Cavalese, processo alle streghe nella fredda notte
A Cavalese, in Val di Fiemme, il 5 gennaio 2012 una singolare rievocazione storica in costume: il processo alle streghe. Una tragica vicenda del Cinquecento viene riproposta di notte, alla luce delle torce. Il corteo, il processo e il rogo. Oltre cento tra personaggi e comparse. Un evento da non perdere nella suggestiva cornice innevata.
(TurismoItaliaNews) Le catene, le urla, le accuse di cannibalismo, il rogo. Tutto in una fredda notte di gennaio, alla luce delle torce. La rievocazione storica del processo alle 11 streghe che vennero messe al rogo nel 1505 a Cavalese, in Val di Fiemme, è un evento attesissimo che ogni anno vede un seguito di pubblico in aumento. Il prossimo 5 gennaio oltre cento tra personaggi e comparse animeranno una notte di terrore attenendosi nei dialoghi e nella ricostruzione dei fatti ai verbali dell’allora notaio del tribunale, Silvestro Littner, ritrovati nell’archivio dell’Arcivescovado di Trento.
Le 11 streghe pagarono, innocenti, il fatto che la valle in quell’epoca venne bersagliata da eventi naturali tra cui alluvioni e incendi. Si fece largo tra le gente la convinzione che la val di Fiemme fosse al centro di un maleficio. Accadde che nel gennaio del 1501 venne arrestato un certo Giovanni Dalle Piatte che, sotto tortura e nell’intento di salvarsi la pelle, fece il nome di alcune streghe del luogo che altro non erano che povere vecchie o vedove che curavano la gente del popolo con i loro ritrovati a base di erbe.
Alle donne in questione, incatenate e torturate, vennero mosse accuse pesantissime: dall’omicidio al cannibalismo, dall’infanticidio a rapporti carnali con il demonio. Fatto sta che la condanna a morte a mezzo del fuoco fu comminata undici volte, in tre riprese.
La rievocazione storica in costume, messa in scena da gente di Cavalese e da turisti, nessun attore professionista, inizia davanti al palazzo della Magnifica Comunità di Fiemme, una volta Palazzo vescovile di Cavalese. Lì c’erano le carceri dove le streghe avevano subito ogni sorta di torture. Il vicario vescovile e il capitano di Fiemme chiamano le imputate, trascinate in piazza dagli armigeri. Per ciascuna di loro vengono lette le accuse. Poi ci si sposta con il corteo verso il Banco de la Reson, dove si svolgevano un tempo i processi. Le streghe ripetono, tra urla e un gesticolare isterico, le frasi di sgomento che il notaio Littner aveva scrupolosamente annotato nelle sue carte.
Alla presenza dei giurati, del notaio, tra rulli di tamburi e le insegne del popolo, viene emessa la sentenza: colpevoli. Un simbolico rogo viene acceso e gli spettatori vengono invitati a gettare nel fuoco le proprie “streghe”, ossia le paure, gli affanni e le insidie del nostro tempo.
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