Veneto: nel Polesine tra terra, acqua e passioni

Chiara Corridori, Polesine

Il Delta del Po con la sua incantevole natura, ma anche tanta arte, archeologia industriale e una segreta storia d’amore. Un pezzo di Veneto da scoprire, riscoprire ed amare. Da non perdere il Museo regionale della Bonifica Ca’ Vendramin, il Giardino Botanico Litoraneo del Veneto, il Museo Archeologico Nazionale di Andria, il Tempio della Beata Vergine del Soccorso a Rovigo, il Museo Archeologico Nazionale di Fratta Polesine e molto altro…

 

(TurismoItaliaNews) Protagonista, il grande fiume (sì, proprio il Po, il più lungo d’Italia, 652 i chilometri) che dopo tanto attraversare la pianura Padana a un certo punto si dirama in rivoli e canali di un delta maestoso riconosciuto patrimonio ambientale dalla convenzione di Ramsar. Esattamente qui, poco prima di farsi abbracciare dall’Adriatico, l’acqua del fiume interpreta una storia che affonda le radici nella natura, ma anche nell’opera dell’uomo. Polesine, provincia di Rovigo, la più meridionale del Veneto. Immaginate una terra dove non ci sono mai state colline, né tantomeno montagne. Una “terra di mezzo”, sospesa tra l’Adige (a nord) e il Po, dove l’acqua ha modellato e si è lasciata modellare da un paesaggio di lingue, sacche, insenature in una dimensione prevalentemente orizzontale.

 

 

Il solo patrimonio ornitologico conta oltre 370 specie di uccelli acquatici, stanziali, migratori e di passo (praticamente un paradiso per il birdwatching). 120 chilometri quadrati, che interessano nove comuni tutti in provincia di Rovigo (Adria, Ariano nel Polesine, Corbola, Loreo, Papozze, Porto Tolle, Porto Viro, Rosolina, Taglio di Po) sono area protetta. Il compito di preservare il delicato equilibrio tra natura e sfruttamento del territorio spetta al Parco del Delta del Po, istituito nel 1997.

Cuore verde e blu
Tra i sette rami del Po che si aprono a ventaglio prima di tuffarsi nel mare la natura scorre lenta e incontaminata. Il fascino raddoppia e moltiplica i colori, i profumi e i suoni attraverso una caleidoscopica varietà di ambienti tra scanni, golene, valli da pesca, spiagge. E, ancora, acque salmastre che nutrono valli e lagune e dune fossili (le antiche linee di costa), ciascuno con una propria fauna e flora e sempre in cambiamento di stagione in stagione.

 

Un’infinita scacchiera irregolare di terra e di acqua con argini alti quasi come case qua e là a delimitare paesi, ad addomesticare il fiume che resta e scorre dentro nuovi confini grazie a tenaci interventi di bonifica e ingegneria idraulica in una continua “sfida”, che ha attraversato nel tempo anche episodi drammatici come le alluvioni del 1951 e del 1966, quando fu l’impeto della natura ad avere la meglio.

Il Delta si può scoprire e vivere in svariati modi: l’Ente Parco, infatti, propone itinerari fluviali su tutti i rami del Po con imbarcazioni leggere a fondo piatto (pontoon) per raggiungere posti esclusivi come le garzaie (i dormitori degli aironi) e con imbarcazioni confortevoli per risalire il Po Grande fino a quando l’acqua dolce del fiume si unisce al mare. Ma il Parco si può visitare anche in bici lungo le sommità arginali, a cavallo o anche in canoa. Per vivere appieno la magia di questo posto che ha del metafisico anche nel silenzio che si impara ad ascoltare e nell’aria che si respira il consiglio è andare a piedi e concedersi il maggior tempo possibile.

 

Da non perdere tra i tanti itinerari proposti il Giardino Botanico Litoraneo del Veneto. Nella parte meridionale del litorale di Rosolina Mare, interessa una superficie di circa 24 ettari e conserva un ambiente naturale di enorme interesse scientifico dove non c’è stato alcun intervento di modifica strutturale degli habitat. Gli ambienti? Arrivano fino al mare dove si trova la tipica vegetazione delle sabbie sciolte con le dune ancora instabili dominate dai folti cespi di sparto pungente (Ammophila littoralis) che, facendo da barriera al vento, determina l'accumulo della sabbia e quindi lo sviluppo delle affascinanti “montagnette”. E poi c’è la macchia mediterranea, profumatissima e zeppa di evocazioni vegetali mitologiche, le zone umide d’acqua dolce, la pineta e le zone umide d’acqua salmastra.

