Tra castelli longobardi, laghi vulcanici e calici d’Aglianico: il Vulture segreto dove la Basilicata incontra tre mondi

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Da Monticchio a Melfi fino a Venosa, viaggio nell’estremo nord lucano tra abbazie, memorie medievali, natura preistorica e grandi vini nati all’ombra del vulcano spento

 

di Alberto Mazzotti, Vulture / Basilicata

Sulla vetta di un colle, nella Riserva Statale Grotticelle, i ruderi di un castello di epoca longobarda (visivamente offesi da una enorme big bench rossa) dominano un panorama che si estende per decine di chilometri, su tutti i lati dell’orizzonte. Siamo nell’estremo nord della Basilicata, nel territorio di Rionero in Vulture: da qui gli occhi spaziano dalla vicinissima Irpinia fino alla Puglia foggiana, poco lontano ad est. E se oggi si uniscono i confini di tre regioni, allo stesso tempo per secoli questo è stato un limes fra terre abitate e dominate da popoli diversi: Sanniti e Romani, Longobardi e Normanni, Francesi e Spagnoli…

 

(TurismoItaliaNews) Le suggestioni storiche di questa parte di Lucania sono molteplici, per il visitatore attento e curioso. E partono da ere geologiche, da quando il vulcano Vulture – che domina l’intero territorio con la sua silouhette verdissima, una sorta di bonario Vesuvio ormai spento – implose definitivamente lasciando spazio a quello che oggi è un vero angolo di paradiso: i due laghi gemelli di Monticchio, perle azzurre nel verde, dominate dalla bianca mole dell’abbazia di San Michele. Un altro luogo ricchissimo di storia, con una chiesa rupestre inglobata all’interno dell’attuale manufatto, a testimoniare presenze religiose fondamentali fin dal Medio Evo. Il Museo di Storia Naturale, ospitato a sua volta dal complesso monastico, racconta le vicende del territorio fin dalla preistoria, soffermandosi in particolare su un particolare abitante della Riserva di Grotticelle sopracitata: la farfalla Bramea, un vero fossile vivente che arriva direttamente dal Miocene, scoperta sessant’anni fa dall’entomologo Federico Hartig e oggi divenuta simbolo protetto dell’intero Vulture.

L'Abbazia di San Michele

i laghi di Monticchio

Una terra conosciuta nei secoli sia per l’acqua che per il vino. Le acque minerali imbottigliate nel comprensorio di Rionero sono una percentuale importante su scala nazionale: derivano dalle migliaia di sorgenti sotterranee di questa terra, le apprezzarono dapprima gli antichi Romani e poi i dominatori francesi, che le portavano a Parigi in gran quantità. E oggi permettono un indotto significativo: così come l’altrettanto famoso Aglianico, il vino rosso che si produce in Vulture e che rappresenta una vera eccellenza enologica italiana. Le Cantine del Notaio di Rionero sono probabilmente il produttore più noto e premiato, in grado di offrire anche ottime bottiglie di bianco bollicinato, rosato e moscato dolce. Ma anche le Cantine di Venosa, o – sempre a Venosa – i vini della tenuta La Gala (a cui si abbina un bel ristorante con affaccio sulle vigne) meritano la prova. Così come l’Aglianico “sgarbato” delle cantine Camerlengo, prodotto senza solfiti e senza “doc” dal vulcanico titolare, e certamente apprezzabile.

Abbiamo citato Venosa, assieme a Melfi la località più nota di questo lembo settentrionale di Lucania. Entrambe le cittadine, pur molto diverse l’una dall’altra, offrono richiami storici di primo piano. Melfi sta alle pendici settentrionali del Vulture, fra belle colline che la primavera colora di papaveri e ginestre. E di lato al paese domina massiccio il Castello medievale, che fu il quartier generale di Federico II di Svevia, lo “Stupor Mundi” che proprio in questo maniero promulgò le famose “Costituzioni”: era il 1231 (lo stesso anno in cui scompariva Dante Alighieri) e in questo corpus normativo il sovrano si dimostrava un globalizzatore ante litteram, dando grande spazio alla scienza e all’innovazione e tenendo in considerazione suggestioni multiculturali, arabe in primis. Al punto da venire scomunicato da un paio di Papi dell’epoca.

Il Castello di Melfi

Il Museo di Melfi

La Santissima Trinita di Venosa

Oggi il Castello, recentemente restaurato, racchiude il Museo Archeologico Nazionale, con il famoso Sarcofago romano di Rapolla; ma a meritare una visita di almeno mezza giornata è l’intera cittadina, con le sue vie suggestive, la piazza centrale dal richiamo leccese, un museo arcivescovile ricco di piccole chicche. E anche per chi vuole sostare o gustare le delizie del territorio ci sono strutture di altissimo livello: l’hotel La Fattoria, con l’ottimo ristorante interno; il ristorante La Villa, nel quale si gustano le specialità lucane in un bellissimo ambiente panoramico; L’angolo del Buono, una gradevole trattoria in pieno centro storico. Mentre si affaccia sul lago piccolo a Monticchio il delizioso Mapalù Pub di Enzo Mecca, da vivere anche solo per uno spuntino di metà giornata.

In una mezz’ora di auto si scende a Venosa, lunga e bianca come una città pugliese, affacciata su forre e antichissima di origine. Il parco archeologico ne testimonia la dimensione in età romana: qui nacque il poeta Orazio, prediletto da Mecenate, a cui si deve il celeberrimo “carpe diem”. Accanto alle rovine della città latina sta il complesso della Santissima Trinità (anch’esso con una storia ricchissima e stratificata, nella quale entrano pure i Cavalieri dell’Ordine di Malta) e l’attigua ed enorme abbazia incompiuta, che ricorda la toscana San Galgano. Dalla parte opposta del centro storico, il castello aragonese ospita a sua volta un Museo Archeologico, e chiude scenograficamente una bella piazza porticata, perfetta per una sosta all’ombra nel pieno spirito dell’oraziano “cogliere l’attimo”.

Il Parco Archeologico di Venosa

La Riserva di Grotticelle

Storia, natura ed enogastronomia sono tre richiami fortissimi in questo ambiente. Ne resta da citare un quarto, altrettanto importante: il senso delle radici delle persone che qui vivono e lavorano. Da chi opera per mantenere le coltivazioni autoctone e svilupparle al meglio (diverse aziende sostenute dall’Alsia, l’Azienda Lucana di Sviluppo e Innovazione in Agricoltura, diretta dall’infaticabile Michele Baldantoni); a chi cerca di valorizzare il territorio organizzando escursioni e rivitalizzando tradizioni (l’associazione Radici Lucane della “brigantessa” Angela Capacchione); a chi lo promuove dal punto di vista storico (il giovane Antonio Cecere, presidente del locale ArcheoClub); a chi come Donata Garruto e Ornella Fasanella, fondatrici di Bramea Viaggi, operano ogni giorno, encomiabilmente, per accrescerne il richiamo turistico.

foto di Stefania Cecere

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