Caprarola, quello spettacolo di Palazzo Farnese è il capolavoro del Vignola: l’esaltazione della famiglia diventa un dono all’architettura

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Angelo Benedetti, Caprarola / Lazio

Il fastoso salone è dedicato all’esaltazione dinastica del suo committente. Esperimento pienamente riuscito, Anche perché questa è una famiglia che in effetti ha detto e fatto tantissimo non solo per Roma e il Lazio, ma a ben guardare anche per il mondo dell’arte. E un’ulteriore attestazione della propria potenza arriva da questo complesso straordinario e suggestivo, uno degli esempi urbanistici più significativi del Cinquecento. Il luogo è Caprarola, in provincia di Viterbo, e loro sono i Farnese. Accanto c’è il vero protagonista, Jacopo Barozzi da Vignola. La creazione di questo grande architetto è imperdibile.

 

(TurismoItaliaNews) Siamo a poca distanza da Viterbo e questo è l’antico territorio di altri straordinari personaggi, gli Etruschi. C’erano ben prima dei Farnese e quello che – anche loro – ci hanno lasciato è un patrimonio incredibile che rende la Tuscia un contenitore straordinario di reperti suggestivi ed ammalianti. Eppure, pur essendo immersa nell’antico territorio etrusco, Caprarola (Bandiera arancione del Touring Club Italiano) getta le sue radici in epoca molto più recente e lega indissolubilmente il suo essere ai Farnese, l’influente e nobile dinastia che ha governato il Ducato di Parma e Piacenza, dal 1545 al 1731, e il Ducato di Castro, dal 1537 al 1649, quando rientra nel patrimonio di San Pietro.

Caprarola, quello spettacolo di Palazzo Farnese è il capolavoro del Vignola: l’esaltazione della famiglia diventa un dono all’architettura

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Caprarola, quello spettacolo di Palazzo Farnese è il capolavoro del Vignola: l’esaltazione della famiglia diventa un dono all’architettura

Palazzo Farnese è l’attrazione autentica di Caprarola, che da antico borgo medievale si è ritrovato con il capolavoro di Jacopo Barozzi, il Vignola, trasformato in un tutt’uno – almeno dal punto di vista scenografico – con l’imponente complesso collegato dalla spettacolare Via Dritta che ha letteralmente squarciato in due la cittadina, che dai piedi della collina sale scavalcando burroni, in parte riempiti e in parte superati con 2 ponti, fino a raggiungere il piazzale antistante l’edificio costruito per volere del cardinale Alessandro Farnese. Così che quando arrivi nel borgo è come se ti sentissi “risucchiato” dalle architetture potenti del Palazzo. “Celebratissimo in tutte le epoche, è unanimemente considerato il capolavoro del Vignola” mentre cominciamo la nostra marcia di avvicinamento.

Ti chiedi subito come fosse il luogo prima della sua costruzione. Se la mole dell'edificio e il suo rapporto con il borgo ne fanno il segno tangibile del potere, le caratteristiche architettoniche fanno intuire la sua genesi complessa. In effetti prima lì c’era una rocca incompiuta, commissionata ad Antonio da Sangallo il Giovane da Alessandro Farnese senior, nonno del cardinale e futuro papa Paolo III. Tutto in famiglia, insomma. Ma quando nel 1559 cominciano i lavori del nuovo palazzone, l’obiettivo di creare qualcosa di increbile si palese immediatamente: “La pianta pentagonale, il fossato, i bastioni angolari sono l’eredità di questa prima fase costruttiva; tutto il resto si deve all'opera di Vignola, attuata per trasformare l'originaria fortezza in palazzo-villa. A lui si devono anche il sistema di scale e il piazzale di raccordo con il paese, ed il lungo rettifilo che funge da asse prospettico e cerimoniale, ottenuto tramite una radicale ristrutturazione del borgo” ci spiegano. A distanza di secoli si comprende come la missione sia stata raggiunta.

Caprarola, quello spettacolo di Palazzo Farnese è il capolavoro del Vignola: l’esaltazione della famiglia diventa un dono all’architettura

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Caprarola, quello spettacolo di Palazzo Farnese è il capolavoro del Vignola: l’esaltazione della famiglia diventa un dono all’architettura

Il risultato infatti è meraviglioso e quando entri, ogni scorcio ti fa palpitare per la bellezza che gli occhi ammirano, in uno sforzo di lettura dei tanti dettagli. A partire dal cortile, fulcro dell'edificio, con una forma circolare estremamente rara per l’epoca in cui si realizza. E se oggi ci stupisce, pensate all’epoca quel che poteva essere… “La forma circolare risponde, comunque, ad una precisa volontà del Vignola e di Alessandro Farnese – sottolinea la nostra guida - e rispecchia con ogni probabilità motivazioni di natura simbolica legate in primo luogo all’ostentazione del potere, come nei precedenti illustri del palazzo dell'imperatore Carlo V a Granada e nella Villa Madama di Roma, commissionata da papa Leone X”.

