Nasce negli Studi di Cinecittà il Museo Italiano dell'Audiovisivo e del Cinema: il Miac apre al pubblico a dicembre

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Racconta storia, evoluzioni, prospettive dell’arte delle immagini in movimento lungo gli ultimi 120 anni, verso il futuro: il Cinema, la Televisione, gli Archivi, le nuove tecnologie digitali, raccontati in una dimensione multimediale, immersiva, espositiva, esperienziale. E’ il Miac, il nuovo Museo Italiano dell'Audiovisivo e del Cinema che nasce negli Studi di Cinecittà.

 

(TurismoItaliaNews) Un nuovo modo di immergersi nelle arti e nelle tecniche che hanno costruito il nostro immaginario. Un luogo per ritrovare o scoprire il nostro immaginario collettivo, dove i visitatori italiani e non, possono conoscere e vivere la storia e l’evoluzione dell’arte più potente nata oltre un secolo fa: l’arte delle immagini in movimento, l’Audiovisivo. Il medium che ha determinato il nostro modo di vedere, conoscere e immaginare il mondo, attraverso le lenti del Cinema, della Televisione, fino alla tecnologia digitale della Realtà Virtuale e Aumentata, e del Videogioco. Ma soprattutto un viaggio attraverso la sua crescita tecnologica nel paese, l’Italia, dove da molti secoli l’immagine è al centro dello sviluppo culturale e sociale. Questo è il presupposto di ciò che vuole raccontare il Miac – il nuovo Museo Italiano dell’Audiovisivo e del Cinema, che apre al pubblico negli Studi di Cinecittà dal prossimo dicembre. Il primo museo multimediale, interattivo e immersivo interamente dedicato al genere nella Capitale.

Nasce negli Studi di Cinecittà il Museo Italiano dell'Audiovisivo e del Cinema: il Miac apre al pubblico a dicembre (foto Cristina Vatielli - None Collective)

Voluto e finanziato dal ministero per i Beni e le attività culturali e per il turismo, il Miac è realizzato da Istituto Luce-Cinecittà, in partnership con Rai Teche e Csc – Centro Sperimentale di Cinematografia, in collaborazione con Cineteca di Bologna, Aamod – Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, Museo Nazionale del Cinema di Torino, Fondazione Cineteca Italiana, Cineteca del Friuli, Mediaset, con il patrocinio di Siae. Un’unione ricercata e trovata di grandi marchi della nostra memoria e dell’immaginario, che insieme rappresentano un patrimonio di archivi visivi di livello mondiale. La cura del Miac è affidata a Gianni Canova, storico del cinema, docente universitario, Gabriele D’Autilia, storico della fotografia, docente universitario di studi visuali, Enrico Menduni, storico dei mass media, docente universitario, Roland Sejko regista. L’allestimento è ideato, progettato e curato da None collective. Il progetto edilizio è curato dall’architetto Francesco Karrer.

Il Museo Italiano dell’Audiovisivo e del Cinema sorge all’interno degli Studi di Cinecittà su un’area di 1650 metri quadri, nell’edificio un tempo sede del Laboratorio di Sviluppo e Stampa: un luogo dove nei decenni, in milioni di metri di pellicole e pizze, è passata buona parte della storia del cinema italiano. Ora quelle sale tornano a vivere, e a ospitare nuovamente la pellicola. Quello che il MIAC racconterà e farà vivere al pubblico è il percorso del patrimonio audiovisivo italiano dalle origini del Cinema, ai filmati che hanno costituito i grandi archivi del nostro paese fino all’arrivo della Televisione e alla nascita e allo sviluppo della nuova immagine digitale. Un patrimonio visto nelle sue relazioni con la Storia, con la nostra vita sociale e culturale e i mutamenti del linguaggio visivo lungo il XX e XXI secolo.

Nasce negli Studi di Cinecittà il Museo Italiano dell'Audiovisivo e del Cinema: il Miac apre al pubblico a dicembre (foto Cristina Vatielli - None Collective)

Quello che le sue sale ospiano è il lungo “film” della visione in Italia. Alla base del Museo c’è naturalmente la materia: centinaia di film e filmati d’archivio (degli immensi fondi dell’Istituto Luce e delle Teche Rai, e degli archivi partner), documenti, fotografie, interviste, sigle, backstage, grafiche, radio… Un patrimonio materiale e immateriale di civiltà visiva lungo 120 anni. Ma reso immersivo ed emozionale grazie a installazioni interattive, videoarte, linguaggi transmediali, per sollecitare i sensi e le percezioni del visitatore. Nel Miac cinema, tv, digitale, si mescolano in un nuovo linguaggio, e in un nuovo genere. Il Museo è dedicato all’arte della visione, e all’arte di chi vede. L’approccio è molteplice: immersivo, conoscitivo, emozionale e personale. Il racconto non è didascalico, non procede per cronologia, ma si sviluppa per aree tematiche trasversali.

