Colfiorito, l’altopiano che affascina: in Umbria viaggio nella palude d’alta quota dove la natura detta il ritmo
di Giovanni Bosi, Foligno / Umbria
L’apertura della nuova Val di Chienti a 4 corsie, inizialmente temuta per l’impatto ambientale che avrebbe potuto avere, ha donato all’Umbria un paesaggio in qualche modo inatteso, scoprendo scorci e prospettive dell’Appennino prima sconosciuto o quantomeno non apprezzabile fino in fondo nella sua straordinaria bellezza. Così, un’opera pubblica che ha avvicinato il cuore d’Italia all’Adriatico, ha in realtà valorizzato il suo patrimonio più amato: l’altopiano di Colfiorito e la sua palude. Davanti a chi percorre la statale 77 in entrambe le direzioni, si apre un paesaggio inatteso, fatto di silenzi, cieli ampi e distese che cambiano colore con le stagioni. È il Parco regionale di Colfiorito, la più piccola area protetta della regione, ma tra le più sorprendenti per densità di storia, biodiversità e stratificazione culturale.
(TurismoItaliaNews) Siamo a pochi chilometri da Foligno e dalla Valle Umbra, lungo l’asse che collega l’Umbria all’Adriatico. A 760 metri di altitudine, l’altopiano di Colfiorito rappresenta da sempre una tappa naturale per chi si muove verso la costa marchigiana, ma ridurlo a semplice punto di passaggio sarebbe un errore. Colfiorito è una destinazione a sé, capace di raccontare una relazione millenaria tra uomo e ambiente, in un paesaggio modellato dall’acqua e dal tempo. Il Parco si estende tra superfici pianeggianti destinate all’agricoltura, rilievi come il Monte Orve (926 metri) e soprattutto una zona umida di straordinario valore: la palude, riconosciuta a livello internazionale dalla Convenzione di Ramsar. Questo ambiente, raro per quota e caratteristiche, costituisce un ecosistema complesso in cui acqua, vegetazione e attività umane convivono in equilibrio. Gli altopiani plestini si presentano come un mosaico di habitat: canneti, prati, boschi e campi coltivati si alternano con naturale armonia, offrendo scenari sempre diversi.
Dove la migrazione diventa spettacolo
Il Parco è una delle tappe più importanti lungo le rotte migratorie europee. Ogni anno migliaia di uccelli attraversano questi cieli: anatre, oche, gru, aironi, falchi e passeriformi trovano qui un luogo ideale per sostare, nutrirsi e riprendere il viaggio. Sono state censite 197 specie, di cui 92 nidificanti. Tra queste spicca il raro tarabuso, una presenza quasi invisibile, ma riconoscibile dal suo richiamo profondo e cavernoso. La sua nidificazione accertata negli ultimi decenni rappresenta un segnale importante per la conservazione di questa specie considerata a rischio. Il fascino del fenomeno migratorio non è solo nei numeri, ma nelle sue geometrie: stormi che disegnano traiettorie mutevoli, voli che si susseguono a diverse altezze, ritmi scanditi dalle stagioni e dalla necessità di sopravvivenza.
Una fauna che racconta la rinaturalizzazione
Accanto all’avifauna, il Parco ospita una ricca comunità di mammiferi. Tra i carnivori si segnalano il lupo appenninico, la volpe, il tasso e il gatto selvatico, mentre nelle aree più aperte si muovono caprioli e cinghiali. Non mancano roditori, insettivori e ben nove specie di pipistrelli, indicatori preziosi della qualità ambientale. Le acque della palude sostengono inoltre una rete vitale per pesci, anfibi e rettili, elementi fondamentali della catena alimentare. La presenza costante dell’acqua garantisce una continuità biologica che rende questo sistema uno dei più ricchi dell’Appennino centrale.
Il Museo che racconta la natura
Tra le esperienze più significative del Museo Naturalistico del Parco di Colfiorito si impone un percorso di scoperta che restituisce, con rigore scientifico e chiarezza divulgativa, l’identità ambientale dell’altopiano umbro. Attraverso pannelli informativi accuratamente strutturati, il museo accompagna il visitatore nell’evoluzione geomorfologica del territorio, mettendo in luce fossili, dinamiche vegetazionali e peculiarità faunistiche. Le collezioni naturalistiche – dagli insetti custoditi in scatole entomologiche all’erbario della palude, fino agli animali imbalsamati – offrono una lettura approfondita degli ecosistemi locali, supportata da apparati didattici puntuali e accessibili. In questo contesto, il Parco folignate si conferma un autentico laboratorio a cielo aperto: nonostante l’estensione contenuta, rappresenta un’area di straordinaria biodiversità e un fondamentale crocevia per l’avifauna, tra svernamento, migrazioni e nidificazioni di specie di elevato valore conservazionistico.
Tracce di civiltà antiche
Il territorio di Colfiorito non è solo natura. Qui si leggono le impronte di una frequentazione umana che attraversa millenni: dai castellieri protostorici al centro protourbano del Monte Orve, fino ai resti della città romana di Plestia. Il paesaggio agricolo attuale ricalca in gran parte quello antico, mentre torri, abbazie e borghi testimoniano le epoche longobarde e medievali. Il paese di Colfiorito stesso si sviluppa lungo le direttrici della moderna SS77, ma conserva memoria di un insediamento più antico arroccato sul colle del “Pizzale”, dove un tempo sorgeva un castello legato alla famiglia Trinci. La chiesa di Santa Maria Assunta, documentata già nel XIII secolo, rappresenta uno dei punti di riferimento storici del borgo.
Dall’antico lago alla bonifica
Il Piano di Colfiorito, noto anche come Piano del Casone, era in origine un vasto bacino lacustre, il Lacus Plestinus. Nel XV secolo i Varano da Camerino realizzarono un’opera idraulica imponente: la “Botte dei Varano”, un canale artificiale che ancora oggi consente il deflusso delle acque verso il fiume Chienti. Dopo il terremoto del 1997 è stato individuato un condotto analogo di epoca romana, a conferma di una lunga tradizione ingegneristica legata alla gestione delle acque.
Un patrimonio da osservare con lentezza
La palude, unica area dove l’acqua permane tutto l’anno, rappresenta il fulcro naturalistico del Parco. Qui si concentrano attività di birdwatching e fotografia naturalistica, attirando appassionati da tutta Europa. Non si tratta di un luogo da attraversare rapidamente, ma da vivere con attenzione: camminare lungo i sentieri, osservare il movimento degli uccelli, ascoltare i suoni della palude significa entrare in sintonia con un ambiente che conserva ancora ritmi autentici. Colfiorito dimostra come anche un territorio di dimensioni contenute possa racchiudere un patrimonio vastissimo. Un altopiano che non si limita a offrire panorami, ma invita a leggere il paesaggio come un racconto continuo, dove natura e storia si intrecciano senza interruzioni.
Per saperne di più
www.parks.it
www.museifoligno.it







