Umbria, Deruta si dà lustro: la preziosa ceramica da secoli l’ha resa famosa in tutto il mondo

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Giovanni Bosi, Deruta / Umbria

Non c’è praticamente museo nel mondo che non possieda una preziosa testimonianza dell’arte ceramica di Deruta. Ma il sancta sanctorum della città umbra è proprio nel suo cuore: il Museo Regionale della Ceramica conserva oltre 6000 opere nel trecentesco complesso conventuale di San Francesco, interamente restaurato. Accanto al quale sono tornate alla luce le fornaci per la produzione di ceramica utilizzate tra la fine del XIV e la prima metà del XV secolo.

 

(TurismoItaliaNews) Tutto parla di ceramica a Deruta. Non potrebbe essere diversamente, perché è qui che secoli si producono autentici capolavori della creatività umana. Dall’impronta medievale, questa cittadina umbra – rigorosamente adagiata su un colle tra uliveti e vigneti, tra i Borghi più belli d’Italia – è orgogliosa testimonial di quella tecnica ispano-moresca che applicava anche il lustro metallico alle ceramiche dando vita a straordinari utensili da mensa come piatti e bicchieri, brocche, boccali, fiasche, vasi, decorazioni, pavimenti, piccole sculture, persine quelle targhe devozionali che da centinaia e centinaia di anni (ma la tradizione continua nei nostri giorni) con un’iconografia soprattutto dedicata alla Madonna ed altre legate a ex-voto, in particolare quelle per il vicino santuario della Madonna del Bagno.

La visita del centro storico è una marcia di avvicinamento al Museo in largo San Francesco: sui muri, sulle facciate dei palazzi qua e là balenano piccole ceramiche, scritte artistiche con nomi che riconducono alla storia delle produzioni artistiche così come alla passione per la cultura del territorio. Come Milziade Magnini (Deruta 1883-1951), cui si deve una ricca collezione oggi in Museo servita in passato “come insieme modelli che dovevano servire alla fabbrica di proprietà delle famiglie Magnini e Grazia, agli artigiani foggiatori e decoratori, per realizzare un prodotto di qualità quanto piu possibile vicino all'originale” ci spiega Iolanda Cunto di Sistema Museo, che cura la gestione della struttura espositiva.

Per arrivare al complesso conventuale di San Francesco si attraversa Piazza dei Consoli, dove svettano le due torri civiche ed il campanile della Chiesa di San Francesco, consacrata nel 1388 e nella quale spiccano una bellissima ceramica raffigurante Santa Caterina d’Alessandria, protettrice dei ceramisti, un’altare in ceramica di Angelo Micheletti datato 1890 e i “Misteri del Rosario” dei ceramisti derutesi opera del XX secolo. Certo è che la sorpresa più grande la riserva la visita del Museo regionale, il più antico museo italiano per la ceramica, istituito nel 1898.

“La sistemazione definitiva disegna un percorso innovativo – evidenzia Iolanda Cunto - che si sviluppa dal piano terra ai due piani superiori, introdotto da una sala didattica e descrive, organizzata in periodi, l’evoluzione della maiolica derutese dalla produzione arcaica a quella del Novecento”. L’ammirazione per i pezzi esposti è scontata: la bellezza, la cura del dettaglio, i colori vividi, la perfezione dei volti raffigurati, la composizione cromatica e la qualità di quella che resta pur sempre (detto banalmente) una terracotta, sono a dir poco unici e straordinari. Non è dunque un caso che le ceramiche di Deruta siano esposte nei musei di tutto il mondo. Eppure è solo qui, nella cittadina umbra, che si può esporre una documentazione dal valore incalcolabile. Come i frammenti del pavimento della Rocca Paolina di Perugia, o il Pavimento della chiesa di San Francesco in Deruta.

“Almeno fin dai primi del Trecento la produzione derutese da mensa ha avuto una significative diffusione – ha osservato Giulio Busti in qualità di Conservatore del Museo - i documenti d’archivio del Sacro Convento di Assisi (Nicolini, 1980) registrano fra il 1513 e il 1702 frequenti e consistenti forniture di vasai derutesi”. Negli ultimi decenni del XV secolo si è poi diffusa a Deruta quella tipologia che costituisce un esempio di transizione dalla produzione in “stile severo” a quella più propriamente rinascimentale, caratterizzata dalla presenza di semplici decorazioni a forma di petali sul verso dei piatti e coppe. Ma a dominare in quel periodo è stata in realtà la produzione di maiolica a lustro che ha reso famose le fabbriche derutesi: il termine “lustro” indica una sofisticata tecnica di derivazione medio-orientale, di intervento cromatico condotto sulle superfici gia smaltate di oggetti ceramici per corredarle, con l’applicazione di particolari impasti e mediante una speciale cottura a terzo fuoco, di effetti iridescenti dai toni dorati e rossastri.

Durante la visita del Museo si possono ammirare la ricostruzione di un’antica spezieria e collezioni presentate integralmente, come quella di Milziade Mignini, le cui vetrine sono ancora quelle che furono appositamente realizzate negli anni Trenta. Di grande impatto è l’imponente struttura in acciaio – una vera e propria torre metallica di quattro piani - riservata ai depositi, accessibile al pubblico e attrezzata per attività di studio. “La sezione contemporanea è costituita principalmente da opere provenienti dal Multiplo d’Artista in Maiolica e dal Premio Deruta; la sezione archeologica offre invece un significativo panorama dei principali tipi di vasellame prodotti in epoca antica e riunisce oggetti di ceramica greca, italiota, etrusca e romana” evidenzia Iolanda Cunto (che condivide quotidianamente il lavoro con la collega Barbara Cassetta).

E tuttavia la sorpresa più grande è quella che riguarda un rinvenimento casuale, ma che testimonia ulteriormente la peculiarità di Deruta: durante i lavori di costruzione di un parcheggio pubblico dove era ubicata fino agli inizi del XX secolo la chiesa di San Salvatore, sono stati rinvenuti i resti di antiche fornaci e un gran numero di reperti ceramici, oltre ai resti della cinta muraria del Castello realizzata dai Perugini negli ultimi decenni del XIII secolo. “L’indagine archeologica ha messo in luce una serie di strutture databili tra la fine del Duecento e gli inizi del Settecento” spiega Sergio Occhilupo di Themis Archeologica di Perugia, che ha condotto lo scavo consentendo il recupero di numerosi frammenti scarti di fornace, databili tra il XIII e il XVII secolo, sia del genere della maiolica che della ceramica ingobbiata e graffita e, infine, delle terrecotte invetriate.

Il ritrovamento è importante poiché documenta le forme e le tipologie decorative della bottega. La struttura realizzata per consentire la visita delle antiche fornaci consente l’accesso direttamente dal Museo e si inserisce nello specifico circuito per la cottura della ceramica attivo nel cuore di Deruta che comprende anche l’Antica Fornace Grazia, visitabile in occasione di eventi e mostre temporanee dopo un sapiente intervento di restauro e le Antiche Fornaci di Sergio Calzuola e Francesco Baiano, visitabili contattando direttamente le botteghe artigiane.

Per saperne di più
Museo Regionale della Ceramica
Largo San Francesco - Deruta (Pg) Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.">Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Per aperture su prenotazione: tel. +39 075-9711000
Il sito del Museo regionale della Ceramica
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