Il criterio di selezione dei contenuti non punta alla completezza ed esaustività della storia dei media. Non sarebbe possibile e non è questo l’obiettivo. Punta invece a restituire l’energia e la ricchezza di un patrimonio che ha posto l’Italia ai vertici della produzione audiovisuale. La scelta dei titoli, del montaggio, degli accostamenti con le installazioni, crea connessioni, metafore, provocazioni, allusioni, pur nel rispetto documentale e storico. Allo stesso modo il Museo si rivolge è un pubblico aperto: trasversale per età e per formazione. Il Miac è aperto a tutto il mondo degli appassionati della materia così come agli studiosi e agli specialisti; e vuole incontrare chi cerca nell’audiovisivo formazione e conoscenza professionale, senza escludere chi cerca solo di farsi sorprendere da un viaggio inedito e inaspettato.

Nasce negli Studi di Cinecittà il Museo Italiano dell'Audiovisivo e del Cinema: il Miac apre al pubblico a dicembre (foto Cristina Vatielli - None Collective)

Il Percorso del Museo
Il percorso si sviluppa in 12 ambienti principali su un’area di 1650 metri quadri scanditi in aree tematiche. Ogni sala esplora un tema, attraverso i materiali visivi e sonori accompagnati da apparati testuali, e un’installazione immersiva pensata per approfondire la sfera di senso del tema proposto al visitatore. I temi sono ampi contenitori suggestivi: Potere, Musica, Commedia, Lingua, Eros, Maestri… Un lemmario essenziale per sfogliare l’atlante dell’immaginario. Due elementi che procedono in ampia lunghezza – come una pellicola o un nastro – formano la spina dorsale del Miac. Il primo è la Timeline, una parete di oltre trenta metri in cui attraverso un sorprendente graffito animato leggiamo, vediamo, tocchiamo date ed eventi della storia dell’audiovisivo in Italia, dal pre-cinema a oggi. Un congegno di grafica e realtà aumentata che unisce didattica a una festa per gli occhi.

Il secondo elemento è il mitico Nastro trasportatore, il rullo originale di oltre 40 metri che per decenni ha trasportato in queste sale le pellicole per le lavorazioni. E che oggi fa viaggiare i pensieri scritti dai visitatori su schermi luminosi, trasformandoli in piccoli biglietti stampati. Un poetico omaggio allo Sviluppo e Stampa. Il primo ambiente ad accogliere il visitatore del Miac è il Botteghino: spazio di attesa, foyer, dove tra insegne di famose sale cinematografiche, si avvicendano suoni e jingle familiari allo spettatore. La prima sala è quella delle Emozioni/L’immaginario del Cinema italiano del ‘900. Proiezioni su schermi di volti di spettatori e decine di frammenti di specchi replicano scene memorabili del nostro cinema. A dire che i film sono lo specchio in cui abbiamo scoperto le nostre emozioni: paura, desiderio, avventura, sogni, speranze…

Nasce negli Studi di Cinecittà il Museo Italiano dell'Audiovisivo e del Cinema: il Miac apre al pubblico a dicembre (foto Cristina Vatielli - None Collective)

La Sala Attori e Attrici celebra i primi portavoce di un film, di uno show. Un mosaico di sequenze e primi piani ce li restituisce: divi e divine, stelle per ammiratori, premi, festival. Icone irraggiungibili o che talvolta gli italiani hanno preso a modello, estetico e soprattutto sentimentale. Tre spettacolari cornici formate da 100 lampadine li racchiudono come in un unico, prezioso camerino.

Sala Storia. Cinema e TV sono diventati un libro necessario per studiare e capire la nostra storia. Gli schermi di questa sala ne fanno un racconto discronico, un potente zapping sull’identità degli italiani – o il difficile tentativo di averne una.

