Il cuore nascosto delle cozze racconta la salute dell’Adriatico: a Portonovo la ricerca studia il mare che cambia
L’Università Politecnica delle Marche monitora il battito cardiaco dei Moscioli Selvatici per comprendere gli effetti sugli ecosistemi del Parco del Conero
di Giovanni Bosi, Ancona / Marche
Il battito cardiaco dei mitili per monitorare e valutare la qualità ambientale del mare in cui vivono e comprendere come, in condizioni di stress legate all’innalzamento della temperatura dell’Adriatico, possono modificarsi le loro funzioni vitali. E capire come il delicatissimo equilibrio dell’ambiente marino può modificarsi con effetti diretti su tutti. Il protagonista è il Mosciolo selvatico, la cozza autoctona della Riviera del Conero, protetta come Presidio Slow Food, e gli scienziati in azione sono quelli dell’Università Politecnica delle Marche grazie al nuovissimo Portonovo Lab, il Laboratorio di Biologia Marina attivato da pochissime settimane nella baia di Portonovo. Siamo andati a vedere.
(TurismoItaliaNews) Forse in pochi immaginano che anche una cozza abbia un cuore. Minuscolo, quasi invisibile, ma fondamentale per la sua sopravvivenza: un organo dorsale capace di pompare l’emolinfa e regolare le funzioni vitali dell’animale. Ed è proprio osservando quel battito impercettibile che gli scienziati cercano oggi di comprendere come sta cambiando il mare Adriatico, sempre più esposto agli effetti dell’aumento delle temperature e alle trasformazioni degli ecosistemi marini.
Accade a Portonovo, all’interno del Parco Naturale del Conero, in uno degli scenari costieri più suggestivi e delicati della regione. Qui un vecchio manufatto abbandonato dai pescatori sulla Spiaggiola è stato recuperato e trasformato nel nuovo laboratorio dell’Università Politecnica delle Marche, centro avanzato di ricerca dedicato allo studio del mare e dei suoi equilibri sempre più fragili. Un progetto complesso, reso possibile dopo un lungo iter autorizzativo culminato con il rilascio di quattordici permessi, che oggi permette ai ricercatori di monitorare da vicino la vita marina e gli effetti del cambiamento climatico sugli organismi dell’Adriatico.
E che integra, in termini operativi, il progetto di ricerca interuniversitario che collega l'Università di Padova e l'Univpm, che si inserisce nel più ampio studio sulla biologia e sulla conservazione dei molluschi bivalvi. In particolare il Dipartimento di Scienze della Vita e dell'Ambiente (Disva) coordina il progetto di sequenziamento genetico, con l’Università di Padova (Dipartimento di Biomedicina Comparata e Alimentazione - Bca) che collabora analizzando come la memoria di stress genomico influenzi questi organismi.
“Il laboratorio nasce in una delle aree più rappresentative del territorio, di grande valore ecologico e identitario – ci spiega il professor Francesco Regoli del Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente dell’ateneo marchigiano - e si inserisce nel solco delle attività di ricerca e valorizzazione del mosciolo di Portonovo, simbolo della biodiversità locale e della tradizione marinara del Conero. In questa prospettiva, il Portonovo Lab è dedicato non solo alla ricerca scientifica, dagli studi sul mosciolo alla conservazione della biodiversità marina, fino all’analisi dei fenomeni di erosione costiera, ma anche ad attività didattiche rivolte agli studenti internazionali di Marine Biology e a iniziative di sensibilizzazione ed educazione ambientale”. L’opportunità della visita è arrivata con “Tipicità in Blu”, la kermesse di Ancona dedicata alla blue economy, grazie al direttore Angelo Serri e al project manager Alberto Monachesi.
Quella che sino a pochi mesi fa sembrava una mission impossible, è oggi una realtà. Il Laboratorio è stato realizzato grazie a un accordo tra Univpm e la Società Portonovo Pesca Srl, attraverso la ristrutturazione di un annesso dei pescatori: “Un esempio concreto di collaborazione tra Ateneo, istituzioni e realtà del territorio per la tutela e la valorizzazione del patrimonio naturale e scientifico del Conero” sottolinea il professor Enrico Quagliarini, Rettore dell’Università Politecnica delle Marche.
In cantiere c’è anche molto di più: considerando il valore scientifico marino e geologico del Parco Naturale del Conero, arriverà una boa oceanografica mentre si pensa a come strutturare un laboratorio sottomarino in mare per tecniche di campionamento e rilevamento. “Ricerca, didattica e coinvolgimento di persone ed enti – sottolinea ancora il professor Francesco Regoli – hanno un valore e un’importanza strategica anche nello studio e nella tutela degli ecosistemi marini, perché riguardano direttamente anche gli umani”.
E il battito cardiaco dei Moscioli selvatici? “Il loro battito cardiaco può essere utilizzato come indicatore della qualità ambientale nell’habitat in cui vivono - ci spiega il dottor Alessandro Nardi, ricercatore e docente dell’Univpm – lo studio del mare e dei suoi abitanti ha già svelato particolari importanti per la ricerca, come la presenza di microplastiche e microfibre, ma anche di farmaci derivanti da scarichi antropici. Un antinfiammatorio è stato rilevato in quantità nel Mediterraneo e questo perché negli ultimi 15 anni è triplicato il consumo di farmaci, soprattutto antibiotici”. L’ibuprofene è tra questi: i sistemi di depurazione attuali non riescono infatti a trattenerlo completamente, finendo per accumularsi nelle acque costiere e danneggiando gravemente l'ecosistema marino.
Tenere il mare sotto stretta osservazione è dunque irrinunciabile. Basti considerare che l’Università Politecnica delle Marche offre il prestigioso corso internazionale International Master of Science in Marine Biological Resources (IMBRSea), programma Erasmus Mundus consorziato con le principali università europee di scienze marine. E il corso di laurea magistrale in Biologia Marina offre un percorso formativo aggiornato e dinamico, finalizzato a sviluppare competenze specialistiche nello studio, conservazione, gestione e tutela delle risorse naturali marine. Tra gli obiettivi principali rientrano la protezione di aree marine di interesse naturalistico e la promozione di un utilizzo sostenibile delle specie marine di rilevanza economica.
Pensate che Regoli, delegato per la ricerca dell'Università Politecnica delle Marche e professore ordinario di biologia cellulare e applicata, è tra i ricercatori più “influenti” al mondo, inserito in una delle classifiche bibliometriche più prestigiose a livello internazionale, la Highly Cited Researchers stilata da Clarivate. Il docente è anche Rappresentante italiano per la Mission europea "Restore our Ocean and Waters", e fa parte del Pool di esperti delle Nazioni Unite per la valutazione della salute degli oceani e dell'uomo. Autore di oltre 270 pubblicazioni peer-reviewed su riviste internazionali è uno dei principali esperti di contaminazione e tossicologia ambientale, tra i primi ad essersi occupato di microplastiche, inquinanti emergenti e del loro impatto sulla salute degli organismi e dell'ambiente.
L’attività a Portonovo rappresenta pertanto “un ulteriore passo dell’Università Politecnica delle Marche nel rafforzamento delle attività di ricerca applicata, trasferimento di conoscenze e dialogo con il territorio” chiosa Francesca Beolchini, direttrice del Dipartimento Disva.









