Dopo 40 anni torna a Cerveteri lo splendido Cratere di Eufronio: è il simbolo della lotta al traffico illecito di opere d’arte

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Torna per la prima volta nel luogo del suo ritrovamento per essere esposto nel Museo Archeologico Cerite, a Cerveteri. E’ lo splendido Cratere di Eufronio: il vaso proviene dal saccheggio di una tomba della necropoli etrusca di Greppe Sant’Angelo, nella zona Monte Sant’Antonio del comune laziale, avvenuto nel 1971. Dopo essere stato trafugato dai tombaroli e recuperato dopo lunghe vicissitudini giudiziarie e complessi negoziati internazionali, il Cratere torna a Cerveteri per una mostra temporanea dopo ben 43 anni. Fino al 31 ottobre 2015.

 

(TurismoItaliaNews) Simbolo della lotta al traffico illecito di opere d’arte, il cratere di Eufronio torna nel suo luogo di "origine". Dopo una serie di peripezie nel 2006 la proprietà dell’eccezionale reperto è stata restituita all’Italia, con il vaso definitivamente ritornato nel gennaio 2008 ed esposto nel Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia. Ma a Cerveteri ovviamente non hanno mai rinunciato a vederlo tornare, obiettivo che ora centra l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Alessio Pascuccio, grazie al lavoro svolto in tandem con l’assessore Lorenzo Croci.

Il 18 dicembre 2014 è la data dell’apertura della mostra nel Museo Archeologico Cerite  grazie alla stretta collaborazione del Comune di Cerveteri con il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, la Soprintendenza per l'Etruria Meridionale e la Regione Lazio, in occasione del decimo anniversario dall'iscrizione della Necropoli della Banditaccia nella World Heritage List, l'elenco dei beni mondiali dell'Umanità tutelati dall'Unesco.


Risultato eccellente di un'indagine internazionale
Nel 1973 veniva esposto presso il Museo Metropolitan di New York un cratere attico a figure rosse attribuito al maestro greco Euphronios. La provenienza italiana del reperto era ispirata dal fatto che, in certi ambienti, aveva cominciato a diffondersi la voce di un'eccezionale scoperta avvenuta a Cerveteri e mantenuta segreta. Fu il Nucleo carabinieri Tutela Patrimonio artistico di Roma (ora Comando carabinieri Tutela patrimonio culturale) ad attivare le indagini scoprendo che, intorno all’estate del 1971, tre agricoltori iniziarono i lavori di sbancamento per violare una tomba etrusca e prelevarne il prezioso contenuto di oggetti in ceramica, oro e bronzo. Con l'aiuto di altri quattro complici i tombaroli rinvennero oggetti di eccezionale manifattura che, per il tramite di un noto trafficante internazionale italiano, furono acquistati per 125 milioni di lire (il Cratere fu valutato 53 milioni) da un importante commerciante americano, Emanuel Robert Hecht, e passando per la Svizzera furono esportati clandestinamente negli Stati Uniti.

Sorsero però dei problemi nella spartizione del ricavo: uno dei tombaroli venne a sapere dalla stampa della cifra esorbitante di un milione di dollari sborsati dal Metropolitan Museum di New York per l'acquisto del Cratere, e ritenne di essere stato truffato dai complici. Gli investigatori lo convinsero a confessare e proseguirono le indagini, coinvolgendo anche alcuni insigni professori universitari che studiarono e compararono alcuni frammenti rinvenuti a Cerveteri, attribuendoli senza dubbio al ceramografo e ceramista greco Euphronios. Le vicende processuali ebbero fasi alterne. Il Giudice di Civitavecchia stabilì di non doversi procedere per insufficienze di prove, giacché non era stato possibile un esame diretto del Cratere esposto nel Metropolitan Museum. I fatti e le evidenze erano però ormai sotto gli occhi di tutti e gli elementi raccolti dai carabinieri, insieme all'eco della stampa internazionale, fecero breccia nell'opinione pubblica e nel mondo accademico, favorendo una risoluzione extra giudiziale della vicenda.


La sinergia tra i carabinieri del Tpc e la Soprintendenza per i beni archeologici dell'Etruria Meridionale ha consentito di giungere ad un accordo tra il Ministero per i beni e le attività culturali e il Metropolitan Museum di New York per riportare definitivamente il prezioso vaso in Italia, dove è stato esposto nel Museo Etrusco di Villa Giulia, a Roma.

Eufronio racconta la Guerra di Troia
Il Cratere, datato intorno al 515 a.C., rappresenta una delle pietre miliari della ceramica attica a figure rosse. Sul lato principale è raffigurata la morte di Sarpedone (o Sarpedonte), eroe figlio di Zeus e Laodamia (o Europa, secondo altri autori antichi) che viene privato dagli Achei dell’armatura e sollevato dai gemelli Hypnos (Sonno) e Thanathos (Morte) che, su ordine di Zeus, dovranno condurlo nella terra dei Lici per seppellito, non prima che Apollo abbia provveduto a lavarlo nelle acque di un fiume, unto di ambrosia e rivestito di vesti divine. Alle spalle dei personaggi compare Hermes, nella sua funzione di conduttore delle anime, anziché Apollo come vuole la narrazione omerica.


Le firme del ceramografo, Euphronios, e del ceramista, Euxitheos, sono associate e poste rispettivamente alle spalle di Hypnos ed Hermes. Oltre alle firme degli autori, il Cratere presenta anche l’iscrizione “Leagros è bello”, in riferimento ad un giovane ateniese di particolare bellezza. Questa caratteristica, oltre a contribuire a datare con precisione il reperto, ne suggerisce l'uso in ambito squisitamente simposiaco.

I capolavori di Eufronio a Cerveteri: il Cratere e la Kylix
Per la prima volta a Cerveteri dal suo trafugamento, dove è previsto che resterà fino al 20 gennaio 2015, il Cratere andrà ad accostarsi ad un'altra opera di Euphronios e del suo allievo Onesimos, la Kylix o Coppa, anch'essa con una storia travagliata che l'ha tenuta lontana da Cerveteri per quarant’anni. Dall'8 maggio 2014 il Museo Nazionale Cerite ha ottenuto, prima temporaneamente e poi stabilmente, la preziosa Coppa, esponendola in una teca speciale all'interno di una nuova sezione dedicata alla Necropoli di Greppe Sant'Angelo, luogo di eccezionali rinvenimenti (come la Sfinge alata, anch'essa esposta dal 2014 nel Museo).

Dipinta con scene della Guerra di Troia a figure nere e rosse, e datata tra il 500 e il 490 a.C., la Kylix è un altro dei reperti improvvisamente apparsi Oltreoceano nei primi anni '70, presso il Getty Museum di Malibù. Dopo indagini e lunghe trattative, nel 1999 il Getty Museum è costretto a restituire l'opera all’Italia, consegnandola al Museo Etrusco di Villa Giulia, dove resterà esposta fino al suo ritorno a Cerveteri.

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