Nel millenario Monastero di Rila alla ricerca della spiritualità della Bulgaria medievale, rinascimentale e contemporanea

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Giovanni Bosi, Rila / Bulgaria

Non solo è il più grande monastero del Paese, ma è anche uno dei simboli della nazione e una delle destinazioni più famose per i pellegrinaggi in Bulgaria. E di fatto, come accade in questi casi, è anche uno scrigno d’arte, una vera e propria gemma incuneata in un paesaggio di grande fascino. Non a caso il Monastero di Rila con la sua storia di oltre 1.000 anni è anche Patrimonio dell’Umanità per volontà dell’Unesco.

 

(TurismoItaliaNews) La cornice è quella di un paesaggio montuoso ricco di foreste e piccoli fiumi. Siamo a un paio d’ore dalla capitale Sofia e a destinazione si arriva dopo aver percorso circa 120 chilometri, salendo fino a quota 1.147 metri sul monte Rila che dà il nome al complesso, oggi baricentro dell’omonimo parco naturale creato per preservare gli ecosistemi delle conifere e l’habitat di specie rare e minacciate dall’estinzione. Un angolo di paradiso dove la storia è stata scritta e tramandata, tanto che i bulgari considerano il monastero un baluardo della fede, dell’istruzione e della cultura.

La prima immagine che si ha quando si giunge sul posto, è quella di una sorta di “fortezza” a forma di un pentagono irregolare, con le alte pareti in pietra dei suoi edifici principali, e tutt’intorno una corona naturale di montagne, con l’imponente vetta Maliovica a sole 4 ore di cammino. Fondato nel X secolo da San Giovanni di Rila (Ivan Rilski), eremita canonizzato dalla Chiesa Ortodossa, la sua dimora ascetica e la sua tomba hanno finito con il diventare un luogo sacro trasformando l’insieme in un complesso monastico che ha avuto un ruolo determinante nella vita spirituale e sociale della Bulgaria medievale.

Distrutto dal fuoco all’inizio del XIX secolo, il monastero è stato è stato ripetutamente ricostruito, distrutto e restaurato assumendo l’aspetto attuale alla metà dell’Ottocento e configurandosi come un esempio caratteristico del Rinascimento bulgaro, tanto da simboleggiare, come annota l’Unesco, “la consapevolezza di un’identità culturale slava dopo secoli di occupazione”. Quando si varcano le porte di ferro del santuario e si percorre il breve atrio coperto che immette nella grande corte centrale pavimentata in pietra, il colpo d’occhio che si propone al visitatore è notevole e non può mancare un commento di ammirazione: archi e colonnati, scalinate di legno coperte, le celle monastiche, la facciata ruvida della Torre Hrelyo e le cupole d’argento in stile barocco della chiesa principale convivono armoniosamente.

Al centro del cortile campeggia la struttura più antica del complesso: è l’imponente torre di pietra a cinque piani costruita dal feudatario locale di Hrelyo nel 1334-1335, con una cappella decorata con affreschi e rare scene iconografiche di Sofia intesa come “Saggezza di Dio”, denominazione a cui si rimanda il nome della stessa capitale della Bulgaria. La principale chiesa del monastero “Natività della Beata Vergine”, risalente allo stesso periodo, conserva l’iconostasi più grande della penisola balcanica con le sue magnifici sculture in legno e impressionanti affreschi di vari maestri, tra i quali il famoso Zahari Zograf.

Ma chi era Ivan Rilski? La devozione popolare nei confronti di questo santo Giovanni fondatore del monastero, è fortissima e basta soffermarsi per un po’ all’interno della splendida chiesa decorata per rendersene conto. E’ lui il testimone di uno degli eventi più importanti della storia bulgara e cioè l’adozione del cristianesimo. Ed è stato il suo monastero il fulcro della forte influenza spirituale e artistica sul mondo ortodosso orientale esercitata fra il XIV e il XIV secolo e poi di nuovo sotto il dominio ottomano (1400-1878) per lo sviluppo della cultura e delle arti.

“Con la sua architettura e i suoi affreschi – sottolinea la guida che ci accompagna nella nostra visita - rappresenta un capolavoro del genio creativo del popolo bulgaro”. Nella chiesa, accanto alle icone di Gesù Cristo e san Yoan Rilski, c’è l’icona miracolosa di Santa Maria Maria Osenovitsa del XII secolo. Il monastero conserva una ricca biblioteca con centinaia di libri opera di emanuensi tra il XI e il XIX secolo, migliaia di manoscritti, stampe rinascimentali e antiche pubblicazioni.

Un insieme che ha spinto l’Unesco ad iscrivere Rila World Heritage List considerandone l’autenticità in termini di ubicazione, contesto, utilizzo, funzione e tradizione, dove anche lo spirito e la sensazione del sito sono adeguatamente preservati.

 

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