I Celti a Serra Sant’Abbondio: nel borgo delle Marche le antiche lunghe spade tornate alla luce raccontano la tradizione gallica
Giovanni Bosi, Serra Sant'Abbondio / Marche
La sua storia, al pari della sua immagine, è prettamente medievale. Eppure Serra Sant'Abbondio, borgo nell’alta valle del Cesano, in provincia di Pesaro-Urbino, è stata un tempo la terra dei Celti. Il ritrovamento di lunghe spade e dei relativi foderi in ferro tra i corredi funerari del IV e III secolo a.C. riportati alla luce, hanno consentito di aggiungere Serra Sant'Abbondio tra le località marchigiane in cui compaiono oggetti di tradizione gallica. Ecco allora una raccolta archeologica decisamente da vedere per saperne di più.
(TurismoItaliaNews) Si arriva a Serra Sant’Abbondio – paese protagonista del Grand Tour delle Marche – solleticati da una serie di eccellenze e di testimonianze del passato straordinarie. Si potrebbe cominciare dalla tradizione a tavola, che oggi è uno dei pretesti preferiti per viaggiare, e allora come non citare le pencianelle, un gustosissimo primo piatto, una sorta di maltagliati a base di farina ed acqua, la cui ricetta è segretissima, orgoglio del paese, una tipicità fortemente identitaria.
Ma si deve necessariamente mettere l’accento su quella meravigliosa testimonianza dell’Appennino umbro-marchigiano famosa nel mondo: l’eremo camaldolese di Santa Croce di Fonte Avellana. Ad una manciata di chilometri dal borgo, tra boschi di lecci, querce e avellane, questa abbazia sovrastata dal massiccio imponente del Monte Catria (ben 1.702 metri di altezza), dove ha forse ha persino soggiornato dopo il 1310 Dante Alighieri (che ha ricordato l’eremo nel canto XXI del Paradiso) ha viso il passaggio di santi, papi, cardinali e vescovi, tra cui si ricordano soprattutto San Romulado e San Pier Damiani.
Un periodo storico dunque ben connotato per Serra Sant’Abbondio, la cui conformazione urbanistica conserva del resto il tipico assetto dell’antico borgo medievale con due porte d’accesso, quanto resta dalle primitive quattro: la Porta Santa con torre e la Porta di Macione del tredicesimo secolo; mentre due vie parallele al corso centrale fanno da cornice alle costruzioni in pietra dal disegno semplice e lineare. Eppure la storia di questo luogo è ben più antica e con protagonisti di tutto rilievo. La sorpresa arriva visitando la raccolta archeologica allestita nel Municipio, fortemente voluta dall’amministrazione comunale e fattivamente sostenuta dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche. “Un tentativo di valorizzare ulteriormente un’area dai pregevoli valori naturalistici e ambientali e a forte vocazione turistico-culturale, mettendo a frutto le risorse impiegate nello scavo attraverso la presentazione at pubblico dei dati, anche se al momento solo preliminari, derivanti da queste scoperte – ci dice il sindaco Ludovico Caverni – testimonianze che aggiungono un importante tassello sul passaggio epocale che interessò il territorio marchigiano quando si estese il dominio romano”.
Dunque i Celti a Serra Sant’Abbondio. E’ la presenza delle lunghe spade e dei foderi in ferro tra i corredi funerari del IV e III secolo a.C. rinvenuti nelle antiche sepolture casualmente tornate alla luce di annoverare questo territorio tra quelli in cui sono spuntati reperti di tradizione gallica. Reperti di grande interesse, quindi, per gli studiosi. “Da tempo il riconoscimento di armi e altri elementi tipici della civiltà di La Tene (nome con cui si indica la cultura archeologica dei Celti nei secoli precedenti la romanizzazione) è stato messo in relazione con lo stanziamento nel territorio della Romagna sud-orientale e delle Marche settentrionali di gruppi appartenenti al popolo dei Sènoni – ci spiegano nel corso della visita alla raccolta archeologica - questa tribù faceva parte del grande popolo dei Celti, chiamati Galli dai Romani, provenienti dalle regioni centro-europee a nord delle Alpi.
