Padre dell’Unità italiana, profeta di un’umanità fatta di cittadini e nazioni libere e uguali: l’Italia celebra il 150° di Giuseppe Mazzini
Eugenio Serlupini, Roma
Padre dell’Unità italiana, ispiratore della Repubblica, profeta di un’Umanità fatta di cittadini e nazioni libere e uguali. Politico, rivoluzionario, scrittore, pensatore politico è stato uno dei protagonisti della nascita della democrazia contemporanea. L’Italia celebra il 150° anniversario della scomparsa di Giuseppe Mazzini. Un francobollo per ricordare la figura sempre attuale di questo grande statista.
(TurismoItaliaNews) La vignetta del valore postale entrato in circolazione il 10 marzo, raffigura un ritratto di Giuseppe Mazzini affiancato al dipinto di Carlo Stragliati “Episodio delle Cinque Giornate di Milano in Piazza Sant’Alessandro”, esposto a Palazzo Moriggia - Museo del Risorgimento di Milano. Il bozzetto è a cura di Maria Carmela Perrini. Il 10 marzo 1872 moriva a Pisa, esule in Patria, ospite della famiglia Rosselli Nathan, sotto il falso nome di George Brown. “Giuseppe Mazzini nasce a Genova il 22 giugno 1805, da Giacomo, medico, professore universitario e con un passato rivoluzionario durante il Triennio patriottico, e da Maria Drago. Terzo di quattro figli, sviluppa un fortissimo legame affettivo con la madre, donna dalla profonda sensibilità e religiosità giansenista, che sarebbe risultato fondamentale per la sua personalità – ricorda il professor Paolo Maria Mancarella, presidente del Comitato Nazionale per le celebrazioni del centocinquantesimo anniversario - impressionato dall’esperienza rivoluzionaria del 1821, aderisce negli anni successivi alla Carboneria, sviluppando contemporaneamente una importante attività culturale in senso romantico e progressista. Arrestato nel 1831 e messo di fronte alla scelta tra il confino in un paesino dell’entroterra e l’esilio, sceglie quest’ultimo iniziando un’azione politica, rivoluzionaria e cospirativa che non si sarebbe interrotta che con la morte”.
A Marsiglia nell’estate dello stesso anno fonda la Giovine Italia, considerata da molti storici una delle prime organizzazioni politiche moderne. L’associazione rompe con la tradizione cospirativa precedente per promuovere un’azione basata sulla propaganda, dove la segretezza è ridotta al minimo indispensabile. “La Giovine Italia ha un successo straordinario con decine di migliaia di adesioni, e, malgrado il fallimento dei suoi tentativi insurrezionali, gran parte della generazione del Risorgimento vi farà il proprio apprendistato politico o ne sarà comunque influenzata, spiega ancora il professor Paolo Maria Mancarella nel bollettino illustrativo che accompagna l’emissione del francobollo - sin dalla fondazione della Giovine Italia Mazzini concepisce la lotta per l’indipendenza e l’unità italiane solo nel quadro di una più ampia rivoluzione europea che realizzi una “Santa Alleanza” di popoli liberi e affratellati nella comune fede democratica. Ispirato da questo progetto a Berna nel 1834 dà vita alla Giovine Europa, organizzazione transnazionale con l’obiettivo esplicito di un patto federativo europeo.
La persecuzione dei governi assoluti europei lo costringerà nel 1837 all’esilio in Gran Bretagna, dove, a Londra, troverà una vera e propria seconda patria”.
La primavera dei popoli del 1848-49 lo vede tra i protagonisti europei. Non solo Mazzini è infatti tra gli ispiratori dei moti patriottici italiani ma, nel 1849, la neonata Repubblica Romana lo chiama alla propria guida come membro del Triumvirato insieme ad Aurelio Saffi e Carlo Armellini. La Repubblica Romana costituisce il momento più alto del Risorgimento mazziniano e popolare, culminato con l’approvazione della prima Costituzione democratica della storia italiana. Costretto nuovamente all’esilio, gli anni successivi saranno impegnati in una lotta costante per mantenere in piedi l’opzione rivoluzionaria e repubblicana contro la repressione dei governi assoluti e, soprattutto, l’attrazione rappresentata dal liberalismo moderato incarnato da Cavour e dal Piemonte sabaudo. Il 1860 segna una svolta nell’azione politica di Mazzini. La soluzione moderata e monarchica del Risorgimento lo delude profondamente ma lo spinge anche ad ampliare la propria sfera d’azione. Emblematicamente i Doveri dell’Uomo – vero e proprio manifesto politico di Mazzini – pubblicati proprio nel 1860, si chiudono con un duplice appello a rendere vera un’unità solo apparente: “L'emancipazione della donna dovrebbe essere continuamente accoppiata coll'emancipazione dell'operaio, dando così al vostro lavoro la consacrazione d'una verità universale”.
Il 1870 lo vedrà ancora una volta impegnato in un’azione rivoluzionaria e assisterà alla liberazione di Roma dal carcere di Gaeta. Stanco e consapevole della propria debolezza fisica, gli ultimi anni saranno dedicati ad una complessiva sistemazione della sua riflessione politica e filosofica nelle pagine della Roma del Popolo. Animata da una religiosità laica e non dogmatica, la sua concezione etica del vivere civile, basata sui valori di Dovere e Solidarietà lo portò a rifiutare tenacemente una visione egoista e gerarchica della nazione, pensata come “associazione di liberi”, in cui tutte e tutti avessero piena cittadinanza. Sostenitore di un patriottismo democratico e solidale aperto ad una dimensione europea e internazionale la sua azione e il suo pensiero hanno ispirato le lotte per la libertà, l’indipendenza e la democrazia nel mondo e costituiscono ancora oggi, di fronte alle sfide globali che la società contemporanea si trova ad affrontare, un punto di riferimento fondamentale.