Il ritorno della Sopravissana: tra i pascoli dei Sibillini la lana più preziosa racconta una nuova idea di futuro
A Visso il progetto di Silvia Bonomi restituisce valore a una razza ovina rara, alla biodiversità e a un territorio che continua a rinascere dopo il sisma
di Giovanni Bosi, Visso, Marche
La rinascita di un territorio può partire anche da un vello di lana. Succede tra i pascoli dell’alta Valle del Nera, dove la tradizione della pastorizia incontra la ricerca scientifica, la tutela della biodiversità e una visione imprenditoriale capace di trasformare una razza ovina quasi dimenticata in un simbolo di speranza. È questa la storia dell’azienda agricola “La Sopravissana dei Sibillini”, realtà che opera tra Visso e Ussita, all’interno dello straordinario scenario del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, dove Silvia Bonomi e il compagno Riccardo hanno scelto di costruire molto più di un allevamento: una missione di vita.
(TurismoItaliaNews) Tra le esperienze più autentiche proposte dal Grand Tour delle Marche di Tipicità, la visita all’azienda rappresenta un viaggio nella cultura della montagna appenninica, in una dimensione fatta di paesaggi incontaminati, antichi saperi e animali che custodiscono una storia secolare. Con il direttore Angelo Serri siamo andati a conoscere Silvia e Riccardo, scoprendo una realtà che emoziona: la passione è palpabile e spiega tante cose.
Una scelta controcorrente
Silvia Bonomi arriva da Roma, ma le sue radici affondano proprio su questi monti. Il nonno Giacomo era un pastore transumante e la famiglia allevava fino a tremila pecore. Quel patrimonio di memoria non è mai scomparso e, dopo studi dedicati anche al miglioramento genetico, Silvia ha deciso di tornare dove tutto era iniziato. Un giorno l’ha annunciato a suo padre, il giorno dopo era già su queste montagne.
L’avventura imprenditoriale è partita quasi simbolicamente con due agnellini gemelli. Oggi l’azienda dispone di circa undici ettari di proprietà, oltre ai pascoli concessi attraverso gli usi civici comunali, e alleva 140 fattrici di razza Sopravissana appartenenti a numerose linee genetiche differenti, affiancate da tre arieti di altrettante linee di sangue, elemento fondamentale per garantire la conservazione della razza. Una crescita costruita con pazienza, affrontando anche la drammatica parentesi del terremoto del 2016, che ha devastato casa, stalla e attività aziendale. “L'azienda ha dovuto conoscere una fase riorganizzativa dopo il terribile sisma del 2016 che ha colpito in maniera violenta la nostra casa, la nostra stalla, la nostra attività... e le nostre vite”, racconta Silvia.
La pecora che rischiava di scomparire
La protagonista assoluta è la Pecora Sopravissana, una delle razze ovine italiane più affascinanti e più rare. Nata nel XVIII secolo dall’incrocio tra la storica pecora Vissana e gli arieti Merinos Rambouillet donati dalla Francia allo Stato Pontificio, ha rappresentato per oltre due secoli uno dei punti di riferimento della pastorizia dell’Italia centrale. Il suo stesso nome racconta la sua storia: “Sopra Vissana”, cioè una Vissana migliorata geneticamente grazie al prezioso patrimonio Merinos. Per decenni questa razza ha accompagnato le grandi transumanze che attraversavano Marche, Umbria, Lazio, Toscana e Abruzzo. Poi il lento declino. Dai circa seimila capi censiti negli anni Novanta si è arrivati a numeri tanto ridotti da determinare la chiusura del Libro Genealogico e l’attivazione di un Registro Anagrafico per salvaguardarne la sopravvivenza. Oggi in tutta Italia rimangono appena circa 1.800 esemplari in purezza destinati alla conservazione genetica. Ogni nuovo agnello rappresenta quindi un tassello prezioso nella tutela della biodiversità nazionale.
Lana che conquista anche l’alta moda
La Sopravissana produce mediamente 7 chilogrammi di lana all’anno per capo, una quantità superiore alla media italiana, ma ciò che rende questa fibra davvero speciale è la sua straordinaria qualità. La lana viene trasformata dall’azienda agricola “La Sopravissana dei Sibillini” in trapunte, sciarpe e altri prodotti della Collezione Sopravissana, realizzati direttamente con il marchio aziendale. Alcune partite vengono acquistate anche da una giovane firma dell'alta moda italiana. Tra i prodotti più apprezzati figurano le trapunte in cotone biologico di Sicilia, sorprendentemente leggere: una matrimoniale invernale pesa appena due chili e mezzo, risultando persino più leggera di molte imbottiture in piuma d’oca.
