Calabria, ecco il Codex Purpureus Rossanensis: è uno dei tesori più straordinari della cultura bizantina

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Eugenio Serlupini, Rossano / Calabria

Nascosto tra le mura silenziose della città di Rossano, in Calabria, si cela uno dei tesori più straordinari della cultura bizantina, un libro che da secoli custodisce fede, arte e mistero: il Codex Purpureus Rossanensis. A prima vista può sembrare un antico manoscritto come tanti, ma basta aprirne le pagine per immergersi in un mondo di colori preziosi e narrazioni sacre che ancora oggi incantano studiosi e viaggiatori. Tra “Le eccellenze del Patrimonio culturale italiano”, l’Italia gli ha dedicato un francobollo in circolazione dal 9 ottobre.

 

(TurismoItaliaNews) Il Codice è composto da 188 fogli di finissima pergamena tinta di porpora, un colore che non era solo estetica, ma simbolo di regalità e sacralità, destinato a ciò che non poteva appartenere al quotidiano. Sfogliandolo, si incontrano le parole del Vangelo di Matteo, gran parte di quello di Marco e un frammento della lettera di Eusebio a Carpiano, disposte in due colonne di venti righe ciascuna. I primi versi dei Vangeli brillano ancora oggi di oro, mentre il resto del testo si staglia in argento, una scelta che da sola racconta quanto questo codice fosse destinato a un ambiente di élite, probabilmente imperiale.

Calabria, ecco il Codex Purpureus Rossanensis: è uno dei tesori più straordinari della cultura bizantina

Calabria, ecco il Codex Purpureus Rossanensis: è uno dei tesori più straordinari della cultura bizantina

“Il fascino - spiegano monsignor Maurizio Aloise arcivescovo di Rossano-Cariati, don Giuseppe Straface direttore del Museo Diocesano e del Codex; e Cecilia Perri vicedirettrice, ai quali Poste Italiane ha affidato la redazione del bollettino illustrativo del francobollo - cresce davanti alle miniature che decorano il manoscritto: quindici scene che non sono semplici illustrazioni, ma veri e propri ponti tra la parola scritta e il racconto visivo. Dieci di queste, organizzate su due registri, raccontano episodi evangelici con un linguaggio pittorico di rara raffinatezza. Sopra, le scene del Nuovo Testamento – dalla Resurrezione di Lazzaro all’Ingresso di Gesù a Gerusalemme, fino al drammatico processo davanti a Pilato – si intrecciano con le figure dei profeti, disposte in basso come testimoni silenziosi, che collegano l’Antico e il Nuovo Testamento. Ogni dettaglio, dai rotoli profetici alle mani alzate in gesto di indicazione, è un invito a leggere il testo come un filo continuo che unisce millenni di fede”.

Ma ciò che rende unico il Codex Purpureus Rossanensis non è solo la sua bellezza, quanto il mistero che lo avvolge. Le origini sono incerte: forse Antiochia di Siria, forse Cesarea di Palestina o Costantinopoli. Gli studiosi lo collocano al VI secolo, nel cuore di un Impero Romano d’Oriente ancora ricco di fermento culturale. Eppure, come sia giunto fino a Rossano rimane avvolto nel silenzio della storia. L’ipotesi più condivisa lo lega alla diffusione del rito greco in Calabria, a partire dall’VIII secolo, quando monaci ed ecclesiastici bizantini portarono con sé tesori spirituali e materiali.

Calabria, ecco il Codex Purpureus Rossanensis: è uno dei tesori più straordinari della cultura bizantina

Ritrovato nella sacrestia della Cattedrale di Rossano, il manoscritto cominciò a far parlare di sé soltanto nel XVIII secolo. Fu però con la pubblicazione degli studiosi tedeschi Adolf von Harnack e Oscar von Gebhardt, nel 1880, che il Codex uscì dal suo isolamento e divenne oggetto di studi intensi, capaci di alimentare fino a oggi una fitta bibliografia. Oggi, questo capolavoro dell’arte bizantina è custodito al Museo Diocesano dell’Arcidiocesi di Rossano-Cariati, dove non è solo un reperto, ma un’esperienza viva per chi lo osserva. Entrarvi significa trovarsi davanti a un testimone millenario, capace di raccontare non solo la storia del Cristianesimo, ma anche quella di una terra di confine come la Calabria, crocevia di popoli, culture e spiritualità.

Il riconoscimento dell’Unesco, che nel 2015 ha inserito il Codice nel registro “Memory of the World”, è la conferma del suo valore universale. Visitare Rossano significa dunque non solo ammirare uno dei più straordinari evangeliari miniati, ma anche lasciarsi sedurre da un mistero che resiste al tempo, un enigma che continua a richiamare viaggiatori curiosi e amanti della bellezza. Perché il Codex Purpureus Rossanensis non è solo un libro: è un viaggio attraverso i secoli, un ponte di pergamena che unisce l’uomo di oggi con le radici profonde della sua storia.

Il francobollo in distribuzione dal 9 ottobre, ha il valore della tariffa B pari a 1.30 euro, stampato con una tiratura di duecentomilaquattro esemplari in fogli da ventotto. La vignetta riproduce la Tavola dei Canoni delle Concordanza con i ritratti dei quattro evangelisti, considerata tra le più rappresentative del Codex Purpureus Rossanensis giacché, in origine, doveva essere il frontespizio del manoscritto onciale greco del VI secolo, uno dei più antichi codici miniati del Nuovo Testamento.

Codex Purpureus Rossanensis
Manoscritto miniato su pergamena
188 ff., mm. 308 x 264
(Sec. VI)
Corigliano-Rossano (Cs), Museo Diocesano e del Codex

 

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