Colle di Nocera Umbra, il piccolo Castrum Collis che guarda la Flaminia (e che una volta era anche Comune pontificio)

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Sotto il monte Merlana, l’antico castello conserva torri, chiese affrescate e tracce medievali. Un borgo restaurato che continua a vivere il proprio paesaggio e la propria storia

 

di Giovanni Bosi, Nocera Umbra

Sette chilometri poco più a nord di Nocera Umbra, una breve salita dalla Via Flaminia conduce verso un piccolo poggio a 520 metri di quota. E’ qui che Colle si svela quasi raccolto su se stesso, protetto alle spalle dal monte Merlana e affacciato sulla valle attraversata dall’antica strada consolare. È un borgo di piccole dimensioni, ma la sua posizione e le testimonianze architettoniche raccontano un passato ben più articolato di quanto possa suggerire un primo sguardo.

 

(TurismoItaliaNews) Ci sono diversi buoni motivi per venire fin qui. Che magari si scoprono soltanto arrivandoci. Ma spesso il pretesto di una festa di paese diventa anche un’occasione per conoscere luoghi che sanno mantenere ancora la loro intimità. E Colle di Nocera Umbra è fatto così: pronto a svelarsi e a mettere in vetrina piccole gemme di autenticità e genuinità.

L’antico Castrum Collis, come si chianava un tempo, neanche a dirlo occupava un punto strategico alle pendici dell’Appennino umbro-marchigiano. Dalla sua posizione lo sguardo poteva stabilire collegamenti visivi con una fitta rete di fortificazioni: partendo da nord verso ovest, i castelli di Maccantone, Montecchio, Lanciano, Serpigliano, Isola, Postignano e Poggio. Un sistema territoriale che restituisce ancora oggi la misura dell’importanza assunta in passato da questi piccoli insediamenti fortificati.

San Gregorio e San Romano, la chiesa segnata dai terremoti

Colle spicca peraltro all’imbocco di uno dei valichi diretti verso la Marca. Attraverso il passo degli Scannelli, la strada raggiunge Salmaregia sul versante opposto della montagna. La Flaminia scorre invece più in basso, nella valle sottostante, componendo un paesaggio in cui vie di comunicazione, rilievi e antichi castelli si intrecciano da secoli.

Un castello trasformato dalle case

La struttura medievale di Colle non si offre immediatamente alla vista. Il borgo cresciuto all’esterno delle mura finisce infatti per nascondere il “castrum”, rimasto isolato e staccato al centro dell’abitato, come si evince dando uno sguardo alla mappa catastale. La pianta del castello è rettangolare, con una prospicienza sul lato occidentale. Il nucleo appare molto compatto e densamente edificato, con pochissimo spazio libero all’interno. Le mura, che hanno una lunghezza di circa 150 metri, coincidono con le pareti esterne degli edifici. Proprio questa caratteristica permette di leggere una delle trasformazioni più interessanti avvenute nel corso dei secoli.

Le antiche cortine difensive sono progressivamente diventate le facciate principali delle abitazioni, determinando una sorta di apertura del castello verso il borgo circostante e modificandone profondamente l’aspetto originario. Dell’antica fortificazione restano le vestigia e la memoria delle sue dieci torri, elementi che continuano a suggerire la fisionomia del Castrum Collis medievale.

Anche il borgo esterno possiede una storia antica. Se ne trova testimonianza nei rogiti notarili del XV secolo e alcuni edifici conservano elementi riconducibili a possibili case-torri, successivamente ampliate e sopraelevate. Ricostruirne con precisione struttura originaria e fasi di sviluppo non è semplice: l’insediamento raggiunse infatti dimensioni considerevoli e presenta una complessità architettonica che meriterebbe un’analisi specifica.

Il piccolo scrigno della Santissima Trinità

Il piccolo scrigno della Santissima Trinità

Il piccolo scrigno della Santissima Trinità

Il piccolo scrigno della Santissima Trinità

San Gregorio e San Romano, la chiesa segnata dai terremoti

Tra gli edifici che raccontano più chiaramente la lunga vicenda del paese, c’è la chiesa di San Gregorio Magno e San Romano martire. L’edificio attuale è il risultato di trasformazioni, ricostruzioni e restauri resi necessari anche dai numerosi terremoti che lo hanno gravemente colpito nel corso dei secoli. La chiesa originaria era molto più piccola. Nel XVII secolo, in seguito a un altro disastroso sisma, il vescovo Virginio Florenzi la fece ricostruire ampliandola sia in lunghezza sia in larghezza. L’antica conformazione, tuttavia, può ancora essere intuita. Il bel portale sul lato occidentale costituiva l’ingresso principale, mentre lo stemma del vescovo murato sulla parete documenta la memoria dell’intervento compiuto.

