A tavola con il Generale: come mangiava Giuseppe Garibaldi, a Caprera la quotidianità dell’Eroe dei Due Mondi

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Giovanni Bosi, Isola di Caprera / Sardegna

Caprera è stata molto più di un rifugio per Giuseppe Garibaldi: è stata il cuore della sua vita privata, il luogo dove ha trasformato la quotidianità in esempio, l’esilio in rinascita, e dove l’eroe dei due mondi si è fatto contadino, padre, imprenditore e punto di riferimento per una piccola comunità. E visitando Forte Arbuticci, una delle sentinelle ottocentesche più suggestive del panorama militare italiano, oggi Memoriale dedicato al Generale, si scoprono dettagli inediti, compreso cosa preferiva a tavola…

 

(TurismoItaliaNews) Ad oltre un secolo dalla sua costruzione, la storica fortificazione a quasi quattro chilometri in linea d’aria dalla celebre Casa Bianca ultima dimora dell’Eroe dei Due Mondi, ha cambiato volto e destino: ospita il Memoriale Giuseppe Garibaldi, il primo museo nazionale interamente dedicato al Generale. Non un museo tradizionale, ma un’esperienza immersiva, dove la tecnologia incontra la storia per restituire, in chiave contemporanea, l’epopea di un personaggio che ha attraversato i cinque continenti lasciando un’impronta indelebile nella costruzione dell’identità italiana.

A tavola con il Generale: come mangiava Giuseppe Garibaldi, a Caprera la quotidianità dell’Eroe dei Due Mondi

A tavola con il Generale: come mangiava Giuseppe Garibaldi, a Caprera la quotidianità dell’Eroe dei Due Mondi

All’interno dei quattro corpi principali del forte, articolati in tredici sezioni tematiche, si compie un viaggio avvincente attraverso eventi, battaglie e pensieri che hanno segnato la vita di Giuseppe Garibaldi. Circa duecento tra oggetti, opere, documenti e testimonianze – provenienti in gran parte dalla collezione privata di Mario Birardi e dall’Archivio Storico del Comune di La Maddalena – narrano con rigore filologico e vivacità narrativa le tappe salienti della sua straordinaria esistenza. A completare il percorso, l’esterno del forte offre non solo scorci mozzafiato sull’Arcipelago e sulla Corsica, ma anche spazi di sosta e contemplazione come Piazza Italia, installazione artistica a metà tra scultura e mosaico, concepita per accogliere il visitatore tra un momento espositivo e l’altro. Un luogo di memoria e visione, dove il passato si fa esperienza viva e l’eredità garibaldina parla ancora al presente.

Serve un passo indietro per inquadrare meglio la cornice, ovvero Caprera: il 29 dicembre 1855, Garibaldi ha firmato l’atto d’acquisto di circa metà dei terreni dell’isola per stabilirvisi definitivamente l’anno successivo. Questo è stato solo l’inizio di un legame profondo con la Sardegna, durato 26 anni, fino alla sua morte, avvenuta sull’Isola il 2 giugno 1882. Dopo due lunghi periodi trascorsi in esilio nel Nuovo Mondo, questo meraviglioso lembo di terra in mezzo al Mediterraneo è diventana la sua dimora stabile, tra una missione e l’altra, e il teatro di una straordinaria impresa agricola che si è rivelata moderna, efficiente e all’avanguardia per l’epoca.

A tavola con il Generale: come mangiava Giuseppe Garibaldi, a Caprera la quotidianità dell’Eroe dei Due Mondi

A tavola con il Generale: come mangiava Giuseppe Garibaldi, a Caprera la quotidianità dell’Eroe dei Due Mondi

A tavola con il Generale: come mangiava Giuseppe Garibaldi, a Caprera la quotidianità dell’Eroe dei Due Mondi

E’ su questo angolo di terra rocciosa che Garibaldi ha costruito con le proprie mani la sua abitazione dando vita a una piccola azienda modello, capace di garantire il sostentamento non solo alla sua famiglia, ma anche a una comunità di collaboratori. C’erano orti, frutteti, vigne, un oliveto, campi coltivati a grano, macchinari sofisticati per l’epoca, due mulini a vento, e una florida attività di allevamento con circa 150 capi tra buoi e vacche e oltre 400 tra pecore e capre. Ma Caprera non è stata solo terra e lavoro: è stata anche cucina, affetti e tradizione. È Clelia, la figlia prediletta, a raccontarci i gusti e le abitudini del padre, restituendoci un Garibaldi domestico, concreto, innamorato delle cose semplici. Il minestrone alla genovese col pesto, il pesce – soprattutto secco o salato – come lo stoccafisso o il baccalà, erano tra i suoi piatti preferiti. Ma amava anche la carne, abitudine presa in Sud America, dove il “ciurasco” – carne arrostita direttamente sulla brace – era parte della cultura quotidiana. Tutto questo si scopre visitando il Memoriale.

