TREND | Il Mediterraneo si scalda ancora: il 2025 entra nella storia dei mari italiani, Italia divisa sul fronte delle precipitazioni

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Il nuovo rapporto di Ispra e del Sistema nazionale per la protezione dell'ambiente fotografa un mare sempre più caldo e un'Italia divisa sul fronte delle precipitazioni. Il Mediterraneo continua a lanciare segnali sempre più evidenti del cambiamento climatico. Le acque che bagnano le coste italiane non sono mai state così calde con tanta continuità come negli ultimi decenni e il 2025 lo conferma con numeri che richiamano l'attenzione di scienziati e istituzioni.

 

(TurismoItaliaNews) Secondo il nuovo rapporto "Il clima in Italia nel 2025", elaborato dal Sistema nazionale per la protezione dell'ambiente (Snpa) – che riunisce Ispra e le Agenzie regionali e provinciali per la protezione dell'ambiente (Arpa e Appa) – la temperatura media annuale dei mari italiani ha raggiunto i 20 gradi centigradi, valore di 1,8 gradi superiore alla media climatica del periodo 1991-2020. Si tratta del secondo anno più caldo per le acque marine italiane dall'inizio delle rilevazioni sistematiche nel 1982.

L'estate ha fatto registrare i valori più elevati, con una temperatura media superficiale di 26,64 gradi a luglio e 26,48 gradi ad agosto, confermando una tendenza ormai consolidata. Dal 2000 in poi, infatti, i mari italiani hanno fatto segnare quasi sempre temperature superiori ai valori climatici di riferimento, delineando un riscaldamento persistente che interessa l'intero bacino del Mediterraneo.

Il rapporto evidenzia anche un'Italia climaticamente divisa sotto il profilo delle precipitazioni. Mentre il Nord beneficia di un incremento delle piogge pari al 7% rispetto alla media, con un conseguente miglioramento della disponibilità idrica, il Centro si mantiene sostanzialmente in linea con i valori climatologici. Situazione diversa al Sud, dove le precipitazioni risultano inferiori del 5%, confermando una distribuzione sempre più irregolare delle risorse idriche sul territorio nazionale e ponendo nuove sfide alla gestione dell'acqua e degli ecosistemi.

Dal 2000 in poi, in quasi tutti gli anni si sono registrate in Italia temperature atmosferiche più alte della media e il 2025 conferma questa tendenza, con un'anomalia di temperatura media di +1,03 gradi rispetto al valore climatologico 1991-2020. Tutti i mesi, tranne ottobre e novembre, risultano più caldi del normale; il mese di giugno, con il picco di 3,23 gradi sopra la media, è stato il secondo della serie, dopo il record del 2003. Anche tutte le stagioni chiudono con valori superiori alla media. In particolare, l'estate, con +1,46 gradi , si colloca al quarto posto tra le più calde dal 1961; l'inverno, con +1,21, e la primavera, con +0,86 rientrano tra le più calde della serie, mentre l'autunno mostra un aumento più contenuto, pari a +0,16.

"I dati del monitoraggio del Sistema nazionale per la protezione dell'ambiente confermano che il cambiamento climatico non è più una sfida del futuro, ma una realtà con cui siamo già chiamati a confrontarci - evidenzia Maria Alessandra Gallone, presidente di Ispra ee Snpa - Gli scenari elaborati da Ispra dimostrano che il raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni è possibile, a condizione di accelerare il percorso con scelte fondate sulla conoscenza scientifica, sulla qualità dei dati e sulla capacità di prevenire e adattarsi ai cambiamenti. La transizione ecologica ed energetica si costruisce con la collaborazione di istituzioni, imprese e cittadini perché trasformando la conoscenza in azione potremo rendere il nostro Paese più sicuro, resiliente e competitivo”.

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