Dalla culla della civiltà ai brindisi contemporanei: viaggio enoturistico nella Grecia che sorprende per il gusto

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Angelo Benedetti, Atene

Mesogeia, Rapsani, Samos e Zitsa non sono semplici nomi sulla mappa della Grecia: sono coordinate di un racconto che unisce territorio, identità e sapori antichi. Quattro aree vinicole simbolo di un Paese che, oltre a essere culla della civiltà occidentale, custodisce una cultura del vino profondamente radicata e oggi sempre più protagonista di un turismo lento, consapevole e ricco di significato. Qui il paesaggio non fa solo da sfondo, ma diventa parte integrante dell’esperienza, tra vigneti modellati dal tempo, vitigni autoctoni e tradizioni che attraversano i secoli.

 

(TurismoItaliaNews) Mesogeia, Rapsani, Samos e Zitsa: nomi di quattro territori ellenici che evocano paesaggio, profumi tradizione e grande gusto. E sì perché queste sono regioni vinicole iconiche della Grecia: ciascuna di loro racconta storie e passioni che si tramandano da generazioni e che hanno aiutato a sviluppare quel filone del turismo esperienziale apprezzatissimo da chi è in cerca di viaggi fuori dall’ordinario: l’enoturismo. Ecco perché ciascuna di queste aree geografiche ha sapunto importarsi in una terra che in fatto di Storia da millenni ha molto dire.

L'Isola di Samos

Dalla culla della civiltà ai brindisi contemporanei: viaggio enoturistico nella Grecia che sorprende per il gusto

In queste regioni il vino non è soltanto un prodotto, ma un linguaggio capace di raccontare la Grecia più autentica, quella lontana dagli itinerari di massa. È proprio su questo patrimonio che si è sviluppato un enoturismo raffinato e coinvolgente, capace di attrarre viaggiatori curiosi, desiderosi di scoprire storie, persone e territori attraverso il calice. Un viaggio che intreccia gusto e cultura, memoria e innovazione, e che dimostra come la Grecia sappia ancora sorprendere, trasformando la sua millenaria eredità in un’esperienza contemporanea tutta da vivere.

E che il vino in Grecia sia una bevanda di lungo corso, lo attesta la stessa Iliade di Omero: nel poema il succo d’uva (certamente diverso da come siamo abituati a pensarlo oggi) è una presenza costante e significativa, rappresentata senza idealizzazioni moderne, ma come elemento essenziale della vita quotidiana, del rituale e della guerra. Omero lo cita più volte con funzioni precise e ben riconoscibili. Anzitutto una bevanda di uso comune tra gli eroi e i guerrieri achei e troiani, consumato sempre mescolato con acqua, secondo l’uso greco arcaico: bere vino puro è considerato segno di barbarie o di eccesso.

Dalla culla della civiltà ai brindisi contemporanei: viaggio enoturistico nella Grecia che sorprende per il gusto

Nei momenti di tregua o dopo il combattimento, il vino accompagna il pasto e il riposo, restituendo forza ai guerrieri stanchi. Omero cita vini provenienti da luoghi specifici, come il vino di Lemno, descritto come particolarmente pregiato e destinato agli eroi. Questo dimostra che già nel mondo omerico il vino aveva un valore economico, territoriale e simbolico ben definito. In definitiva, dall’Iliade ci arriva una testimonianza di grande valore: il vino non è mai decorativo, è nutrimento, rito, simbolo di civiltà e misura, parte integrante dell’esperienza umana degli eroi, specchio di un mondo in cui il gesto del bere racconta rapporti sociali, religiosi e culturali profondamente radicati.

A buon titolo, dunque, la Grecia contemporanea sfoggia con orgoglio la propria tradizione vitivinicola, un autentico patrimonio. Come per Mesogeia, ovvero Attica e Capo Sounion; per Rapsani con il Monte Olimpo; per l’isola di Samos; e per Zitsa con l’Epiro. Luoghi votati alla produzione di vini le cui storie vengono ora raccontati anche attraverso i francobolli. E sì, perché le Poste di Atene hanno messo in circolazione in questo 2025 firmati da Myrsini Vardopoulou, incentrati proprio su vitigni e vini di queste regioni.

