[ REPORTAGE ] Le rare architetture ottomane: a Berat, in Albania, il castello e i borghi raccontano storie di altri tempi
Giovanni Bosi, Berat / Albania
Il significato del suo nome è Città Bianca, trasformato nel tempo come effetto dei cambiamenti di suono albanese dall’antica lingua slava. E neanche a dirlo una storia che parte da lontano: identificata come l’antica Antipatrea, coinvolta nelle guerre illiriche e macedoni, menzionata come una città della Dassaretia, nell’Illiria meridionale, oggi è un’attrazione dell’Albania contemporanea. Berat è infatti Patrimonio dell’Umanità per decisione dell’Unesco: la sue architetture sono un raro esempio tipico del periodo ottomano. Qui le pietre raccontano moltissimo…
(TurismoItaliaNews) Nell’Albania centrale Berat è una meta irrinunciabile. Per tutto quello che mostra, per tutto quello che lascia intuire, per tutto quello che è stata in grado di trasmettere alle generazioni future di tutto il mondo. Siamo a circa 120 km dalla capitale Tirana, la strada per arrivare qui permette di esplorare una buona porzione delle zone interne del Paese, attraversando molti villaggi che durante il regime comunista avevano “conquistato” una propria vocazione industriale specializzandosi ognuno in qualcosa, complice anche l’amicizia con la Cina (come nel caso dell’allevamento dei bachi da seta e della lavorazione della seta).
Quel che colpisce appena si arriva a Berat è la scenografia naturale modellata dall’uomo nel corso dei secoli, donando alla città più centralità a ridosso del fiume Osum, con l’effetto di avere più borghi nello stesso borgo, dove chiese e moschee hanno trovato spazio e dimensione precisa, in una sorta di rispetto reciproco. Quel rispetto che ancora oggi, in un Paese dove la religione era stata cancellata dal regime comunista, trova un perfetto equilibrio di tolleranza. Incuneata tra i Balcani, Berat è circondata da montagne e colline: Tomorr è la montagna albanese più nota, dichiarata parco nazionale, con il Çuka Partizani che è la cima più alta: 2.417 metri. Ti guardi intorno e scopri di tutto, al di qua e al di là del fiume che scorre in mezzo nella valle.
L’Unesco ha descritto bene il perché della concessione del proprio marchio: qui si conserva uno stile architettonico unico, con influenze di diverse civiltà che sono riuscite a coesistere per secoli. Come molti centri in Albania, Berat comprende un'antica città fortificata piena di chiese e moschee dipinte con una grandiosa ricchezza di murales e affreschi visibili. Nonostante il suggello Unesco sia del 2008 (si tratta di un sito seriale che include anche Gjirokastra) soltanto dopo il Covid-19 il turismo internazionale ha effettivamente scoperto il carattere della città, che risponde bene alle esigenze dei viaggiatori sempre più interessati a vivere in modo slow i luoghi.
La parte più antica è quella del castello, localmente chiamato Kala, costruito per lo più nel XIII secolo, sebbene le sue origini risalgano al IV secolo a.C. L’area della cittadella conta molte chiese bizantine, principalmente del XIII secolo, così come diverse moschee costruite durante l'era ottomana iniziata nel 1417. Berat (al pari di Gjirokastra) testimonia uno stile di vita che è stato influenzato per un lungo periodo dalle tradizioni dell’Islam durante il periodo ottomano, incorporando allo stesso tempo influenze più antiche. Questo stile di vita ha rispettato le tradizioni cristiane ortodosse che qui in particolare hanno potuto continuare il loro sviluppo spirituale e culturale.
La tipologia fortificata di Berat testimonia in ogni caso una città aperta, per un lungo periodo abitata da artigiani e mercanti. Il centro urbano a valle del castello, riflette una tradizione abitativa vernacolare dei Balcani, i cui esempi risalgono principalmente alla fine del XVIII e XIX secolo. Una tradizione che ha saputo adattarsi agli stili di vita della città, con case a più livelli sui pendii, che sono prevalentemente orizzontali nella disposizione e sfruttano abbondantemente la luce del giorno che entra. L’Unesco ha ritenuto che l’integrità complessiva della città sia soddisfacente, sebbene sia stata negativamente influenzata da costruzioni illegali alla fine degli anni '90. Anche l’autenticità è soddisfacente, ma l’agenzia Onu non esita a richiamare ad una gestione della conservazione che deve essere intensificata e applicata con attenzione, secondo i più elevati standard internazionali. In questa direzione il piano di gestione e l’autorità di coordinamento recentemente istituita dovrebbero incoraggiare una politica attiva di conservazione e salvaguardia del valore universale eccezionale di questo sito Unesco.
A proposito di food, Berat è conosciuta per l’impiego della pasta sfoglia per pizze e calzoni ripieni, da gustare possibilmente in un forno tradizionale del paese.
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Giovanni Bosi, giornalista, ha effettuato reportages da numerosi Paesi del mondo. Da Libia e Siria, a Cina e India, dai diversi Paesi del Sud America agli Stati Uniti, fino alle diverse nazioni europee e all’Africa nelle sue mille sfaccettature. Ama particolarmente il tema dell’archeologia e dei beni culturali. Dai suoi articoli emerge una lettura appassionata dei luoghi che visita, di cui racconta le esperienze lì vissute. Come testimone che non si limita a guardare e riferire: i moti del cuore sono sempre in prima linea. E’ autore di libri e pubblicazioni.
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