Viaggio tra gli Etruschi nell’ipogeo a colori: a Canino tra i preziosi reperti archeologici anche la ricostruzione della tomba François

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Giovanni Bosi, Canino / Viterbo

E’ il classico Museo che non ti aspetti. Così, trovarlo e visitarlo si rivela un’esperienza edificante: per la cura dell’allestimento, per la qualità dei reperti esposti, per la passione che si è messa in campo nel volerlo realizzare e soprattutto perché consente una sorta di viaggio nel tempo grazie alla ricostruzione in 3D, a dimensione naturale, di una delle più famose tombe etrusche: l’ipogeo dei Saties scoperto a Vulci nel 1857 dall’archeologo fiorentino Alessandro François. Siamo a Canino, in provincia di Viterbo.

 

(TurismoItaliaNews) Canino è il comune competente per territorio sul Parco naturalistico ed archeologico di Vulci, un affascinante sito culturale in cui le testimonianze storiche di quella che fu una delle più potenti città etrusche del Mediterraneo, si integrano con una natura incontaminata. Un paesaggio che se in passato ha stupito i più grandi viaggiatori dell’Ottocento - con i resti monumentali nell’area della città etrusco-romana, il Castello della Badia, il Ponte del Diavolo, la Tomba François e la Cuccumella, il tumulo funerario più grande d’Italia – ancora oggi continua a richiamare studiosi e turisti.

A questo incredibile mosaico del passato, si aggiunge oggi un altro, fondamentale tassello: il Museo della ricerca archeologica di Canino allestito nel complesso conventuale di San Francesco (già museo di se stesso), impreziosito da nuovi pezzi provenienti dagli scavi di Vulci, come quelli che documentano il rapporto bimillenario con l’ulivo e quindi con la produzione dell’olio, vanto e gloria di questo territorio in cui si produce con il cultivar locale l’extravergine Dop “Canino”.

“La coltivazione dell’olivo e la produzione di olio vantano una storia lunghissima che trovò particolare favore in Grecia e poi in Etruria, dove il clima e le capacità tecniche garantirono una notevole diffusione del prezioso prodotto – ci spiega Corrado Vaccarella, delegato alla cultura e alla pubblica istruzione del Comune di Canino – i materiali che presentiamo, provengono dai recenti scavi della città etrusca e testimoniano il largo uso dell’olio in antico, oltre che nell’alimentazione, nella cosmesi, nell’illuminazione e nei rituali funebri”.
L’esposizione, realizzata anche grazie al supporto di Fondazione Vulci e della Duke University -Vulci 3000 Project, integra e arricchisce il percorso del Museo della Ricerca archeologica ed è un piccolo omaggio a una delle ideatrici dello stesso Museo, Patrizia Petitti, già funzionario archeologo della Soprintendenza.

“Nell’allestimento – sottolinea Corrado Vaccarella - trovano posto portaunguenti (aryballoi e alabastra) di produzione vulcente di fine VII - inizi VI secolo a.C., provenienti dalla necropoli dell’Ostoria (scavi 2013); vasetti e lucerne di epoca romana imperiale tornati alla luce negli scavi in area urbana della Duke University, e ancora una bellissima cista su tre piedini, specchio e fiaschetta per unguenti del III secolo a.C. della necropoli di Poggio Mengarelli. Infine un interessante sistema di fotogrammetria applicata per ricostruire in 3D alcuni pezzi in mostra”.

Ma c’è anche un altro motivo per visitare il Museo di Canino: la riproduzione della Tomba François di Vulci a grandezza naturale, un modello al vero. Una riproduzione che equivale ad una ricostruzione nel senso che questo ipogeo è famoso per le sue straordinarie pitture oggi non più visibili sul posto in quanto letteralmente tagliate via nel 1863 ed oggi nella collezione privata dei Torlonia, conservate a Villa Albani a Roma e dunque difficilmente visibili, anche per le precauzioni che sono state adottate per la loro conservazione.
Per rendere efficace la riproposizione dell’assetto originale della tomba dei Saties, sono state impiegate le riproduzioni effettuate nel 1861 dall’artista Carlo Ruspi a grandezza naturale, posizionate così come vide quelle affascinanti pitture lo stesso archeologo fiorentino Alessandro François.