Anche l’arte fa la sua parte

Il bello del Polesine, però, non è fatto di sola natura. Percorrendolo da est a ovest, tra Basso, Medio e Alto Polesine il territorio regala tante (e inaspettate) prospettive artistico-culturali. Prima di lasciare il Delta la tappa must è a Taglio di Po dove si trova il Museo regionale della Bonifica Ca’ Vendramin. L’edificio, che dal 1903 al 1969 ospitò il principale complesso idrovoro per la bonifica meccanica dell’Isola di Ariano, è un esempio di archeologia industriale che dal suo antico ruolo di secolare bonifica nel Delta è “risorto” con la nuova missione di “ecomuseo” inserito in un ambiente che è parte integrante della stessa sede espositiva. In questa simbolica porta d’accesso all’ambiente deltizio (centro di raccordo anche dell’importante opera di divulgazione e studio della Fondazione Ca’ Vendramin) ci si muove in spazi perfettamente recuperati e adibiti a luogo di aggregazione, convegni e corsi di studio.

 

Nella parte più prettamente museale si possono visitare macchine, spazi, attrezzature testimoni delle trascorse attività di bonifica svolte per prosciugare paludi e acquitrini e mantenere vivibili aree in continuo equilibrio tra terra e acqua. Il tempo qui coesiste tra il passato evocato dal camino esterno alto più di 60 metri, i tanti dettagli Liberty del ferro battuto e, nel corpo centrale, la sala dove si trovano le quattro pompe centrifughe azionate a vapore, perfettamente conservate sotto il soffitto a cassettoni trompe l’oeil. Spostandosi più in là, prima di raggiungere Rovigo, non perdetevi il Museo Archeologico Nazionale di Andria per una full immersion nella storia greco – romano - etrusca che ha animato i commerci dell’area lungo la “Via dell’ambra”.

 

Nel capoluogo di provincia tante le cose da fare e vedere a partire dal Tempio della Beata Vergine del Soccorso, la più importante chiesa rodigina chiamata la Rotonda per la sua pianta ottagonale, che accoglie all’interno un pregevolissimo ciclo pittorico del 1600. E poi il Teatro Sociale, uno dei più famosi della tradizione veneta, e Palazzo Roverella, ottimo esempio di architettura rinascimentale che ospita mostre di prestigio come quella in programma dal 25 febbraio al 24 giugno dedicata al Divisionismo. Negli stessi giorni saranno esposte le ceramiche di Galileo Chini a Villa Badoer di Fratta Polesine: un’altra imprescindibile tappa d’arte dove, come è ormai consuetudine, i temi trattati dalle mostre di palazzo Roverella vengono indagati con una prospettiva sulle arti applicate. La villa, commissionata al Palladio nel 1554, è un vero gioiello patrimonio Unesco. Dentro è finemente affrescata con grottesche, scene pastorali e allegorie, fuori richiama i classici architettonici palladiani, barchesse incluse. In quella nord, attenzione, perché è custodito un insospettabile tesoro.

 

Si tratta del Museo Archeologico Nazionale di Fratta Polesine, dotto e curatissimo, dedicato ad illustrare le testimonianze dei villaggi sorti lungo le rive dell’antico corso del Po, con il nucleo principale dell’esposizione costituito dai ritrovamenti di un complesso archeologico oggi ritenuto fra i più rappresentativi a livello europeo per l’età del bronzo finale (XII - X secolo avanti Cristo), quelli del villaggio di Frattesina e delle sue necropoli individuate nelle località Narde e Fondo Zanotto. Si resta a bocca aperta nell’ammirare i reperti di gioielli e oggetti lavorati nel bronzo, nell’osso animale (tanto il corno di cervo), nell’oro. Infine due consigli per l’ospitalità: pace in aperta campagna e un’accoglienza famigliare discreta ma affabilissima si trovano a San Martino di Venezze presso l’agriturismo Corte Carezzabella, che occupa una parte di una vecchia corte sorta nei primi anni del ‘900 come centro di una azienda agricola, che ancor oggi coltiva frutta, verdura e viti. Nei vecchi granai oggi ci sono le camere, la stanza del falegname è la biblioteca e quella del fabbro la cucina. Nelle sale dove si ricoveravano carri e trattori, oggi ci sono sala da pranzo e salotto.

 

Se invece volete immergervi nel pieno romanticismo di una storia d’amore scegliete Ca’ Zen, una dimora di campagna di grande charme, presso le rive del Po Grande. Costruita nel primo ‘700 dagli Zen, patrizi Veneziani che in queste zone avevano le proprietà terriere, fu teatro della liason tra Lord Byron e Teresa Gamba, confinata in campagna per volere del marito, il marchese Alessandro Guiccioli. A Ca’ Zen, allora luogo triste e malarico, i due si incontravano segretamente. Qui Lord Byron trasse ispirazione per la famosa “Stanzas to the Po”. Come resistere?

 

 

 

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