Al piano terreno, venti pilastri binati si alternano a dieci arcate, creando un ritmo ripreso nel loggiato al piano nobile e sviluppato in senso verticale attraverso l'uso dell'arco trionfale con semicolonne ioniche (ripreso dal bramantesco Cortile del Belvedere in Vaticano). I due piani superiori del palazzo, riservati alla “famiglia” del cardinale, sono arretrati e invisibili dal basso; l'espediente consente l'armonia delle proporzioni, in quanto l'altezza del cortile corrisponde al suo diametro (21 metri circa) e dissimula gli spazi sussidiari per concentrare l'attenzione sulla sfera del signore. L’altro approccio che ti emoziona è con la decorazione delle pareti realizzata tra il 1560 e il 1583 uno dei maggiori cicli pittorici del tardo Manierismo. La storia, la mitologia e le Sacre Scritture sono il pretesto per rinviare alla funzione degli ambienti e per tessere le lodi del committente, della sua famiglia o dei luoghi farnesiani.

Caprarola, quello spettacolo di Palazzo Farnese è il capolavoro del Vignola: l’esaltazione della famiglia diventa un dono all’architettura

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Caprarola, quello spettacolo di Palazzo Farnese è il capolavoro del Vignola: l’esaltazione della famiglia diventa un dono all’architettura

Ma è la Sala dei fasti farnesiani, firmato da Taddeo Zuccari e dai suoi aiuti, il luogo deputato ad esaltare senza ombra di dubbio, la dinastai del padrone di casa, allo stesso modo di quanto fatto nel Salotto del Palazzo Farnese di Roma o nella Sala dei cento giorni alla Cancelleria, residenza romana del cardinale Alessandro. “I momenti salienti dell'epopea farnesiana sono esibiti con solennità, datati e commentati da iscrizioni di gusto classico; gli episodi più antichi sono illustrati nella volta, i più recenti sulle pareti, dipinti come arazzi” ci viene fatto notare. Sulla volta sono rievocati gli episodi relativi al periodo di ascesa e affermazione territoriale della famiglia (1100-1435); i quattro riquadri nei lati lunghi celebrano gli antenati del cardinale Alessandro come condottieri al servizio della Chiesa o di potenze secolari ad essa fedeli; le due scene di investitura sottolineano la legittimità del potere esercitato. I tondi nei lati corti si riferiscono a fatti memorabili compiuti dai Farnese a Orbetello e a Orvieto, località ai confini del ducato di Castro. Al centro della volta, lo stemma farnesiano nella versione antica con sedici gigli, ridotti prima a nove, poi a sei. Da oculi sfondati si affacciano quattro allegorie, che rappresentano i fondamenti della gloria dei Farnese.

E poi il Gabinetto dell’Ermatena, ancora opera di Federico Zuccari nel 1566. Studiolo personale del cardinale Alessandro, si caratterizza per le ridotte dimensioni della stanza e la sua particolare posizione appartata, dunque pensato come spazio intimo e adatto al raccoglimento. Il grande tondo al centro del soffitto, considerato uno dei migliori brani autografi di Federico Zuccari, raffigura un essere androgino costituito dalla fusione di Mercurio e Minerva, identificato da un cartiglio in greco come Hermathena. “La figurazione simboleggia l'unione di eloquenza e sapienza e benchè rappresentata di rado, veniva spesso evocata negli ambienti umanistici, sulla scia di Cicerone che per primo l'aveva poste ad ornamento della propria Accademia” sottolinea la guida che ci accompagna nella visita. Nei pennacchi agli angoli della volta sono raffigurati oggetti relativi alle scienze e alle arti che alluderebbero, secondo alcune letture, alle invenzioni di Mercurio e di Minerva; nelle lunette d'imposta della volta sono inseriti riquadri con paesaggi antichizzanti. In uno dei paesaggi è riconoscibile il Serapeo di Villa Adriana, in un altro l’episodio di Ulisse con le sirene, inno al desiderio di conoscenza.

Caprarola, quello spettacolo di Palazzo Farnese è il capolavoro del Vignola: l’esaltazione della famiglia diventa un dono all’architettura

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Se dentro le meraviglie abbondano, fuori è la scoperta a lasciarti sorpreso. Al palazzo erano annessi due giardini segreti ideati dal Vignola (che è vissuto tra il 1507 e il 1573) ma completati dopo la sua morte. Più a monte, a ridosso di una palazzina conosciuta come “Casina del Piacere”, è stato strutturato tra il 1584 e il 1586 da Jacopo del Duca e Giovanni Antonio Garzoni un complesso di fontane e terrazzamenti su cui è intervuto successivamente anche Girolamo Rainaldi per conto del pronipote di Alessandro, cardinale Odoardo Farnese. Nel 1731 il complesso è passato in eredità ai Borbone di Napoli e dal 1941 è proprietà dello Stato Italiano.

Abbiamo detto della Diritta (oggi via Filippo Nicolai) realizzata tra il 1557 e il 1564 sempre su progetto dell’architetto Jacopo Barozzi da Vignola. Lunga circa 680 metri, la sua realizzazione ha ha comportato una modifica del livello stradale, con la necessità di costruire grandi ponti, diversi sottopassaggi, vicoli in pendenza, scalinate, nuovi palazzetti signorili, la ristrutturazione delle abitazioni esistenti. Un riassetto urbanistico incredibile, che per apprezzarlo e comprenderne il funzionamento tecnico, oltre che scenografico, spinge a perdersi nelle stradine laterali di Caprarola.

Caprarola, quello spettacolo di Palazzo Farnese è il capolavoro del Vignola: l’esaltazione della famiglia diventa un dono all’architettura

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