Umbria, Trevi vara il suo Mab nell’antico convento di San Francesco: un polo culturale a tutto tondo tra arte, archeologia e territorio
Giovanni Bosi, Trevi / Umbria
Un progetto che parte da lontano e che per tappe progressive ha consentito di arrivare alla creazione di un percorso unitario dedicato ai tesori della cittadina umbra. Il complesso dell’antico convento di San Francesco a Trevi diventa un polo culturale integrato, il Mab, acronimo di Museo Archivio Biblioteca. Dalla sezione archeologica alla pinacoteca con la storia artistica del territorio dal XIII al XX secolo, fino alla biblioteca “Carlo Zenobi”, la biblioteca dei ragazzi “Lucia Genga”, la biblioteca “Alberto Donati”, la biblioteca Arusia, l’Archivio storico comunale, la biblioteca archivio “Augusto Bartolini”, le sedi delle associazioni culturali, il Museo della civiltà dell’ulivo. E pure una sala multimediale per conferenze, film e documentari d’arte. “Uno strumento con grandi potenzialità – commenta Bernardino Sperandio, sindaco di Trevi – una fucina di idee e progetti per la crescita umana e culturale dei cittadini”.
(TurismoItaliaNews) Il complesso conventuale francescano, un tempo centro della vita spirituale del territorio e oggi visibile al pubblico nella sua interezza, si è trasformato in un centro culturale come risposta all’esigenza di una città che in questi ultimi anni ha puntato sulla conservazione e valorizzazione del proprio patrimonio culturale.
Il percorso espositivo comincia con la sezione archeologica (che presenta i reperti tornati alla luce in particolare a Pietrarossa, sito dell’antico municipio romano di Trebiae, ma anche necropoli longobarda) per proseguire nella Pinacoteca, con opere di straordinario interesse storico-artistico del periodo medievale e rinascimentale, come il trittico e quadrittico con le Storie della vita di Cristo di Giovanni di Corraduccio, l’Incoronazione della Vergine di Giovanni di Pietro detto lo Spagna, una Madonna con il Bambino del periodo giovanile del Pinturicchio e la grande pala d’altare con l’Assunzione della Vergine e santi di Alessandro Turchi detto l’Orbetto. L’operazione culturale ha consentito di portare fuori dai magazzini, restaurare ed esporre grazie a finanziamenti della Regione Umbria e della Fondazione Carifol ben ventisei opere che ora trovano adeguata collocazione nella raccolta d’arte, che spazia fino alla contemporaneità con le opere appena acquisite (in comodato gratuito) del pittore post-macchiaiolo umbro Giovanni Chiaramonti (Todi, 1861 – Viareggio, 1942). Nel percorso è stata inserita la sezione dedicata alla prima società tipografica documentata al mondo, nata a Trevi nel 1470.
Nel contesto della rifunzionalizzazione del Convento di San Francesco, che abbatte ogni barriera fisica reincludendosi nel tessuto del centro storico di Trevi, si inquadra anche il restauro delle lunette con affreschi datati 1645 raffiguranti le Storie della vita di San Francesco, opera di Bernardino Gagliardi, pittore nato a Città di Castello nel 1609 e morto a Perugia nel 1660. Così il contenitore contribuisce a diventare museo di se stesso. Del resto, la stessa chiesa presenta nell’abside affreschi della prima metà del XIV secolo, raffiguranti le Storie della Vita della Madonna; una pregevolissima Croce da iconostasi del primo Trecento e l’organo monumentale costruito dal mastro Paolo Pietro di Paolo di Montefalco e considerato, già nel Cinquecento, “rarissimo esemplare superstite di quel tipo che nel Rinascimento veniva definito organo da muro”.
La road map che ha consentito di arrivare all’attivazione del polo ha visto il Comune di Trevi particolarmente impegnato in questi ultimi decenni. La conclusione del programma porta la firma del sindaco Bernardino Sperandio. Per il quale il Mab “può creare idee nell’ambito di un preciso progetto culturale destinato ad accogliere i cittadini desiderosi di conoscere e confrontarsi sui vari temi del momento. Il Polo museale, nato dall’istituzione del museo civico 155 anni fa, deve essere un’istituzione che elabora e diffonde cultura, dando valore ai professionisti che vi operano”. “Qui c’è un paradiso nella coscienza degli amministratori e nella beatitudine di chi viene a vedere un paesaggio integro e francescano – ha osservato da parte sua il sottosegretario alla Cultura Vittorio Sgarbi - da tempo c’è questa passione a Trevi. La passione di chi in un museo può affiancare Pinturicchio a Orbetto determina l’importanza di un museo che, senza finanziamenti particolari, è stato allargato alla parte paesistica, che è importante, e alla parte archeologica. La natura e l’arte vivono insieme”.
Non poteva mancare a Trevi un Museo dedicato al microcosmo legato alla coltivazione dell’ulivo e alla produzione dell’olio nell’ambiente trevano e in ambiente mediterraneo. L’olio non è solo un prodotto di eccellenza della zona di Trevi, ma la sua coltivazione è qualcosa che si è radicata nel territorio umbro entrando a far parte della storia e delle tradizioni delle sue genti. L’itinerario di visita si apre con il racconto di un coltivatore del luogo che, anche con l’aiuto di espressioni dialettali, accompagna all’interno del ciclo della coltivazione dell’ulivo, della produzione e conservazione dell’olio, con indicazioni sulle tecniche di lavorazione ed estrattive, i rituali, le superstizioni e le credenze religiose tipicamente locali. Il percorso prosegue in quattro sezioni dal carattere didattico: botanica; conosciamo l’olio e l’ulivo; l’ulivo simbolo di pace; storia dell’ulivo.