L’arrivo dei Sènoni sulla penisola italiana si colloca all'inizio del IV secolo a.C., al culmine delle massicce migrazioni the avevano visto numerosi popoli celtici insediarsi in Italia settentrionale”. Una vicenda per certi versi misteriosa e decisamente intrigante: i Sènoni sono infatti ricordati dagli storici antichi come il più turbolento ed irrequieto del popolo dei Celti, e tra i principali responsabili dell’assedio di Roma nel 387-386 a.C., che occuparono indisturbatamente per alcuni mesi. “Questo evento segnò il loro prepotente ingresso nella storia del mondo mediterraneo: da questo momento le fonti storiche mettono in evidenza il peso che acquisirono le popolazioni galliche nello scacchiere politico della penisola italiana intervenendo con contingenti mercenari in favore di tiranni e città” spiegano gli archeologi.
Il rinvenimento dei reperti dei Celti è avvenuto in occasione della realizzazione di infrastrutture e di opere di urbanizzazione in un'area tra Pian Santa Maria e Campietro, sulla strada che da Serra Sant'Abbondio conduce a Frontone, con l’individuazione di una piccola necropoli. Lo scavo, diretto da Gabriele Baldelli della Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche, durata per più anni, ha consentito di recuperare e studiare una cinquantina di sepolture databili alle ultime fasi dell’età picena e all’epoca romana, che presentano una suggestiva commistione di elementi culturali umbro-piceni, gallici, ed etrusco-romani nella fase di passaggio tra le due età, tra il IV e il III secolo a.C. In quattordici tombe sono state ritrovate armi che fanno pensare: “Se la maggior parte degli individui erano equipaggiati con una semplice lancia, cinque si distinguono per la presenza di una spade di tradizione celtica. Del cinturone non resta spesso che qualche raro anello. Non c’è, invece, nessun indice di armamento difensivo come elmi o scudi. A volte collocate alla testa del defunto, le armi, quasi sempre piegate, erano il più delle volte riposte in corrispondenza delle gambe, mentre le spade e i foderi sono deposti separatamente” raccontano gli studiosi.
Le spade e i foderi, di tipo La Téne, che segnalano le elités celtiche degli ultimi cinque secoli a.C., sono ben documentati in Italia, nella regione padana e lungo l’Adriatico, nel territorio piceno e umbro, la dove la tradizione colloca i Sènoni, gli ultimi Celti a stabilirsi nella penisola. Nella regione, gli esempi non mancano, come indicano i ricchi corredi messi alla luce alla fine del XIX secolo a Montefortino. Gli usi funerari praticati a Serra Sant’Abbondio evocano di più i costumi, in apparenza più sobri, caratteristici di alcuni gruppi delle Marche settentrionali, come Piobbico, che quelli dei ricchi complessi di Montefortino e Filottrano (caschi e vasellame in bronzo). Una storia insomma avvincente e ammirare da vicino i reperti esposti, evoca le vicende di quegli uomini che si resero protagonisti della quotidianità in un territorio estremamente vivace.
E che Serra Sant'Abbondio sia tutta una scoperta al di là dei luoghi più famosi, lo dimostra la chiesina di San Biagio, una cripta paleocristiana del IV o V secolo, costruita con reperti di epoca romana provenienti da un tempio pagano, una delle più antiche e meglio conservate della Regione. Per visitarla è necessario contattare preventivamente il Comune, ma ne vale la pena. Sorretto da quattro colonne a sezione tonda e quadrata, arrivate qui da precedenti costruzioni di origine romana, la cripta conserva un altare costituito da una lastra di granito che, secondo la tradizione, appartenne ad un’ara sacrificale. Oltre al vano centrale diviso in tre navate dalle quattro colonne, ai lati della zona absidale si aprono due cappelle laterali che terminano con altrettante absidi circolari; non mancano tracce di decorazioni.
Questa è la Serra Sant’Abbondio che puoi non aspettarti: tra la storia di ieri e le bontà di oggi, una capatina in questo borgo del Grand Tour delle Marche, promosso da Tipicità e da Anci, lo merita sicuramente…
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Giovanni Bosi, giornalista, ha effettuato reportages da numerosi Paesi del mondo. Da Libia e Siria, a Cina e India, dai diversi Paesi del Sud America agli Stati Uniti, fino alle diverse nazioni europee e all’Africa nelle sue mille sfaccettature. Ama particolarmente il tema dell’archeologia e dei beni culturali. Dai suoi articoli emerge una lettura appassionata dei luoghi che visita, di cui racconta le esperienze lì vissute. Come testimone che non si limita a guardare e riferire: i moti del cuore sono sempre in prima linea. E’ autore di libri e pubblicazioni.
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