Piemonte, nella Valle Antrona c’è un prezioso smeraldo: il lago, tra natura, storie e leggende

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Giovanni Bosi, lago di Antrona / Piemonte

C’è chi racconta che quando il livello delle acque si abbassa, tornano visibili tratti delle mura in pietra delle baite del paese che oggi non c’è più. Sono quasi 400 anni che il lago di Antrona - uno smeraldo verde incastonato tra le Alpi Pennine orientali in Piemonte - riflette gli straordinari colori delle montagne che lo circondano. Qui lo scenario un tempo era ben diverso, ma il suo odierno fascino è un’irrinunciabile attrazione. Compreso quel pizzico di mistero che da secoli aleggia sul lago.

 

(TurismoItaliaNews) E’ amore a prima vista. Si arriva al lago di Antrona, a 1.240 metri di quota, dopo aver percorso la panoramica che dall’abitato di Villa, insinuandosi in una serie di paesini uno più bello dell’altro, sale verso Antronapiana, il capoluogo del territorio comunale in cui ricade il verde specchio d’acqua, circondato da una corona di montagne altrettanto verdi grazie ai boschi di larici e pini. La bellezza riempie gli occhi, che non si saziano abbastanza nel guardare il lago, i ruscelli che lo alimentano con il loro gorgoglio ammaliante, la spettacolare cascata del Sajont, i picchi alpini, le baite in pietra che spuntano qua e là. E se saltasse fuori anche qualche elfo, fata, folletto o gnomo non ci si stupirebbe…

Siamo dalle parti della Val d’Ossola, in quella provincia piemontese del Verbano Cusio-Ossola dove molti sono tentati dall’aggregazione alla Lombardia. Ma confini amministrativi a parte, la vera risorsa da queste parti è proprio la natura: meravigliosa, orgogliosa, indomita. Tanto che per la Valle Antrona (una delle sette valli che si diramano dalla Val d’Ossola) aggettivi usatissimi sono “isolata”, “solitaria”, “rude”, “selvaggia”: “Aggettivi adeguati a descrivere una valle che ha conservato, più di altre sulle Alpi, un ambiente naturale ancora integro in cui i segni della presenza umana sono tutto sommato modesti – ci spiegano dal Parco Naturale dell’Alta Valle Antrona - eppure questa è una valle antica, dove la presenza degli uomini si è consolidata nei secoli con un'intensa attività mineraria e poi con la colonizzazione idroelettrica nell’alta valle con la rete dei cinque laghi di Antrona, Campliccioli, Cingino, Camposecco e Bacino dei Cavalli”.

Dopo l’estrazione del ferro e la febbre dell’oro che ha portato allo sfruttamento dei filoni di Schieranco, Cama, Lombraoro e del vallone di Trivera, è l’acqua a rappresentare una ricchezza che ora l’uomo riesce a gestire e sfruttare attraverso una corretta integrazione ambientale fatta di dighe, prese, derivazioni e canali. Ma andiamo per ordine. Il lago di Antrona fino al 1642 non esisteva: il territorio era morfologicamente diverso e in quel periodo il torrente Ovesca scorreva nel fondovalle, con una delle sponde (quella sinistra) particolarmente feconda per essere molto larga e coperta di prati e campi, a differenza dell’altra (quella destra) punteggiata dai boschi.

La centrale idroelettrica di RovescaL’area era quindi privilegiata per gli alpeggi, che ora però si trovano in fondo al lago: il 27 luglio di quel 1642 un'enorme frana staccatasi dalle pendici del monte Pozzuoli finì sul pianoro sottostante “investendo anche una quarantina di baite dei cantoni di Grognasca e delle Case, seppellendo senza alcuna possibilità di fuga 95 abitanti, sorpresi nel sonno o incapaci di sfuggire a tanta violenza”. Una frana immensa e potente: oltre 12 milioni di metri cubi di pietra ammassati su una superficie di circa 375.000 metri quadrati. L’effetto è stato quello di provocare lo sbarramento della valle e del passaggio delle acque dell’Ovesca - chiamato Troncone a partire da quel momento - che a monte della massa franata ha finito con l’allargarsi in un lago, quello di Antrona, che la gente del posto chiama anche il “lago pineta”.