Mesogeia (o Mesogea)

Alle porte di Atene, dove la storia antica si intreccia con il ritmo contemporaneo della capitale greca, la Mesogeia si racconta attraverso i suoi vigneti. Regione vinicola di grande valore storico e culturale, questa parte dell’Attica custodisce una tradizione enologica che affonda le radici nei secoli, quando il vino era già elemento centrale della vita sociale, religiosa ed economica della Grecia antica. Ancora oggi, il paesaggio della Mesogeia restituisce l’immagine di una terra generosa, modellata dal clima mediterraneo e da suoli fertili che hanno reso possibile una produzione vinicola continua nel tempo. Celebre soprattutto per la Retsina, vino simbolo della cultura greca ottenuto prevalentemente da uve Savatiano, la Mesogeia è molto più di un’unica etichetta identitaria.

Accanto a questa espressione storica, la regione propone una produzione articolata e di qualità, con vini bianchi e rossi capaci di interpretare in chiave moderna vitigni autoctoni come Roditis e Assyrtiko, Agiorgitiko e Mandilaria. Ne nasce un panorama enologico variegato, dove la tradizione dialoga con la sperimentazione e la ricerca della qualità. Facilmente raggiungibile dal centro di Atene, la Mesogeia si offre oggi come destinazione ideale per escursioni, degustazioni e percorsi enoturistici che uniscono cultura, paesaggio e gusto. Ogni bottiglia diventa così un racconto liquido: profumi, memorie e identità che parlano di una Grecia autentica, fatta di terra, persone e gesti tramandati nel tempo. Una regione che invita a scoprire il vino non solo come prodotto, ma come chiave di lettura di un territorio antico e ancora sorprendentemente vivo.

Rapsani

Rapsani

Sulle pendici del Monte Olimpo, dove mito e geografia si fondono in un paesaggio di straordinaria suggestione, Rapsani si afferma come una delle zone vinicole più identitarie e prestigiose della Grecia. Qui, in Tessaglia, la viticoltura dialoga da secoli con la storia e la leggenda, al punto che i vini di Rapsani venivano un tempo evocati come possibile “nettare degli dei”, un richiamo simbolico alla montagna sacra della mitologia ellenica. Il carattere dei vini nasce da un equilibrio raro, costruito attorno a un blend tradizionale che unisce Xinomavro, Krassato e Stavroto. Lo Xinomavro, vitigno rosso autoctono tra i più nobili del panorama greco, rappresenta l’anima strutturale e aromatica dei Rapsani, mentre Krassato e Stavroto contribuiscono a definire profondità, rotondità ed eleganza. Il risultato sono vini complessi, armonici e longevi, spesso vinificati in cuvée, capaci di evolvere nel tempo mantenendo freschezza e finezza.

Determinante è il terroir: i vigneti si sviluppano in altitudine, beneficiando di un clima mediterraneo temperato da influssi continentali. Le correnti fredde che scendono dall’Olimpo e le acque di scioglimento delle nevi creano forti escursioni termiche, favorendo acidità, struttura e una notevole complessità aromatica. Un contesto naturale che imprime ai vini una personalità riconoscibile e raffinata. Rapsani vanta una tradizione vitivinicola solida e documentata.

Riconosciuta come Vino d’Origine già nel 1932, la denominazione ha conosciuto una nuova stagione di rilancio a partire dagli anni Settanta, culminata nel 1991 con l’istituzione della Dop. Un percorso sostenuto da produttori storici come Tsantali e Dougos, che hanno contribuito a valorizzare la denominazione anche sui mercati internazionali. Oggi Rapsani rappresenta una delle espressioni più autentiche del vino rosso greco: una sintesi di territorio, storia e visione contemporanea, capace di raccontare la Grecia del vino attraverso eleganza, profondità e un legame indissolubile con la sua terra d’origine.