Ed entrare nella ricostruzione dell’ipogeo si rivela un viaggio nel tempo. La decorazione pittorica interessa tutte le pareti dell’atrio e del tablino del sepolcro dove un fregio a festone sovrasta un altro a meandro prospettico, sotto al quale, nell’atrio, corre una fascia con gruppi di animali, reali e fantastici, in combattimento. Il fregio principale si sviluppa al di sopra di uno zoccolo di color rosso ed inizia a lato della porta dove sono le immagini di Sisifo e Anfiarao (a destra) e di Aiace Oileo e Cassandra (a sinistra). Sulla parete destra dell’atrio c’è il fondatore della tomba, Vel Saties, che vestito con toga picta, sta per trarre auspici dal volo di un uccello trattenuto con una cordicella dal piccolo Arnza; sull’altra parte della parete doveva essere nuovamente raffigurata l’immagine di Vel Saties o quella di un altro membro della famiglia, mentre al centro, sulla  tamponatura della porta della cella V, era dipinta l’immagine di un antenato eroizzato lì deposto.

Sulla parete opposta dell’atrio sono presenti le figure di Nestore, saggio consigliere durante la guerra di Troia e quella di Fenice, che educò ed accompagnò Achille alla guerra. Ai lati della parete di fondo del tablino sono Eteocle e Polinice, a sinistra, e a destra, Cneve Tarchunies Rumach (forse Tarquinio Prisco, quinto re di Roma) e Marce Camitlnas. Sulla parete destra del tablino, fino alla parete di fondo, è la liberazione di Caile Vipinas da parte di Macstarna (il sesto re di Roma, Servio Tullio), mentre Larth Ulthes, Rasce e Avle Vipinas stanno uccidendo Laris Papathnas Velznach, Pesna Arcmsnas Sveamach e Venthicau ..plsachs. Questa scena ripropone azioni militari che, agli inizi del VI secolo a. C., videro Vulci capo di una coalizione che si contrappose a Roma alleata con alcune città etrusche conclusesi con una fase di predominio di Vulci su Roma stessa.

Sulla parete opposta del tablino è raffigurato invece il sacrificio dei prigionieri troiani da parte di Achille per onorare la memoria di Patroclo. L’eroe tra i due demoni etruschi Charun e Vanth, sta affondando la spada nel collo di un prigioniero troiano (Truials) mentre assistono alla scena l’ombra di Patroclo, che solo a seguito del sacrificio potrà finalmente varcare la soglia dell'Ade, Agamennone, Aiace Oileo e Aiace Telamonio, che conducono altri due prigionieri troiani al sacrificio. Un ciclo di incredibile valore: con queste scene sono gli etruschi che raccontano gli etruschi.

Interessanti, nel Museo di Canino, anche le ceramiche e le maioliche recuperate nello svuotamento di un butto: la più antica ceramica rinvenuta risale al periodo tra il IX e XI secolo ed è completamente acroma; la majolica più antica inizia nel XIV secolo: si tratta di pochi pezzi di media qualità, come piatti, piattelli e bacini, prodotti nelle fabbriche di ceramiche attive in quel periodo ad Acquapendente, Bolsena, Viterbo e Orvieto. Le maioliche, databili fra il 1450 e gli inizi del ‘500, sono le più numerose. Si tratta di pezzi, anche in questo caso prevalentemente forme aperte, di qualità migliore rispetto a quelle del periodo precedente.

Per la visita al Museo di Canino 334-7218136
www.comune.canino.vt.it
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www.vulci.it

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