Quel fedele compagno di giochi per l’eternità: il cane della necropoli romana di Amelia

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Amico dell’uomo e a maggior ragione dei bambini. E’ una storia affidata all’eternità, testimonianza dell’affetto per il compagno di giochi, quella che racconta lo scheletro del cane sepolto con un pendaglio al collo tra la fine del IV e gli inizi del III secolo avanti Cristo, conservato nel Museo Archeologico di Amelia, in Umbria.

 

(TurismoItaliaNews) Giaceva sul fianco sinistro con gli arti distesi all'indietro e la coda in mezzo alle zampe. Il suo corpo slanciato lascia pensare al tipo levrieroide (piccolo barsoi o whiffet) e la taglia, per il periodo storico considerato, era piuttosto alta: 55-57 centimetri. La storia di questo cane commuove nel guardarlo nella sua teca di vetro esposta tra gli antichi reperti del Museo amerino, in quello che in origine era un convento francescano del XIII - XIV secolo e che oggi rappresenta una delle documentazioni straordinarie della città in provincia di Terni. E’ qui infatti che è conservata la statua-ritratto di Germanico Cesare, principe della famiglia Giulio-Claudia.

Lo scheletro del cane – datato tra la fine del IV e gli inizi del III secolo avanti Cristo – è stato ritrovato a fianco di un piccolo sarcofago con resti di un bambino, con la testa lievemente rialzata e appoggiata su un masso. “Giaceva sul fianco sinistro con gli arti distesi all'indietro e la coda in mezzo ad essi; la porzione craniale sinistra, intatta – spiegano gli esperti della Soprintendenza Archeologica - ha funzionato da punto d'accumulo dei numerosi piccoli elementi frammentati della parte destra; si pensa che sia il morto per lo sfondamento di questo settore di calotta cranica”.

Era un cane adulto ma non vecchio, malato di una grave forma di artropatia, particolarmente evidente nei corpi vertebrali. “Le inumazioni di cani nel mondo antico – sottolineano gli esperti - sono spesso interpretate come animali sacrificati con funzione di guardiano alla sepoltura oppure di fedeli compagni del defunto che ne seguono la sorte. Il cane di Amelia, in cui il sonaglio di bronzo rappresenta senz'altro il legame affettivo tra l'animale ed il suo padrone (o compagno di giochi?), si inserisce in questa tradizione accompagnando un bambino nel mondo dei morti”.

Uno scorcio del Museo Archeologico di Amelia

Dal momento del ritrovamento, per il recupero del cane della necropoli dell'Ex Consorzio di Amelia è stata utilizzata una tecnica che ha consentito di mantenere integro lo stato di connessione anatomica dello scheletro in tutti i suoi dettagli e contemporaneamente di poter valutare la musealizzazione del reperto. “Infatti – spiegano dalla Soprintendenza - la scelta delle modalità di intervento è stata condizionata dalla volontà di restituire un'immagine fedele sia delle caratteristiche di giacitura che di eventuali implicazioni di tipo cultuale. La tecnica dello strappo dal terreno in un blocco unico e comprendente anche parte del substrato, utilizzata per il cane di Amelia, è alquanto complessa”.

Il distacco del blocco dal terreno è stato ottenuto tramite una serie di tagli ed asportazioni successive dell'interfaccia sedimentaria posta fra la base del blocco, calcolata nello spessore ed il suolo, mentre i vuoti venivano gradualmente fissati e rinforzati tramite teli di garza imbevuta di gesso alabastrino. Il trasporto in laboratorio del blocco ha permesso la pulitura, il consolidamento delle porzioni osteologiche e la creazione di un basamento in gesso armato tale da consentire un trasporto agevole, senza traumi strutturali, per la definitiva collocazione all'interno del Museo. Dove oggi la sua storia è sotto gli occhi di tutti.

 

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Per saperne di più
Il sito istituzionale del Comune di Amelia
Il sito del Museo archeologico e pinacoteca di Amelia
www.turismoamelia.it
Soprintendenza Archeologica per l’Umbria
www.archeopg.arti.beniculturali.it
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