Siria, la Cittadella di Damasco torna a vivere

Damasco, Siria. La Cooperazione Italiana sta lavorando al recupero dell'antica Cittadina della capitale. In anteprima le parti già completate con gli splendidi mosaici bizantini. Il racconto della visita e le immagini.

 

(TurismoItaliaNews) L’emozione è forte quando varchiamo il grande portone della Cittadella di Damasco. Siamo tra i pochi a poter entrare nel grandioso complesso storico della capitale siriana, costruita a partire dal 1079 dal sovrano selgiuchide Alsezin Adek, poi demolita e ricostruita intorno al 1202 dal sultano ayyubide al-Malik al-Adil e poi ancora rimaneggiata nel corso dei secoli, fino ad essere utilizzata come prigione dai francesi.

Da ben settanta anni la Cittadella, simbolo della città vecchia damascena, è chiusa e non fruibile, ma negli ultimi tre anni e mezzo la situazione ha cominciato a cambiare grazie ai lavori per la sua riabilitazione unitamente al rinnovamento e alla riorganizzazione del Museo nazionale di Damasco. Il tutto ad opera della Cooperazione italiana allo sviluppo, coordinata dal ministero degli esteri, ed ovviamente in stretta collaborazione con la Direzione generale dei musei e delle antichità del ministero della cultura siriana. Un lavoro in tandem che vede impegnati sullo stesso fronte esperti, tecnici, ricercatori ed imprenditori dei due Paesi. L’obiettivo della riapertura è fissata in modo progressivo per consentire l’accesso anche ai turisti, che altrimenti devono limitarsi a guardarla dall’esterno. “La Cittadella è un nodo di congiunzione tra la città antica e quella moderna - ci dice l’architetto Gaetano Serafino, esperto amministrativo e finanziario della Cooperazione italo-siriana - è una piazza centrale nel cuore di Damasco e dunque è importantissimo restituirla alla loro storia“. Non è un caso se l’apertura al pubblico della Cittadella è un obiettivo strategico, un punto essenziale della politica culturale siriana. In questi mesi la Cooperazione italiana ha reso possibile il consolidamento della struttura ed il recupero funzionale attraverso una serie di studi e progetti che hanno coinvolto anche l’Università di Roma Tor Vergata e quella di Parma. In un’ala risalente al periodo ottomano (con restauro delle superfici lapidee e delle volte) è già stata allestita l’esposizione di alcuni splendidi mosaici bizantini. Altri 500 metri quadrati attendono di essere riportati all’antico splendore, grazie anche alla preparazione di tecnici siriani con le più moderne tecniche di restauro. “La destinazione finale della Cittadella sarà polivalente - sottolinea l’architetto Serafino - musei, gallerie, spazi per mostre ed anche una grande area per concerti che può accogliere 2-3mila persone“. E’ stato infatti messo a punto un “master plan” che porterà alla creazione anche di un centro di accoglienza, oltre alla realizzazione di uno studio che identifichi le possibilità di sviluppo delle interazioni tra area del “suq”, città vecchia e capacità attrattiva della Cittadella. L’attività di recupero non è comunque semplice: le stratificazioni in questo vero e proprio fortilizio sono notevoli e spostare una pietra può riservare mille sorprese. Dunque tecnologia italiana e lavori civili di imprese siriane già altamente specializzate. Per ogni attività la normativa di riferimento per le gare di appalto è quella europea, che va tuttavia applicata nel rispetto di quanto prevede la legge siriana. E certo è che anche quello dei finanziamenti è un nodo che resta in primo piano.

 

Guarda il reportage di Giovanni Bosi

 

Il sito in italiano dedicato a Damasco

 

Guarda la mappa di Damasco

 

Il sito della Cooperazione Italiana

 

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