Lingua. L’audiovisivo come noto è stato un elemento fondamentale nell’unificazione linguistica dell’Italia. Ma una miriade di drammaturgie è basata sui dialetti e regionalismi di un paese unificato e mai troppo unito. La sala inonda di suoni, parole, dialoghi sovrapposti, che si unificano alle scene selezionate su 3 grandi lightbox. L’unione di audio e video restituisce la ricchezza sfavillante del nostro cinema e della nostra lingua.

Potere. Due pareti di cemento alte due metri e mezzo mostrano attraverso archivi e film le rappresentazioni del potere vissuto nel tempo dagli italiani. Volti indelebili e capolavori memorabili. Potere vissuto come prevaricazione, o con ironia resistente. Due nomi su tutti a rappresentarlo: Gian Maria Volontè, e Totò.

Paesaggio. Eros. Commedia. Cibo. L’incanto del paesaggio italiano: inimitabile, abusato, immortalato dalle camere. Il frutto e la civiltà di quel paesaggio: il nostro nutrimento. Le immagini del desiderio, velato o esplicitato. Infine un genere principe del nostro cinema, tanto da meritargli una denominazione, “commedia all’italiana”. Quattro temi diversi, riprodotti da quattro vasti schermi, in contemporanea. In mezzo uno spettacolare paesaggio lunare, di terra e steli luminosi, che reagisce agli impulsi dei film. Un’esperienza tattile e visiva sorprendente, un invito a uno sguardo differente.

Nasce negli Studi di Cinecittà il Museo Italiano dell'Audiovisivo e del Cinema: il Miac apre al pubblico a dicembre (foto Cristina Vatielli - None Collective)

Musica. La colonna sonora della nostra vita. Musiche per film, film musicali – nel paese del melodramma e poi dei musicarelli – dal primo film sonoro La canzone dell’amore del 1930, ai geni italiani della musica per film: Morricone, Rota, Trovajoli, Piovani… Barre luminose disegnano l’accompagnamento a tempo e tono di questo irresistibile blob sonoro.

Maestri. I nomi su cui viaggia il cinema italiano nel mondo. Visti al lavoro, in backstage, pause, e in memorabili premiazioni. Ma maestri sono anche i lavoratori dello spettacolo, le maestranze, che contribuiscono con mestiere e genio alla costruzione delle visioni personali degli autori. Un’architettura brillante di luci e maglie metalliche disegna pilastri e cieli di luci.

Futuro. Una sala ricoperta di specchi, priva di riferimenti dimensionali, in cui scie luminose dialogano con una colonna video al centro. Una scatola di specchi che crea infinite riflessioni. Il futuro è il modo in cui si guarda a esso.

Nasce negli Studi di Cinecittà il Museo Italiano dell'Audiovisivo e del Cinema: il Miac apre al pubblico a dicembre (foto Cristina Vatielli - None Collective)Il Miac oltre il Museo
Questi gli spazi dell’esposizione permanente del Miac. Che nasce però come struttura in divenire, start up capace di crescere modificandosi nel tempo, e che ospiterà anche mostre temporanee, installazioni, proiezioni, incontri. Un progetto polifunzionale che intorno all’asse dell’esposizione fa ruotare una mole di progetti di diffusione culturale, didattica, formazione, avviamento professionale. Il Museo ospiterà nei suoi locali una bibliomediateca a uso di visitatori e studenti, per approfondire ricerche nell’immenso tesoro dell’Archivio Luce, uno dei fondi visivi più digitalizzati in Europa, con migliaia di filmati e di foto fruibili sul sito archivioluce.com. E ci saranno una sala cinema per proiezioni, e uno spazio conferenze.

Un prezioso punto di conoscenza sarà poi lo Spazio Lettura Tullio Kezich, che vivrà della biblioteca personale del grande critico cinematografico, con un fondo librario di oltre 5.000 volumi consegnati al Miac da Alessandra Levantesi Kezich. Complementare al Miac, una serie di attività di formazione rivolte ai giovani, declinate in formato Erasmus con scambi e residenze internazionali, svolta in collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia e altre istituzioni di settore. E nell’ambito del Museo sarà promosso un Laboratorio di Conservazione e Restauro, specializzato nel restauro analogico della pellicola. Nell’epoca segnata dal ‘passaggio al digitale’, un luogo di attenzione a un supporto unico e insostituibile, di cui è divenuta necessaria la conoscenza per tutelare la sopravvivenza dei capolavori del passato.

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