Gli antichi Romani viaggiano per posta: dalla Via Claudia Augusta al Ponte di Tiberio a Rimini

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Due testimonianze del passato che arricchiscono il patrimonio artistico e culturale italiano. Sono il Ponte di Tiberio a Rimini e la Via Claudia Augusta, l’antica strada romana di cui si celebra il bimillenario e che dalle pianure del Po e dall’Adriatico portava fino al Danubio. Proprio loro sono i soggetti dei due francobolli che l’Italia manda in campo il 2 maggio 2014 per una promozione che ha inevitabilmente un risvolto turistico.

 

(TurismoItaliaNews) Il filo che li lega è fin troppo evidente, ma non richiama soltanto la comune matrice romana. Piuttosto anche l’ingegno e la perizia tecnica che a quasi duemila anni di distanza consente in qualche modo ancora di fruirne, se non altro dal punto di vista dell’attrazione.

Il francobollo dedicato al Ponte di Tiberio a RiminiIl francobollo dedicato alla Via Claudio Augusta

Il primo francobollo – nel valore di 1,90 euro, bozzettista ed incisore Rita Fantini – parla del Ponte di Tiberio sul fiume Marecchia, gioiello architettonico che testimonia la perfezione delle infrastrutture di epoca romana. E’ l'antico Ariminus intorno al quale è sorto il primo insediamento di Rimini e che ancora oggi crea il collegamento tra la città e il suburbio (l’attuale borgo San Giuliano). Da qui partono le vie consolari Emilia e Popilia dirette al Nord. La via Emilia, tracciata nel 187 avanti Cristo dal console Emilio Lepido, collegava Rimini a Piacenza; attraverso la via Popilia, invece, si raggiungeva Ravenna e si proseguiva fino ad Aquileia.

Iniziato da Augusto nel 14 e completato da Tiberio nel 21 dopo Cristo, come ricorda l'iscrizione che corre sui parapetti interni, il ponte si impone per il disegno architettonico, la grandiosità delle strutture e la tecnica costruttiva. Poco spazio è concesso invece all'apparato figurativo, comunque intriso di significati simbolici. In pietra d'Istria, si sviluppa in cinque arcate che poggiano su massicci piloni muniti di speroni frangiflutti ed impostati obliquamente rispetto all’asse del ponte, in modo da assecondare la corrente del fiume riducendone la forza d’urto, secondo uno dei più evidenti accorgimenti ingegneristici.

La deviazione del Marecchia prima e, più recentemente, i lavori per la predisposizione di un bacino chiuso, hanno messo in luce i resti di banchine in pietra a protezione dei fianchi delle testate di sponda; recenti sondaggi hanno poi rivelato che la struttura del ponte poggia su un funzionale sistema di pali di legno, perfettamente isolati.Il ponte è sopravvissuto alle tante vicende che hanno rischiato di distruggerlo: dai terremoti alle piene del fiume, dall’usura agli episodi bellici quali l’attacco inferto nel 551 da Narsete, durante la guerra fra Goti e Bizantini di cui restano i segni nell’ultima arcata verso il borgo San Giuliano, e durante la seconda guerra mondiale il tentativo di minarlo da parte dei tedeschi in ritirata.

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Il secondo francobollo è dedicato alla Via Claudia Augusta ed ha il valore di 0,70 euro: la bozzettista Anna Maria Maresca ha scelto il ponte romano ad unica arcata nei pressi di Lamon, una delle poche testimonianze architettoniche rimaste dell’antica strada, mentre in basso a sinistra è riprodotto il logo delle celebrazioni per il bimillenario dell’antica strada. La Via Claudia Augusta rivive ora, dopo 2000 anni di storia, una nuova, fresca stagione. Con la fine dei conflitti e l’Europa finalmente unita, la strada è diventata un ponte che unisce e mescola culture, ambienti, emozioni; è un percorso-simbolo che attraversa tre nazioni dall’enorme varietà di paesaggio e di tradizioni, bellezze d’arte e specialità enogastronomiche, all’insegna di un turismo dal volto umano, giovane ed ecologicamente compatibile. Un itinerario che invita a lasciare a casa l’orologio, per vedere luoghi e paesaggi con un occhio nuovo, attento ai colori, alle sottili sfumature, ai profumi, al sapore della storia che intride qui ogni cosa.

Tutto ha avuto inizio nel 15 avanti Cristo, quando il generale romano Druso Maggiore, figlio adottivo di Augusto, decise di aprire un valico nelle Alpi nel corso delle campagne militari in Rezia - Vindelicia e nel Norico, l'attuale Austria. L'immane opera viaria venne conclusa solo 60 anni dopo, nel 46-7 d.C. dal figlio di Druso, l'Imperatore Claudio (41-54 d.C.), per collegare uomini e merci tra l'Adriatico e il Po con le pianure danubiane, a nord dell'Impero. Nata con Druso come arteria di conquista e di difesa, la Via Claudia Augusta vide con l'Imperatore Claudio uno sviluppo civile che portò all'inurbamento delle stationes utilizzate per il cambio dei cavalli, che iniziarono lentamente a fortificarsi. Uno sviluppo che continuò nei decenni successivi e che è ben testimoniato dai numerosi reperti archeologici recuperati lungo tutto il corso della Via Claudia Augusta, per lungo tempo unica rete viaria tra regioni retiche ed adriatiche.

Per saperne di più
La mappa della Via Claudia Augusta

 

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