Per Silvia, però, il vero valore non è soltanto quello commerciale. “Vedere, finalmente, la lana delle nostre pecore trasformata in una collezione esclusiva a nostro marchio è stato qualcosa che va ben oltre la soddisfazione professionale. Dentro ogni capo ci sono i pascoli dei Sibillini, le levatacce prima dell’alba, la fatica quotidiana, le rinunce e la testardaggine che ci ha impedito di mollare”. Chi acquista un prodotto Sopravissana, spiega, non compra semplicemente un capo in lana, ma entra a far parte di una storia fatta di resilienza e appartenenza.
Un allevamento che guarda al benessere animale
La gestione dell’allevamento segue ritmi naturali. Gli animali vivono gran parte dell’anno al pascolo, mentre durante i rigidi inverni dei Sibillini vengono ricoverati in stalla. L’alimentazione è basata principalmente su fieno di alta qualità; solo in particolari fasi fisiologiche vengono integrati cereali rigorosamente No Ogm. Gli agnelli dispongono di spazi dedicati e vengono svezzati gradualmente per favorire un corretto sviluppo. La Sopravissana è una pecora particolarmente rustica, longeva e fortemente materna: può vivere anche oltre vent’anni, contro i sei-sette anni medi di molti allevamenti intensivi. La qualità della lana, inoltre, rappresenta un autentico indicatore dello stato di salute degli animali.
Accanto al gregge lavorano gli immancabili Pastori Abruzzesi, cani custodi fondamentali per la convivenza con il lupo, insieme a recinzioni elettrificate e a una gestione attenta del pascolo. Persino gli asinelli svolgono un ruolo importante contribuendo alla pulizia naturale dei prati, nutrendosi anche degli ispidi ginepri.
Un laboratorio di biodiversità
L’azienda non si limita all’allevamento. Produce riproduttori destinati ad altri allevamenti italiani, vende agnelli per aziende agricole e bioparchi, seleziona cani da guardiania e promuove numerose attività di divulgazione. Silvia lavora inoltre in stretta collaborazione con l’amica Francesca e guarda già ai prossimi progetti: un'associazione culturale dedicata alla diffusione della storia della Sopravissana, incontri didattici tra stalla e pascoli, collaborazioni con strutture turistiche e iniziative gratuite sulla prevenzione delle predazioni e sulla convivenza tra allevatori e grandi carnivori. “Lavoriamo per valorizzare il nostro territorio e tutte le aziende che credono nello sviluppo della Pecora Sopravissana”, ci spiega. Intorno all’azienda si sta formando una rete di persone accomunate dalla volontà di dare nuova energia a un territorio che continua a rialzarsi dopo il terremoto. “Questo progetto è il simbolo di qualcosa di molto più grande: una comunità fatta di persone autentiche che riconoscono il valore delle cose vere e credono nelle immense potenzialità di queste montagne”. Anche Angelo Serri, direttore di Tipicità, individua proprio in questa sintesi il valore dell’iniziativa: “Questa esperienza di Silvia Bonomi è una combinazione fra tradizione, storia e ricerca”.
Il Parco dei Sibillini come alleato Il paesaggio che circonda l’azienda è parte integrante del progetto. Le vallate di Ussita, l’altopiano di Macereto, i pascoli d’altura e le montagne del Parco Nazionale dei Monti Sibillini non costituiscono soltanto uno sfondo spettacolare, ma rappresentano l’ambiente ideale nel quale questa razza si è evoluta nei secoli. Visitare l’azienda significa camminare accanto al gregge, osservare il lavoro dei cani custodi, conoscere le tecniche di allevamento e toccare con mano una lana che racchiude una lunga storia di selezione, biodiversità e resilienza.
È un'esperienza che restituisce il significato più autentico della montagna appenninica: un patrimonio fatto di persone che hanno scelto di restare, di innovare senza rinunciare alle proprie radici e di trasformare un'antica tradizione pastorale in un modello di sviluppo sostenibile capace di guardare al futuro senza dimenticare il passato.
Per saperne di più
Strada Salita di Macereto, Visso (Mc)
sopravissanadeisibillini.it
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