Da allora tutto è cambiato e al di sotto dell’acqua e del pietrame assestato ci sono secoli di storia alpina. E pensarlo quando si guarda il lago, provoca emozione. Ma si sa, la storia riesce anche a cambiare il proprio corso e per la Valle Antrona si è aperto un futuro diverso, prima con l’utilizzo del lago come riserva per la sottostante centrale di Rovesca a partire dal 1926: le acque del lago, dopo aver percorso una galleria lunga 2.039 metri e una condotta forzata lunga 866 metri, scendono all’impianto idroelettrico posto 291 metri più in basso. E poi con il turismo, ma prima ancora come meta di frequenti escursioni sui sentieri segnalati da parte di chi abita tra Piemonte orientale e alta Lombardia.

Del resto qui siamo sul percorso della Strada Antronesca, l’antica via di collegamento tra la pianura Padana e il cuore dell’Europa attraverso il Passo di Saas (o Antronapass come viene chiamato dagli abitanti della valle di Saas). Tra il 1922 e il 1930 è avvenuta la costruzione delle dighe ad opera della Edison che ha modificato il paesaggio attraverso la formazione di alcuni laghi artificiali e migliorato il tenore di vita degli abitanti.

Così il giro del lago di Antrona è diventato un must: è un percorso ad anello che permette di scoprire questo gioiello immergendosi nella flora alpina, completato nel 2013 con l’allargamento del sentiero sulla sponda settentrionale e la realizzazione di un tratto attrezzato con passerelle sospese che consente l’emozionante passaggio dietro la meravigliosa cascata del rio Sajont. Proseguendo si arriva in località Ronco, piccolo borgo con le sue baite accuratamente ristrutturate e successivamente una possibile deviazione per ammirare la bellezza dell’alpe Furnaléi. In corrispondenza del bivio per Ronco si può prendere questa direzione passando dal borgo, salendo alla cappella e attraversando il percorso di Campliccioli per poi ridiscendere ad Antrona. Dalla cappella si può fare una piccola deviazione fino al bivio del percorso della Forcala per passare dall’alpe Furnaléi.

Cosa vedere. Ad Antronopiana (sede del comune di Antrona Schieranco e capoluogo della Valle Antrona) merita una visita la Parrocchiale di San Lorenzo, le cui origini risalgono al Duecento. Il portico risale al 1685, anno in cui furono terminate le opere murarie della chiesa. Il ciborio dell’altare maggiore, completato nel 1686, è considerato tra le più belle opere di stile barocco del Piemonte. Ci sono poi i seicenteschi oratori di Sant’Anna e della Beata Vergine della Neve. Dal paese si può raggiungere Cheggio, che ospita il secentesco Oratorio di San Bernardo. Qui in inverno è possibile sciare grazie alla sciovia e un tapis roulant. Questo paese è considerato una delle più belle località della Valle Antrona, con una suggestiva vista su vette di 3.000 e 4.000 metri.

Dove mangiare & dormire. Al lago di Antrona un ottimo punto di riferimento è il ristorante albergo “Lago Pineta” (www.lagopineta.com) dove sono irrinunciabili i piatti della tradizione come la polenta coniugata in tanti modi diversi.

Il Parco Naturale dell’Alta Valle Antrona. L’area interessa un territorio di 7.444 ettari in Comune di Antrona Schieranco e Viganella in provincia del Verbano-Cusio-Ossola. Si estende tra quota 500 metri del fondovalle nei pressi di Viganella, fino ai 3.656 metri del Pizzo Andolla nell’alta Val Loranco su cui convergono le valli svizzere Zwischbergenthal e Saastal. Il parco interessa il versante destro idrografico della Valle Antrona a monte di Viganella, comprendendo un tratto di fondovalle dove sono localizzati gli abitati storici e la testata della valle, comprendendo interamente la Val Troncone e la Val Banella e il tratto della Val Loranco a monte del Lago Alpe dei Cavalli. In questo settore sono presenti quattro bacini artificiali (lago di Cingino, lago di Campliccioli, lago di Camposecco, lago Alpe dei Cavalli) e lo stesso lago di Antrona.

Per saperne di più
valleantrona.com
comune.antronaschieranco.vb.it
parcovalleantrona.it
areeprotetteossola.it

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