[ REPORTAGE ] Sul tetto del mondo in Sri Lanka: ascensione a Sigiriya, la fortezza sull’impervio blocco di granito che racconta storie del passato

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La chiamano l’ottava Meraviglia del mondo: una massa di roccia che si alza quasi 200 metri sopra la giungla, imponente, scenografica, difficile da ignorare

 

di Giovanni Bosi, Sigiriya / Sri Lanka

La chiamano l’ottava Meraviglia del mondo. E basta trovarsi davanti a Sigiriya per capire perché: una massa di roccia che si alza quasi 200 metri sopra la giungla, imponente, scenografica, difficile da ignorare. Zaino in spalla e un pizzico di esitazione, si parte insieme a visitatori provenienti da ogni angolo del pianeta. La salita, lungo un sistema di scale e passerelle moderne che sostituiscono gli antichi passaggi scavati nella pietra, mette subito alla prova. L’accesso attraverso le celebri “zampe del leone” introduce a un sito che non è solo spettacolare, ma anche straordinariamente complesso dal punto di vista storico e ingegneristico. E al di là di miti e leggende, questa antica città dello Sri Lanka, è davvero unica e sorprendente.

 

(TurismoItaliaNews) Zaino in spalla, tanta curiosità e persino un pizzico di timore (ce la faremo davvero ad arrivare sulla spianata della roccia?) ci mettiamo in marcia insieme ad una moltitudine di gente arrivata da varie parti del mondo per conquistare la cima di questo Patrimonio dell’Umanità. L’Unesco non ha avuto dubbi nell’iscriverla nella World Heritage List per una serie infinita di ragioni: questa è l’antica città di Sigiriya, ovvero quel che resta della capitale costruita dal re Kassapa I (477-95), piazzata sui pendii ripidi e sulla sommità di un blocco di granito alto quasi 200 metri, circondato dalla giungla, con una serie di percorsi e scalinate che - attraverso la bocca di un leone gigantesco costruito con mattoni e intonaco - danno accesso al sito.

Sul tetto del mondo in Sri Lanka: ascensione a Sigiriya, la fortezza sull’impervio blocco di granito che racconta storie del passato

E’ un’esperienza grandiosa inerpicarsi lungo i suoi passaggi, parte dei quali oggi sono sostituiti da ardite scale e passerelle in acciaio al posto di improbabili scalini di piccolissime dimensioni ricavati direttamente nella roccia. Il primo stupore, dunque, si deve all’immaginabile perizia degli antichi abitanti del luogo che – incuranti di altezza, precipizi e vertigini, cosa che ora riescono a fare soltanto le decine di macachi che saltellano sulle pareti a strapiombo – salivano di lì per arrivare alla città-fortezza. E sì, perché di fatto Sigiriya era una vera e propria fortezza due metri sotto il cielo. Siamo nel distretto di Matale, tra le città di Dambulla e Habarane, nella zona centrale dello Sri Lanka, l’immensa isola nell’Oceano Indiano che di patrimoni Unesco può esibirne otto. Questa terra - ricca di tradizioni, storia, arte e cultura dovute al suo essere luogo di approdo di tante civiltà e una frotta di conquistatori – è sorprendente quando la si visita. E’ limitativo pensare che lo Sri Lanka, la vecchia Ceylon, sia soltanto un luogo in cui andare a godersi il mare o a praticare kitesurf: qui si deve venire per conoscere la sua storia autentica, quella scritta molto prima dell’arrivo di olandesi ed inglesi colonialisti.

E Sigiriya è uno dei siti irrinunciabili, perché è l’espressione autentica di una pianificazione urbana del V secolo, circondata dai resti di una vasta rete di giardini progettata con arte, conoscenze architettoniche ed ingegneristiche e un’approfondita tecnologia idraulica. Già la sua natura è curiosa: una “spina” di magma indurita proveniente da un vulcano estinto ed eroso a lungo, che si eleva sulla pianura coperta dalla giungla e circondata da due fossati e tre bastioni. Poi l’uomo ci ha messo del suo, creando un unicum a partire dal terzo secolo a.C. quando il blocco di Sigiriya fungeva da monastero. Quindi nella seconda metà del V secolo, il re Kasyapa decise di costruire qui una residenza reale, riutilizzata come monastero buddista dopo la sua morte fino al 14° secolo ed infine abbandonata.

Abbiamo detto del gigantesco leone: oggi del felino restano soltanto le enormi zampe, quanto basta per ricordarne l’esistenza in passato e capire l’origine del nome: Sigiriya deriva da Sihagri, cioè roccia del leone. Tra le sue ulteriori attrazioni ci sono i diciotto affreschi realizzati a mezza altezza sul muro occidentale (che era completamente decorato) e che raffigurano donne delicatamente senza veli, considerate le mogli di Kasyapa e le concubine o sacerdotesse che eseguono riti religiosi. Antichi dipinti unici, che celebrano la bellezza femminile ed hanno un incredibile valore storico. E poi il “muro-specchio”, definito in tal modo perché in antichità era così ben lucidato che secondo la tradizione il re poteva vedervi il suo riflesso. Non solo: vi sono iscrizioni e poesie incise nel tempo dai visitatori di Sigiriya, le più vecchie delle quali risalgono all’ottavo secolo. Un suggello di come questo luogo fosse una destinazione turistica più di mille anni fa.

Infine, dopo aver affrontato tutti gli scalini, si arriva sulla spianata e qui la prima ricompensa è il magnifico colpo d’occhio a 360 gradi. E ci si rende conto di essere nei giardini paesaggistici più antichi del mondo, fra terrazzamenti, scalinate, fontane, vasche su cui si riflette il cielo. Strutture che raccontano di una semplicità e allo stesso tempo della creatività degli uomini che hanno pensato e realizzato Sigiriya a metà tra fortezza e palazzo di piacere, ma anche un simbolo per le tradizioni buddiste Mahayana e Theravada nell’antico Sri Lanka. E se in Sri Lnja si soggiorna per una vacanza entusiasmante e rilassante al Sun Siyam Pasikudah, questo si rivela un hub strategico per arrivare a Sigiriya...

Il contesto è quello dello Sri Lanka, territorio ricco di stratificazioni culturali, ben oltre l’immaginario legato esclusivamente alle spiagge. Qui la storia affonda le radici in epoche molto precedenti all’arrivo dei colonizzatori europei, e Sigiriya ne è una testimonianza tra le più emblematiche. Salire fino alla sommità significa attraversare secoli di storia e osservare da vicino l’ingegno di una civiltà capace di trasformare una formazione vulcanica in una residenza reale e, successivamente, in un centro monastico. Un’esperienza intensa, che unisce fatica, meraviglia e consapevolezza: quella di trovarsi davanti a uno dei luoghi più iconici e sorprendenti dell’Asia.

 

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Giovanni Bosi, giornalista, ha effettuato reportages da numerosi Paesi del mondo. Da Libia e Siria, a Cina e India, dai diversi Paesi del Sud America agli Stati Uniti, fino alle diverse nazioni europee e all’Africa nelle sue mille sfaccettature. Ama particolarmente il tema dell’archeologia e dei beni culturali. Dai suoi articoli emerge una lettura appassionata dei luoghi che visita, di cui racconta le esperienze lì vissute. Come testimone che non si limita a guardare e riferire: i moti del cuore sono sempre in prima linea. E’ autore di libri e pubblicazioni.
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