Cosenza, gli 800 anni della Cattedrale legata a Federico II: fra Romanico e Gotico uno scrigno di arte e di storia
E’ legata all’imperatore Federico II la Cattedrale di Cosenza di cui si celebra l’ottavo centenario della sua consacrazione, avvenuta il 30 gennaio 1222. Il legame che ogni generazione ha avuto e rinnovato con la Cattedrale, si è tradotto in opere e realizzazioni che fanno dell’attuale edificio una stratificazione di storia locale ed europea. E al suo interno le storie di tanti personaggi.
(TurismoItalianews) E’ legata a Federico II perché quel giorno della consacrazione da parte del legato pontificio di Papa Onorio III, l’Imperatore era presente. E anzi, lo stupor Mundi, nell’occasione, donò al Capitolo una preziosa stauroteca con un frammento della croce di Cristo. “La chiesa Madre della città e della Diocesi era stata ricostruita, dopo un evento sismico, soprattutto ad opera di Luca Campano, arcivescovo di Cosenza, già monaco cistercense dell’Abbazia di Casamari – racconta don Luca Perri, parroco della Cattedrale, che diede alla struttura lo stile e la spiritualità dell’Ordine religioso; infatti, dal punto di vista strutturale, le linee architettoniche e artistiche, mediante un equilibrato intreccio di stile romanico e gotico, diedero all’intero edificio una forma semplice e nobile, in grado di coniugare insieme imponenza e orizzontalità dell’anima e comunicare alla costruzione un chiaro linguaggio simbolico, dialogante con gli uomini di tutti i tempi”.
Gli eventi per celebrare gli 800 anni dalla consacrazione sono diversi nella città calabrese, che ha pure ricevuto l’omaggio di un francobollo dedicato alla Cattedrale stampato in trecentomila esemplari, nel valore della tariffa B pari a 1,10 euro, il cui bozzetto firmato da Maria Carmela Perrini dell’Ipzs riproduce la facciata dell’edificio sacro.
Nel 1242, alla morte di Enrico VII di Hohenstaufen, primogenito di Federico II e Costanza d’Altavilla, l’imperatore, anche per ribadire il suo profondo legame con Cosenza, decise di dare degna sepoltura al figlio, facendo realizzare in cattedrale un sepolcro mediante il riutilizzo di un antico sarcofago romano, risalente all’epoca di Caracalla, decorato con la rappresentazione della caccia al cinghiale Calidonio e del mito di Meleagro, attualmente disposto nella navata destra.
“Sempre nello stesso periodo, precisamente, il 28 gennaio del 1271 - racconta ancora don Luca Perri nel bollettino illustrativo che accompagna l’emissione del francobollo - un nuovo evento della storia europea s’intrecciò con la cattedrale di Cosenza. Isabella d’Aragona, regina di Francia, moglie di Filippo III l’Ardito, morì cadendo da cavallo, nel viaggio di ritorno dall’ottava crociata. I resti deperibili della regina, unitamente al figlio che portava in grembo, furono sepolti nella cattedrale di Cosenza, mentre le ossa furono solennemente trasportate in Francia per essere definitivamente collocate nell’Abbazia reale di Saint-Denis. A perenne memoria di questo infausto evento, Filippo III fece erigere nel transetto della Cattedrale, un elegante monumento sepolcrale, ancora oggi visibile, che rappresenta una delle rare testimonianze di scultura gotica francese in Italia meridionale”.
In epoca barocca, nel XVII secolo, sotto gli effetti della riforma tridentina e condizionata dall’estetica imperante, la cattedrale venne completamente trasformata con una nuova veste; l’edificio fu arricchito con marmi, stucchi, cornici e nuovi altari e ampliato con due grandi e ricche cappelle laterali. Una fu dedicata alla Madonna del Pilerio, patrona della città e dell’Arcidiocesi, arricchita di cornice marmorea e impreziosita da una coppia di angeli, opera dello scultore Giuseppe Sanmartino; in essa è conservata l’icona duecentesca della Vergine del Pilerio, raffigurante la Galaktotrophousa, ovvero una Madonna allattante, scritta secondo i canoni tradizionali dell’iconografia orientale. Dopo il terremoto del 12 febbraio 1854, volendo riparare i danni provocati dal sisma, si avviò un grande cantiere di restauro, conclusosi nel 1944. Durante gli interventi, mediante l’abbattimento delle sovrastrutture settecentesche, fu restituita alla Cattedrale la sua originaria essenzialità. Anche la storia più recente ha lasciato tracce in questo edificio, giacché in una cappella laterale, nata per ospitare la Confraternita di Orazione e Morte, accanto all’altare, sono stati collocati i resti dei compagni dei fratelli Attilio ed Emilio Bandiera.