La Stonehenge del Mediterraneo: in Sardegna pietre che custodiscono segreti che durano da quattro millenni

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Giuseppe Botti, Alghero / Sardegna

Il parco di Pranu Muttedu rappresenta uno dei più suggestivi siti archeologici della Sardegna interna. E poi le sepolture Domus de janas, i dolmen di Istithi e i numerosi menhir, in sardo “ perdas fittas ”, che testimoniano la presenza di antichi insediamenti fin dal Neolitico. E che dire dello straordinario villaggio nuragico Su Nuraxi, esempio più completo e meglio conservato di nuraghe, dichiarato patrimonio dell’Umanità dall’Unesco? Ecco le testimonianze più suggestive delle prime civiltà comparse nel Mediterraneo.

 

(TurismoItaliaNews) “C’è una vicenda millenaria raccontata dalle testimonianze archeologiche disseminate su tutto il territorio. I segni tangibili della preistoria isolana sono infiniti: menhir, dolmen, domus de Janas, pozzi sacri, tombe dei giganti e infiniti complessi nuragici. Enormi pietre che custodiscono segreti lunghi quattro millenni”: chi in Sardegna si occupa di promozione turistica non ha dubbi nel ritenere attrazioni di inestimabile valore culturale e artistico questi reperti praticamente unici nella loro essenza.

Da questo punto di vista la Regione Sardegna è particolarmente impegnata nella valorizzazione e nell’esortazione a far conoscere da vicino questo patrimonio. “Costruzioni, spesso intatte, delle prime civiltà esistite in Europa, siti unici al mondo, un patrimonio da scoprire e da vivere: ecco la Stonehenge del Mediterraneo. È la sensazione immediata di fronte all’imponenza dei resti della preistoria sarda. Monumenti megalitici, pietre che raccontano vicende e protagonisti, che identificano popoli e credenze. Visitare l’Isola significa rivivere gli stessi percorsi, risentire dalle stesse pietre il suono di un racconto lontano. Luoghi suggestivi e intrisi di fascino, da percorrere a piedi o su due ruote, a contatto con natura e storia. Una giornata in Sardegna è come sfogliare centinaia di pagine di un libro di archeologia: ci si imbatte in siti e complessi tra i più importanti al mondo” sottolineano ancora dalla Regione Sardegna.

A meritare più di altre il titolo di Stonehenge sarda, la zona di Pranu Muttedu: le Perdas Fittas sono le tracce più evidenti della civiltà neolitica. A pochi chilometri dall'abitato di Goni, lungo la provinciale per Cagliari e ad appena mezz'ora di macchina dal capoluogo è possibile ammirare il parco di Pranu Muttedu, che rappresenta uno dei più suggestivi siti archeologici della Sardegna interna. L'area del parco si divide in due parti, per un estensione totale di circa 200mila metri quadrati, è interessata da uno dei più importanti compendi monumentali della preistoria sarda. Gli scavi svolti all'inizio degli anni '80, hanno portato alla luce numerosissimi manufatti di diversa tipologia e fattura, riferibili a comunità stanziali di cultura Ozieri risalenti al Neolitico recente (3200 – 2800 a.C). La presenza di numerose tombe e menhir fa pensare ad un utilizzo del sito in funzione di riti sepolcrali e religiosi, collegati al culto degli antenati.

Goni, Pranu Muttedu

Il complesso archeologico presenta la più alta concentrazione di Menhir che si conosca in Sardegna (circa sessanta, variamente distribuiti in coppie, allineamenti o gruppi). L'intero complesso monumentale sorge su un aria fittamente ricoperta da querce secolari e da altre essenze tipiche della macchia mediterranea. La combinazione di un cosi ricco e raro patrimonio monumentale con quello boschivo ed ambientale, la varietà dei colori e dei profumi delle numerose essenze in perenne fioritura conferiscono al sito caratteristiche originali e di particolare suggestione. Leggende e favole che si perdono nel tempo, come quelle delle Janas della Barbagia, accompagnano il viaggiatore nella visita ai resti preistorici. Ben settemila torri di pietra, e tante altre potrebbero ancora venire alla luce. Esattamente una ogni tre chilometri quadrati.