Samos

Samos

Samos occupa un posto speciale nella geografia del vino greco, un’isola dove la viticoltura si intreccia con la storia mediterranea e con una tradizione che affonda le radici nell’antichità. Celebre in tutto il mondo per il suo Moscato, noto come Moscatello di Samos, l’isola è diventata un riferimento internazionale per i grandi vini dolci aromatici, espressione fedele di un territorio luminoso e generoso. Il protagonista assoluto è il Moscato Bianco, vitigno che copre quasi interamente la superficie vitata dell’isola. Da queste uve nascono vini dolci naturali e versioni fortificate, spesso classificate come Vin Doux Naturel, caratterizzati da profumi intensi e riconoscibili: albicocca matura, prugna, ananas e note floreali si intrecciano in un bouquet ricco e avvolgente. In molti casi, i grappoli vengono lasciati appassire su graticci prima della vinificazione, una pratica tradizionale che consente di concentrare zuccheri e aromi, dando vita a vini di straordinaria intensità.

La notorietà del Moscato di Samos non è un fenomeno recente. Già celebrato in epoca antica, questo vino ha ottenuto il riconoscimento ufficiale della Denominazione di Origine Protetta nel 1970, confermandosi come una delle più antiche e prestigiose denominazioni greche. Oggi la produzione è fortemente legata all’Unione delle Cooperative Vinicole di Samos (Uwc Samos), fondata nel 1934, che rappresenta il cuore produttivo dell’isola. La cooperativa gestisce oltre tre quarti dei vigneti e porta il Moscato di Samos sui mercati internazionali, dalla Grecia all’Europa, fino alla Francia e oltre. Accanto al vino, Samos racconta un’identità agricola ricca e coerente. Miele profumato, olio d’oliva, fichi e cedro completano il quadro di un’isola dove la cultura del gusto è parte integrante del paesaggio e della vita quotidiana. In questo contesto, il Moscato non è solo un prodotto d’eccellenza, ma il simbolo di una terra che ha fatto della dolcezza, dell’aroma e della tradizione il proprio linguaggio più autentico.

Zitsa

Zitsa

Nel cuore montuoso dell’Epiro, nel nord-ovest della Grecia, Zitsa rappresenta una delle espressioni più originali e riconoscibili della viticoltura ellenica. Questa piccola ma significativa area a Denominazione di Origine Protetta ha costruito la propria identità attorno a vini bianchi freschi, vibranti e spesso frizzanti, diventando il riferimento enologico più importante di una regione ancora poco conosciuta ma ricca di carattere. Il protagonista indiscusso è il Debina, vitigno autoctono che trova nei terreni e nel clima del distretto di Ioannina, non lontano dal lago Pamvotida, un habitat ideale. Da queste uve nascono vini bianchi fermi e, soprattutto, versioni mosse e spumanti che si distinguono per un’acidità spiccata, una marcata freschezza e una delicata impronta minerale. Al naso emergono note di mela verde e frutta croccante, mentre al palato il sorso risulta agile, teso e profondamente rinfrescante, qualità che rendono i vini di Zitsa immediatamente riconoscibili.

Accanto alla vocazione bianca della denominazione, l’Epiro esprime anche un volto diverso e più strutturato nella zona di Metsovo. Qui il panorama vitivinicolo si sposta verso vini rossi robusti, ottenuti da varietà come Vlachiko e Bekari, spesso affiancate dal Cabernet Sauvignon. A completare il mosaico enologico della regione si aggiungono anche vitigni internazionali a bacca bianca, tra cui Gewürztraminer, Riesling e Sauvignon Blanc, coltivati in contesti di montagna che ne esaltano freschezza e aromaticità. Zitsa rimane però indissolubilmente legata al Debina, simbolo di un territorio che ha saputo valorizzare un vitigno raro trasformandolo in un segno distintivo. In questo angolo dell’Epiro, il vino diventa racconto di altitudini, escursioni termiche e tradizioni locali, offrendo una lettura autentica e sorprendente del panorama vinicolo greco contemporaneo.

I nuovi francobolli dedicati alle quattro regioni vinicole iconiche della Grecia, hanno valori facciali rispettivamente da 0,50 euro, 1,20 euro, 1,70 euro e 2,00 euro.

I nuovi francobolli dedicati alle quattro regioni vinicole iconiche della Grecia, hanno valori facciali rispettivamente da 0,50 euro, 1,20 euro, 1,70 euro e 2,00 euro.

 

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