Viaggio tra gli antichi Romani di Urvinum Hortense con il grande mosaico termale conservato a Cannara: in Umbria un reperto che è uno spettacolo
Giovanni Bosi, Cannara / Umbria
Ippopotami, coccodrilli, ibis e serpenti. E poi piccoli uomini, probabilmente pigmei, alcuni dei quali intenti a pescare in precario equilibrio su minuscole barche. Il tutto immerso in una lussureggiante vegetazione che richiama atmosfere esotiche e comunque lontano dai paesaggi consueti. E’ una sorta di viaggio, di sicuro un racconto quello che ci arriva da duemila anni fa attraverso il grande mosaico che decorava il pavimento della vasca del frigidarium delle terme pubbliche di Urvinum Hortense. L’opera policroma su fondo a tessere bianche, con una cornice di tessere rosse e nere, è il pezzo forte del Museo di Cannara, in Umbria. Il percorso di visita si snoda nell’ex Convento delle Salesiane raccontando molto di questo territorio dalla tradizione antichissima.
(TurismoItaliaNews) Oggi Cannara, nella Valle Umbra, è un borgo che ha saputo rendersi attrattivo su più aspetti. Intanto facendo leva sul nome di San Francesco: Piandarca è la località a una manciata di chilometri dal centro storico dove secondo la tradizione il Poverello di Assisi ha predicato agli uccelli, mentre è nel cuore del borgo che si trova il Sacro Tugurio del santo. Al piano terra di Palazzo Majolica-Landrini, in piazza IV Novembre, si trova l’angusto spazio nel quale dimorava Francesco durante le sue visite in questi luoghi: secondo i Fioretti e il Cantico di Frate Sole, era infatti solito andare “tra Cannajo e Bevagno”, dove si conservano numerose testimonianze del suo passaggio. E proprio di fronte c’è il Museo “Città di Cannara”, un poliedrico contenitore del patrimonio storico-artistico della cittadina: reperti archeologici, una raccolta di opere pittoriche e scultoree medievali e moderne, provenienti dalle principali chiese della zona e da alcuni palazzi; e persino una raccolta di strumenti musicali a fiato e percussioni di inizio ‘900, oltre a spartiti e fotografie d’epoca che documentano la consolidata tradizione musicale cannarese.
Il passato più lontano si rivela un fiore all’occhiello, da raccontare attraverso il generoso materiale riemerso dagli scavi di Urvinum Hortense, l'antico sito a due passi dalla odierna frazione collinare di Collemancio; reperti che documentano soprattutto la continuità di vita sul pianoro La Pieve, sede dell’insediamento romano nato nel II secolo a.C., fino all’abbandono tra il VI e il IX secolo, e l’edificazione della pieve di Santa Maria de Orbinum (di Urbino). Il posto d’onore è riservato proprio al mosaico termale policromo proveniente da Urvinum Hortense, il più grande ritrovamento proveniente dall’antico municipio romano e risalente al I-II secolo d.C.
“La comunità urvinate per un lunghissimo periodo di tempo, quasi per l’intero arco dell’età imperiale, sembra costituire una società attenta e aperta culturalmente quanto economicamente verso il mondo esterno – ci spiegano durante la visita alla sezione archeologica del museo - aspetto questo alquanto singolare se si considera la posizione piuttosto periferica e d'altura della città. Tutti i materiali che gli scavi hanno restituito sono un documento di ciò che la società cittadina è riuscita a calamitare, commissionato e voluto per sé. Il gusto e la volontà di rappresentarsi nel modo migliore pare rivolto più all'interno della comunità che all'esterno, verso le comunità contigue e più in generale verso i forestieri in arrivo. Tutto ciò si evidenzia nella grande quantità di componenti architettoniche, di sculture, di oggetti d’arredo, di epigrafi che per quanto frammentarie risultano di bella qualità materica e di lavorazione spesso eccellente. Si vedano le cornici e le lastre decorate in marmi spesso policromi e d’importazione, i trapezofori in calcare del Subasio, le erme, il labrum (destinato forse a vasca di fontana), le sculture in travertino e in marmo bianco lunense”.
Accanto alla sezione archeologica nel Museo di Cannara è conservata anche la raccolta d’arte della Pinacoteca Civica. Come gli affreschi strappati nel 1907 dalla chiesa della Madonna del Latte, chiamata anche Santa Maria delle Fontanelle, sempre nei pressi di Collemancio: queste preziose decorazioni pittoriche, rimosse dal luogo d'origine a causa del progressivo deterioramento architettonico dell'edificio sacro, sono state realizzate da pittori umbri e della cerchia di Tiberio d’Assisi. Ci sono anche opere di Marcantonio Grecchi, dal linguaggio austero e rigoroso, dell’assisano Dono Doni, di stile eclettico ma efficace nei ritratti dal vero, e di Francesco Longhi.
Se Collemancio ricorre spessissimo nel passato di Cannara, giocoforza è bene farci un salto per scoprirlo passeggiando lungo le stradine del bordo arroccato sulla sommità di un colle, circondato da boschi e ulivi. Non solo perché rappresenta un po' l'evoluzione abitativa, urbanistica e storica della vicina Urbinum Hortense (dato che è sorto dopo la distruzione del sito), ma anche perché la sua storia a partire dal Trecento è ricca di episodi, nomi altisonanti (come la famiglia perugina dei Baglioni, a cui si è sottomesso nel 1377) e testimonianze artistiche interessanti visto che è riuscito a conservare inalterate le forme originarie, rappresentando ad oggi un esempio integro di borgo fortificato medievale.