La straordinaria concentrazione di siti archeologici rende il territorio di Orune uno dei più affascinanti di tutta la Sardegna. Le sepolture denominate “domus de janas”, in località Marreri, i dolmen di Istithi e i numerosi menhir, chiamati in sardo “perdas fittas ”, testimoniano la presenza di antichi insediamenti fin dal Neolitico. All’età del Bronzo risalgono i numerosi nuraghi, alcuni dei quali conservano i resti dei villaggi circostanti e delle tombe dei giganti. L’area si caratterizza per la presenza di fonti e pozzi sacri dedicati al culto delle acque: Su Lidone, Su Pradu, Lorana e lo straordinario monumento di Su Tempiesu, tappa obbligata per gli appassionati di archeologia. Quest’ultimo rappresenta l’unico esemplare di fonte sacra, finora conosciuto, che conservi la copertura originale risalente al Bronzo Recente.

In località Sant’Efis è stato riportato alla luce un importante insediamento romano, in parte sovrapposto a quello nuragico, frequentato tra il III e il V secolo d.C. mentre risalirebbero al Seicento i resti della chiesa di Sant’Efisio, scoperta durante gli scavi del sito. Probabilmente i nuraghi, simbolo dell’Isola, erano il centro della vita sociale di una civiltà che fiorisce agli esordi dell’età del Bronzo (metà II millennio a.C.) e arriva sino a quella del Ferro (IX secolo a.C.) e che si distingue rispetto a tutte le culture del Mediterraneo. In alcune aree, come nella Valle dei Nuraghi (nel Logudoro) se ne trovano trenta a poche centinaia di metri l’uno dall’altro.

Quello di Barumini, Su Nuraxi, è stato proclamato patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. Il villaggio nuragico Su Nuraxi è l’esempio più completo e meglio conservato di nuraghe, mentre il complesso di questi monumenti, sparsi su tutto il territorio della Sardegna ed esclusivi dell’isola, costituisce una delle testimonianze più significative della cultura preistorica del bacino del Mediterraneo. I nuraghi erano torri difensive a forma di tronco di cono realizzate con grossi macigni a secco, dotate di sale interne e coperte da tetti a volta. Alcuni nuraghi, come nel caso del villaggio di Barumini, sono posti all’interno di recinti costituiti da torri più piccole, collegate da muri massicci. Intorno alla fine dell’Età del Bronzo la società nuragica cominciò a evolversi in modo sempre più complesso. I più importanti interventi di sviluppo ed espansione dei dispositivi difensivi di Barumini risalgono all’inizio dell’Età del Ferro, tra il X e l’VIII secolo a.C. Il periodo preciso della costruzione dei nuraghi è sempre stato tema di ampio dibattito tra gli archeologi.

La principale caratteristica del complesso di Su Nuraxi è la sua massiccia torre centrale, costruita con grandi pietre a secco che sembra risalire al secondo millennio prima di Cristo. All’interno si aprono tre sale, posta ognuna a un livello differente e unite da una scala a spirale. In origine la torre si elevava per più di 18 metri di altezza. Le quattro torri laterali, aggiunte successivamente, sono collegate da un massiccio muro di pietra. Sulla facciata sud-est una stretta apertura a livello del suolo permetteva l’accesso al cortile delimitato dalle torri. Successivamente le grosse mura subirono degli interventi di rinforzo e nello stesso periodo fu costruito un secondo recinto che circondava le case, semplici strutture in pietra, la maggior parte delle quali di dimensioni modeste e formate da un’unica stanza.

Per saperne di più
www.sardegnaturismo.it
www.pranumuttedu.com
www.cuoredellasardegna.it

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