[ REPORTAGE ] Koprivshtitsa, case blu e canti ancestrali: viaggio nella città-museo tra i Balcani dove il folklore è patrimonio vivo
Giovanni Bosi, Koprivshtitsa / Bulgaria
Tra leggende e colori. Questo è un viaggio nella città-museo dove il folklore diventa patrimonio vivo. A poco più di un centinaio di chilometri da Sofia, tra le valli della Sredna Gora, Koprivshtitsa appare come una cartolina intatta del passato bulgaro. Strade acciottolate, case in pietra e legno dalle facciate blu e rosse, ponti ad arco e tetti di tegole antiche: tutto qui racconta il Risorgimento bulgaro tra XVIII e XIX secolo, conservato come in pochi luoghi ancora accade. Non a caso, la cittadina è proclamata città-museo e riserva architettonica e storica nazionale, oltre che meta tra le più amate del Paese.
(TurismoItaliaNews) Dove storia e mito si intrecciano. La fondazione della città sfuma nel territorio del mito. La versione ufficiale parla del 1323, sotto il regno dello zar Ivan Šišman, ma la memoria popolare custodisce racconti più affascinanti. C’è la storia, considerata la più plausibile, riportata da Najden Gerov: nobili boiardi in fuga da Tărnovo durante la dominazione ottomana valicano i Balcani e fondano un insediamento sulle colline dove oggi sorge Koprivshtitsa. Un’altra leggenda narra di tre pastori – Lambo, Toroman e Arnautinin – da cui deriverebbero i nomi di alcune delle attuali borgate. Ancora più suggestiva è la leggenda della Župa: una famiglia si insedia lungo le antiche rotte commerciali, cresce, si divide in clan e dai soprannomi nascono i nomi dei quartieri, rimasti fino ad oggi.
Poi c’è quella della giovane boiarda di Rila, che avrebbe ottenuto dal sultano un decreto garantendo privilegi unici agli abitanti: nessun turco avrebbe potuto attraversare il villaggio con cavalli ferrati, le donne ottomane non avrebbero potuto partorire qui e agli abitanti era concesso portare armi liberamente. Si dice che in suo onore la popolazione le attribuì il nome di Sultana. Storie diverse, un’unica atmosfera: quella di una città che sembra sospesa nel tempo.
Case-museo e monumenti: un museo a cielo aperto
Passeggiando tra le vie si incontrano ben 388 monumenti architettonici dell'epoca revivalista, molti dei quali visitabili. Ogni edificio racconta un capitolo di storia.
Casa-museo Oslekov (1856)
Capolavoro con balconate scolpite e interni ricchi di legni intagliati e tessuti tradizionali. Vi sono conservati gioielli femminili e pregiate collezioni di calze e pizzi.
Casa-museo Ljutov (1854)
Esterno elegante e interni dipinti con vedute di Costantinopoli, Venezia, Il Cairo e Alessandria: un affresco di viaggi e contaminazioni culturali.
Casa-museo Kableškov (1845)
Residenza natale del rivoluzionario Todor Kableškov, protagonista della Rivolta d’Aprile del 1876. Al centro della struttura un salone circolare con un grande sole ligneo scolpito sul soffitto.
Mausoleo di Aprilci (1926-1928)
Il monumento simbolo della città, dedicato ai martiri della rivolta. Un luogo solenne che ricorda la strada verso la libertà della Bulgaria.
E poi chiese, fontane, ponti in pietra, giardini fioriti e quell’atmosfera che profuma di resina, montagna e memoria, oltre ad altre case-museo.
Il Festival del Folklore: quando Koprivshtitsa diventa patrimonio vivente
Ogni cinque anni, ad agosto, la città esplode di suoni e colori con il Festival del Folklore di Koprivshtitsa, riconosciuto come patrimonio Unesco immateriale. Migliaia di bulgari – giovani, anziani, gruppi familiari, comunità della diaspora – si ritrovano per tramandare danze, canti, costumi ricamati, racconti, giochi e antichi mestieri. Il festival nasce negli anni ’60 quando alcuni musicisti compresero che la modernizzazione stava erodendo le tradizioni popolari. Da allora, il comune e le istituzioni culturali bulgare sostengono l’evento, che non è solo spettacolo, ma memoria attiva. Le esibizioni vengono registrate, studiate e archiviate per garantire continuità. Molti artisti che vi calcano il palco diventano poi celebri internazionalmente. In quei giorni Koprivshtitsa si trasforma: tra i prati si alzano cori polifonici, i tamburi risuonano, le gonne ricamate ondeggiano al vento e il passato torna a vivere.
Una meta tra natura, cultura e tradizione
La città sorge lungo il fiume Topolnica, circondata da nove vette dai nomi di santi, e dalle montagne Bogdan (1.604 metri) e Bunaj (1.572 metri). Qui il tempo si muove lentamente, tra sentieri pedonali, piccole locande tradizionali, case d’epoca trasformate in musei e laboratori artigiani. E dunque Koprivshtitsa non è solo un luogo da visitare, è un’esperienza. Un viaggio tra leggende, memoria e architetture dipinte, dove il folklore non è esposizione museale, ma vita quotidiana, voce collettiva, identità bulgara che ancora risuona tra le montagne.
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Giovanni Bosi, giornalista, ha effettuato reportages da numerosi Paesi del mondo. Da Libia e Siria, a Cina e India, dai diversi Paesi del Sud America agli Stati Uniti, fino alle diverse nazioni europee e all’Africa nelle sue mille sfaccettature. Ama particolarmente il tema dell’archeologia e dei beni culturali. Dai suoi articoli emerge una lettura appassionata dei luoghi che visita, di cui racconta le esperienze lì vissute. Come testimone che non si limita a guardare e riferire: i moti del cuore sono sempre in prima linea. E’ autore di libri e pubblicazioni.
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