Nella quotidianità di Giuseppe Garibaldi, la tavola ha rappresentato un momento di sobrietà e convivialità, scandito da regole semplici ma cariche di significato. Il Generale si serviva per primo, come da consuetudine, ma non mancava mai di rivolgere gesti di cortesia verso le signore sedute al suo fianco, prima di far circolare il piatto tra i commensali. Non era solo una questione di etichetta: era un rituale che rifletteva il suo stile di vita essenziale, coerente con i valori che guidarono anche le sue imprese politiche. La cucina di Caprera era profondamente radicata nel territorio e nelle sue stagioni. Al centro dell’alimentazione – neanche a dirlo - c’erano i prodotti dell’azienda agricola che lui stesso aveva contribuito a far nascere: ortaggi, frutta, cereali, latte, formaggi e carni provenienti dagli animali allevati sull’isola. Una dieta semplice ma completa, fatta di alimenti genuini e di qualità, arricchita dal pesce fresco – spesso locale, talvolta conservato sotto sale o importato – e dalla selvaggina che la macchia mediterranea poteva offrire.

A tavola con il Generale: come mangiava Giuseppe Garibaldi, a Caprera la quotidianità dell’Eroe dei Due Mondi

A tavola con il Generale: come mangiava Giuseppe Garibaldi, a Caprera la quotidianità dell’Eroe dei Due Mondi

Anche la mise en place rifletteva lo spirito spartano della casa: spesso, per risparmiare la poca biancheria disponibile, la tavola veniva coperta con fogli di giornale. Sotto al tavolo, a volte, si aggirava qualche cane in attesa di ricevere gli avanzi tanto graditi del Generale, il cui affetto per gli animali era ben noto. Le giornate iniziavano prestissimo. Intorno alle quattro del mattino, Garibaldi era già sveglio e aveva l’abitudine di iniziare con un bicchiere d’acqua, una tazzina di caffè o latte addolcito con il miele prodotto dalle api di Caprera, accompagnato da un rosso d’uovo e del pane. Dopo la colazione, si dedicava con energia al lavoro nei campi, tra vigne, orti e frutteti. Un impegno quotidiano che veniva ripagato da pranzi sobri ma abbondanti, solitamente composti da una sola portata. I piatti variavano secondo stagione: zuppe, polenta, legumi, carciofi, patate, pasta in brodo, insalate di pomodoro, verdure, olive in salamoia, formaggi, carne o pesce.

A chiudere il pasto, la frutta di stagione: fichi, uva, arance. E quasi sempre, accanto, un bicchiere dell’intenso vino scuro prodotto sull’isola, lodato dagli esperti per la sua qualità. Garibaldi lo apprezzava, ma lo beveva con misura: spesso ne versava solo qualche goccia nel suo bicchiere d’acqua, per aromatizzarlo senza eccedere. Quella di Garibaldi a Caprera non era solo una cucina contadina, ma un’espressione autentica della sua filosofia di vita: essenziale, concreta, rispettosa del lavoro e della natura. Anche a tavola, l’Eroe dei due Mondi restava insomma fedele a sé stesso. Con il percorso espositivo nel Memoriale Giuseppe Garibaldi, è come entrare nell’intimo del nostro Eroe proprio grazie ai racconti della figlia Clelia arrivati fino a noi: “Papà si faceva dare una bella fetta di manzo e la posava sulla brace ardente. Quand’era ben arrostita, ne tagliava il sottile strato già cotto e metteva l’altra parte sul fuoco, continuando così fino alla fine”.

A tavola con il Generale: come mangiava Giuseppe Garibaldi, a Caprera la quotidianità dell’Eroe dei Due Mondi

Giuseppe Garibaldi raffigurato nella statua a Foligno (Umbria)

La passione per la cucina e il cibo, che dimostra di aver risentito anche delle peregrinazioni di Garibaldi in giro per il mondo, è ulteriormente confermata dalle ricette che venivano messe in tavola a Caprera: il ministrone alla genovese, olive in salamoia, lo stoccafisso alla genovese, il baccalà in brandade, i canestrelli, il pesto al basilico, il ciurasco, la polenta, la pissaladière (focaccia tipica della Costa Azzurra, con cipolle, acciughe e olive nere). Davvero buon gusto!

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