Sos per il faggio monumentale di San Romano Garfagnana: in azione il Parco Nazionale dell'Appennino Tosco Emiliano
Un autentico monumento verde, sentinella di un paesaggio suggestivo ed ammaliante. E' il Faggio di Mannolini, nel Parco Nazionale dell'Appennino Tosco Emiliano, nella Garfagnana, in località Capanne Capringnana, nel comune di San Romano, al confine della Riserva Naturale dell'Orecchiella. Ora è un osservato speciale perché purtroppo la situazione dell'albero, riscontrata dagli esperti messi in campo dal Parco nazionale, ha evidenziato un grave deperimento che ha già portato alla morte di gran parte della chioma.
(TurismoItaliaNews) Il Faggio di Mannolini, alto ben 26 metri e con un diametro di circa 4,5 metri: un vero gigante che è diventato dimora di tantissimi animali, anche di predatori che nei sui nodi e anfratti nascondono le loro prede. Per questo l'opera di conservazione iniziata è utile per mettere in sicurezza la pianta da eventuali cadute di rami, ma anche per mantenerne le funzioni, non ultime quelle di sostenere tutti gli organismi che, nutrendosi di legno morto, partecipano al ciclo del bosco. “La corteccia è completamente degradata e appare staccata dal tronco con conseguente morte dei tessuti cambiali – spiegano dal parco nazionale - non sono presenti patogeni particolari anche se è visibile, su una branca tagliata, un comune agente di degradazione del legno. Mentre le radici sembrano ancora in buono stato e abbastanza salde. La pianta si può considerare alla fine del suo ciclo e quindi è potenzialmente pericolosa per l'alto rischio di rottura dei rami, mentre il fusto è ormai avviato ad un lento decadimento”.
Si è ritenuto, così, di intervenire per garantire la sicurezza e aiutare l'albero a mantenere quel poco di vitalità che ancora possiede. Al momento la cosa più importante è mettere in sicurezza l'area sotto la pianta e le strutture prospicienti, visto che il faggio si trova su proprietà privata. Le operazioni di potatura sono state compiute senza compromettere in modo sostanziale l'ecosistema, per questo i monconi secchi e cavità presenti non sono stati eliminati, per garantire il ruolo di vero e proprio serbatoio di diversità che l'albero ha ormai assunto. Per fare i tagli il Parco nazionale si è avvalso della collaborazione di un potatore arboricolta esperto, vista la difficoltà oggettiva e la pericolosità dell'operazione.
L'albero monumentale è un sistema vivente complesso, un individuo unico che va accompagnato con la massima attenzione nel suo naturale processo evolutivo, anche quando l'albero si avvia a morire. Questo perché, nel ciclo delle cose, anche quando un gigante ad alto fusto muore mantiene un ruolo importante nell'ecosistema in cui è inserito. "Nel nostro Appennino – sottolinea Giuseppe Vignali, direttore del Parco Nazionale – purtroppo i vecchi alberi sono pochissimi poiché più di un secolo fa la foresta fu completamente tagliata. Per questo è molto importante cercare di conservare più a lungo possibile quelli che ci sono: per il bene della natura che ospitano e anche per la loro straordinaria bellezza che fa bene alla nostra anima. Il faggio di Mannolini andrà monitorato nel proseguo della stagione vegetativa e sostenuto con degli interventi ad hoc successivi. Però va precisato che, viste le condizioni di partenza, non ci si possono aspettare miracoli: l'obiettivo sarà quello di mantenere un minimo di vitalità e di rendere sicura la struttura per i prossimi anni di lento degrado, mantenendo la funzione ecologica dell'albero, unico nel contesto e vero serbatoio di biodiversità. Gli interventi che abbiamo previsto si possono realizzare grazie alla proprietà nella quale è inserito l'albero e al Comune di San Romano Grafagnana che ringraziamo per il supporto e la collaborazione”.
Nei pressi del “faggione” sarà posta una tabella informativa. Il testo è stato realizzato dal responsabile del Servizio di conservazione della natura del Parco Nazionale, Willy Reggioni.
Il sito istituzionale del Parco nazionale
