Tra profumo di zenzero e cannella un Mercatino di Natale che richiama atmosfere d’antan: attrazione fatale per Riga, Lettonia
Giovanni Bosi, Riga / Lettonia
Il profumo della cannella e dello zenzero, la neve, i canti tradizionali, la sagoma di una cattedrale imponente e suggestiva, i colori caldi, le casette di legno, Babbo Natale… Gli ingredienti ci sono tutti per rendere il Mercatino di Natale a Riga, la capitale della Lettonia, un’attrazione immancabile. Il pretesto giusto per visitare in uno dei periodi più belli dell’anno, la città più grande dei Paesi baltici. Che ha davvero tanto da mostrare. Siamo andati a vedere.
(TurismoItaliaNews) La tradizione nordica è rispettata in pieno. Perché un mercatino di Natale come questo ha una marcia in più. Ma andiamo per ordine. Nel cuore di Riga, alla confluenza di sette strade, c’è la Doma Laukums, ovvero la Piazza del Duomo, la più grande del centro storico, incorniciata da perle dell’architettura come la Cattedrale, antica quasi quanto la stessa Riga, voluta nel 1211 dal fondatore vescovo Alberto, e il primo edificio in stile eclettico, la Riga Bourse House firmata dall’architetto Harald Bose, all’angolo di Jēkaba Iela. Immersa in oltre 800 anni di storia e proclamata dall’Unesco patrimonio mondiale dell’umanità, questa è la Old Riga affascinante e misteriosa, soprattutto quando la sera l’avvolge e le luci giall la rendono magnetica.
E’ in questa piazza (che negli ultimi decenni è stata il teatro degli eventi più significativi del Paese, inclusa l’indipendenza dall'Unione Sovietica il 21 agosto 1991) che trova la sua più naturale collocazione il Mercatino di Natale. Le casette di legno che accolgono le tante attrazioni, con sullo sfondo un coloratissimo Albero di Natale e la stessa mole della Cattedrale, sono una scenografia perfetta. Sorprendente! Il vin brulè diventa la bevanda preferita mentre gli aromi di cannella, zenzero e mandorle tostate riempiono l’aria.
Ma l’aspetto più incredibile è l’autenticità dei personaggi che animano quelle casette (Babbo Natale incluso, che ci parla in italiano!) e che rendono il tutto magico e un luogo senza tempo. Si esibiscono cori ed ensemble musicali, mentre la musica folk fa da attrazione di domenica. Dolci e prelibatezze sono a portata di mano, street food invernale e cucina tradizionale lettone fanno il paio. Gli artigiani locali offrono artistiche candele di cera d’api, kit creativi per preparare ghirlande natalizie e decorazioni murali. Non mancano gli spunti per regali d’antan come il pan di zenzero o guanti di lana. Il tutto è anche all’insegna della sostenibilità, come la giostrina in legno per i bambini, che gira solo a patto di spingerla: niente elettricità.
Guardarsi intorno è inevitabile perché la Piazza offre diversi scorci, come l’unico edificio in stile neoclassico con il bel balcone della Riga Commercial Bank, progettato da Paul Mandelstein, che ora ospita la Radio lettone. E anche la Cattedrale, ovviamente: la Rīgas Doms dedicata a Santa Maria e è ritenuta la più grande cattedrale medievale nei Paesi Baltici. Sfodera particolari costruttivi gotici, romanici, barocchi e persino dell’Art Nouveau, in un insieme armonioso. Tutt’intorno un centro storico con stradine acciottolate e splendidi edifici di epoca medievale, ma anche costruzioni sacre uniche o capolavori architettonici come la Casa delle Teste Nere.
Riga, che sorge su una sponda del grande fiume Daugava (nasce nel Rialto del Valdaj, nell’oblast russo di Tver, per sfociare nel Mar Baltico dopo aver attraversato Russia, Bielorussia e la stessa Lettonia) si mostra per intero come antico centro della lega anseatica, l’alleanza che dal tardo medioevo all’era moderna controllò il monopolio dei commerci su gran parte del nord Europa). Le contaminazioni sono fin troppo evidenti, basti pensare che a costruire l’immagine e l’assetto urbanistico di Riga hanno contribuito personaggi famosi della storia, da Pietro il Grande a Richard Wagner, che qui hanno trascorso del tempo. La capitale lettone vale dunque un long weekend, in attesa di tornare ad esplorare il resto del Paese, in particolare in primavera e in estate.
Giovanni Bosi, giornalista, ha effettuato reportages da numerosi Paesi del mondo. Da Libia e Siria, a Cina e India, dai diversi Paesi del Sud America agli Stati Uniti, fino alle diverse nazioni europee e all’Africa nelle sue mille sfaccettature. Ama particolarmente il tema dell’archeologia e dei beni culturali. Dai suoi articoli emerge una lettura appassionata dei luoghi che visita, di cui racconta le esperienze lì vissute. Come testimone che non si limita a guardare e riferire: i moti del cuore sono sempre in prima linea. E’ autore di libri e pubblicazioni.
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