Viaggio del gusto alle Aiuole di Arcidosso: qui si coltiva la tradizione amiatina con l’oste appassionato gourmand e sacerdote giurisdavidico

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Giovanni Bosi, Arcidosso / Toscana

Un oste coi baffi per quello che è ben più di un semplice ristorante. Diciamo pure che è un viaggio nel gusto. Ad Arcidosso, sulle pendici dell’Amiata, a due passi dalla Maremma e nella Toscana più vera, c’è un luogo che deve essere assolutamente visitato se si vuole aver contezza delle tradizioni gastronomiche del territorio. Perché anche questo fa parte della conoscenza dei luoghi. E le Aiuole è il posto giusto. Vi racconto perché.

 

(TurismoItaliaNews) L’oste coi baffi è Ugo Quattrini. Non solo perché i baffi ce li ha davvero (e che baffi) ma anche e soprattutto perche è la garanzia in persona. Garanzia di tradizione e di qualità, che lo rendono l’anima del ristorante Aiuole a poca distanza dal cuore antico di Arcidosso, quella Fortezza Aldobrandesca che è uno dei castelli medievali meglio conservati e più antichi d’Europa, risalente al X secolo, suggestivo contenitore di collezioni di pregio. Si arriva al locale dell’oste amiatino Doc, appassionato gourmand e sacerdote giurisdavidico, sull’onda della fama che lo precede. “Ugo incarna l’essenza di un oste per passione che fa dell’accoglienza autentica uno stile personale – racconta la bio del locale - in cucina la moglie Lionella sovraintende alla preparazione di piatti della tradizione locale che si aprono ad innovazioni ponderate e privilegiano l’uso di materie prime, per di più produzione propria, di assoluta qualità”.

Arcidosso

Viaggio del gusto alle Aiuole di Arcidosso: qui si coltiva la tradizione amiatina con l’oste appassionato gourmand e sacerdote giurisdavidico

Cinghiale al cioccolato

Viaggio del gusto alle Aiuole di Arcidosso: qui si coltiva la tradizione amiatina con l’oste appassionato gourmand e sacerdote giurisdavidico

Corporatura gattopardesca e lunghi baffi d’antan distinguono senza esitazioni il patron del locale, che per la verità potrebbe anche essere la reincarnazione del Granduca di Toscana, Leopoldo. “L’ho interpretato” ci rivela quando sorridendo glielo diciamo… Se l’oste è è fondamentale, il menù non è evidentemente da meno. Perché scorrendolo si scoprono eccellenze del territorio e qualche proposta che potrebbe far pensare ad uno chef che ama osare. In realtà tutto fa parte della tradizione, come il cinghiale al cioccolato. La selvaggina proposta in dolceforte, è tutt’altro che una fantasia gastronomica moderna: l’arte culinaria di abbinare il cioccolato ha origini antiche che risalgono alla fine del XVI secolo, quando a Firenze si iniziò a sperimentare la novità del cacao nella ricetta rinascimentale del dolceforte. E poi i fiocchi di neve, la polenta di castagne e animelle, i tortelli alla maremmana, il coniglio alle 22 erbe, zuppa di funghi con nove qualità locali, fagianella ai marroni, la “padellata” (una scottiglia con interiora, schienali e midolli), formaggi pecorini dal Monte Labro. Fiore all’occhiello, anche una carta dei vini che seleziona le migliori produzioni di Brunello, Morellino e Montecucco.

Al ristorante si accompagna un piccolo albergo di campagna 3 stelle, che può diventare base strategica ideale, tra la Val D’Orcia e la Maremma, per poter esplorare tutte le bellezze naturali ed artistiche della regione. Anche perché qui siamo sul percorso della Strada del Vino Montecucco e dei Sapori d’Amiata, nata con l’obiettivo di promuovere i prodotti tipici e tradizionali del territorio che include Arcidosso, Castell’Azzara, Castel del Piano, Cinigiano, Civitella Paganico, Campagnatico, Roccalbegna, Santa Fiora, Seggiano e Semproniano. Realtà produttive e paesaggistiche variegate nel loro insieme di profumi, sapori, scorci panoramici e bellezze artistiche. Come dire: buon appetito!

Coniglio alle 22 erbette

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