Il campanile quadrato è stato aggiunto in epoca successiva. Anche la doppia intitolazione racconta una pagina della storia religiosa locale: al titolo originario di San Romano è stato unito quello di San Gregorio, appartenente ad una chiesa ormai diruta situata poco distante dal castello, verso sud. San Romano compare già nelle Rationes decimarum del 1333-1334 e successivamente nel Liber beneficiorum del 1528.

Il piccolo scrigno della Santissima Trinità

E poi c’è lei. Il gioiello più sorprendente di Colle è custodito in dimensioni decisamente più raccolte. La chiesa della Santissima Trinità, appartenente alla famiglia Cioli, sfodera un prezioso ciclo di affreschi del XVI secolo, recentemente restaurato. Le pitture accompagnano lo sguardo lungo le pareti dell’edificio. A destra compaiono la Madonna con Bambino e Santa Lucia. Sulla parete concava dell’abside si susseguono, sempre partendo da destra, Santa Bibbiana, la Madonna con Bambino, la Santissima Trinità, la Madonna in trono con Bambino e Sant’Orsano. Sulla parete sinistra trovano invece posto Sant’Elena, San Bernardino da Siena e Sant’Antonio Abate.

“È una presenza artistica che acquista ancora maggiore fascino proprio per il contesto che la custodisce: una piccola chiesa inserita in un borgo appenninico, capace di tramandare attraverso immagini cinquecentesche una parte importante della propria identità religiosa e culturale” ci dice Lidia Cioli mentre ci accompagna orgogliosa nella visita del borgo. Lei è una delle “anime” dell’associazione di promozione sociale che si adopera per tenere vivo il paesino. E ci riescono alla grande…

Quando Colle era un Comune appodiato

I sindaci di Colle di Nocera Umbra

Forse in pochi ne conoscono il significato, ma qui a Colle lo esibiscono come un marchio distintivo. E sì, perché è stato Comune appodiato, ovvero un villaggio amministrativo che durante il periodo dello Stato Pontificio pur dipendendo dal Comune principale manteneva una propria parziale autonomia, guidato da un sindaco locale. Era l’Ottocento, nel periodo immediatamente precedente alla proclamazione del Regno d’Italia, e di primi cittadini locali se ne contano ben sei. Quello che era il Palazzo Comunale, oggi è la sede dell’associazione di promozione sociale.

Dalla vecchia fonte al colle della Cupa

La visita non termina tra le mura del paese. Una breve escursione permette di allargare il racconto alle origini più remote dell’insediamento, raggiungendo la vecchia fonte dalla quale avrebbe avuto origine il Pagus, l’antico villaggio preromano. Da qui il percorso può proseguire fino al colle della Cupa, caratterizzato dalla presenza di un’antica villa con torre incastonata. È un itinerario breve ma significativo, perché lega il borgo medievale a una storia precedente e, allo stesso tempo, restituisce la relazione strettissima fra Colle e il territorio che lo circonda.

La posizione elevata, la valle della Flaminia, le pendici del Merlana e le vie che superano la montagna verso la Marca spiegano molto della vicenda di questo piccolo centro. Colle non nacque come insediamento isolato: faceva parte di una trama di percorsi, punti di osservazione, castelli e collegamenti che strutturavano il territorio.

Colle di Nocera Umbra, il piccolo Castrum Collis che guarda la Flaminia (e che una volta era anche Comune pontificio)

Colle di Nocera Umbra, il piccolo Castrum Collis che guarda la Flaminia (e che una volta era anche Comune pontificio)

Un borgo restaurato che vuole continuare a vivere

Oggi Colle si presenta completamente restaurato. La cura del paese non è però intesa soltanto come conservazione delle pietre: gli abitanti mostrano con orgoglio il borgo quasi fosse un gioiello di famiglia e lavorano affinché continui a essere vitale e vivibile. Anche gli eventi diventano così un modo per riappropriarsi degli spazi e condividerli con chi arriva da fuori. Tra gli appuntamenti figura quello organizzato in occasione della Notte di San Lorenzo, capace di trasformare per una sera vicoli, edifici e scorci del paese in uno spazio di incontro.

È forse proprio questa dimensione a rendere Colle interessante da scoprire. Il Castrum Collis non è soltanto un frammento medievale da osservare: le sue mura sono diventate case, le antiche strutture si sono adattate alla vita del borgo e le chiese continuano a custodire opere e memorie stratificate nei secoli. Poco più in basso passa ancora la Flaminia; più in alto si alza il monte Merlana. Nel mezzo, su quel poggio a 520 metri, Colle conserva con discrezione una lunga storia appenninica.

 

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