 tombe. Le sepolture sono stratificate su tre livelli successivi e sono datate dall’età arcaica al periodo ellenistico. Dal punto di vista tipologico, ogni tipo conosciuto di tomba è stato utilizzato ad Akanthos: le più comuni sono tombe a fossa, scavate nel terreno sabbioso o coperte di fango sui lati. Pietre e raramente colonne sepolcrali marcano il luogo della sepoltura, mentre la presenza di chiodi intorno ai corpi indica l’utilizzazione di bare di legno. La sepoltura in vasi come anfore, una piccola pithos (giare solitamente utilizzate per la conservazione, con una forma caratteristica), hydria (vaso utilizzato come urna cineraria ma anche per trasportare acqua o come contenitore per le votazioni) o chytra era il tipo predominante per le sepolture infantili mentre le grandi pithoi erano di solito impiegate per gli adulti. Tutti questi tipi di vasi ritrovati ad Akanthos sono stati prodotti in officine locali o importati. Tavelle prodotte in fornace, nei casi di bambini e adulti, coprono il corpo formando una capanna con i lati inclinati, mentre per le sepolture infantili sono state usate come copertura e come pavimento.

Meno comuni nella necropoli di Akanthos sono i sarcofagi in terracotta, di solito molto semplici e talvolta con una decorazione dipinta - tipo clazomenian – o con un rilievo ionico impresso sotto l’orlo; le tavelle che li ricoprono, di solito formano un tetto a capanna o ricurvo. Le tombe a cista (una cassa composta da lastre di pietra, inserita nella fossa) sono poche e di solito legate al periodo romano di utilizzo della necropoli. Una pratica di sepoltura sopravvissuti dall’età omerica, è la cremazione: è stata praticata su scala limitata, di solito in fosse semplici o rettangolari, coperte ai lati con mattoni crudi, mentre solo in pochi casi sono stati rinvenuti vasi che contenevano le ossa bruciate e le ceneri del corpo. La cremazione è andata poi riducendosi nel corso del tempo.

Le offerte funerarie, come documentato dai ritrovamenti, erano di solito vasi, statuette, gioielli e monete. Il loro numero e la posizione non era specifica ma era legata alla condizione sociale del morto (reale o auspicabile). Vasi importati e prodotti locali sono presenti in tutti i periodi di utilizzo della necropoli, mentre predominanti sono vasi corinzi per l'arcaico e attici per il periodo classico. Figurine (piccole statue), accompagnano di solito i bambini e ragazze, mentre corone in bronzo dorato, gioielli d’oro e d’argento decorano questi corpi nello stesso modo con cui li avevano indossati. Le monete, messe nella bocca della persona morta, erano comuni nelle tombe del IV secolo a.C. e astragali utilizzati come gioco (di antica origine) sono stati trovati quasi sempre nelle tombe dei bambini. Sofocle, in un frammento, attribuisce l’invenzione di astragali a Palamede, che lo aveva insegnato ai suoi connazionali greci durante la guerra di Troia.

Il sito archeologico dell'antica Akanthos; sopra: il tratto che sarebbe stato scavato dal persiano Serse per realizzare il Canale

Insomma la visita al sito archeologico della necropoli di Akanthos si rivela un affascinante viaggio nel tempo, assolutamente da completare con una “escursione” sull’altura che sovrasta, a una manciata di chilometri di distanza, l’attuale abitato di Ierissos, dove si trova il sito originario della città antica vera e propria. Qui la Soprintendenza sta conducendo ancora scavi che hanno reso visibili pregevoli frammenti di costruzioni, murature e pavimentazioni, tra cui anche una cisterna.

 

Per saperne di più
Il sito dell’Ente del turismo ellenico
Il sito di Mount Athos Area
La pagina Facebook dell’Ente del Turismo greco (in italiano)

 

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