San Bevignate, a Perugia la chiesa dei Cavalieri Templari

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Alle porte di Perugia, lungo una delle principali vie di ingresso alla città, venne costruita, a metà ‘200, una imponente chiesa. E’ San Bevignate, la chiesa dei Cavalieri Templari, dedicata ad un "santo" leggendario il quale i perugini nutrivano una forte devozione. La chiesa, con un aspetto esterno simile ad una fortezza, possente e disadorna, conserva, seppur con lacune, uno dei pochi cicli di affreschi sull’epopea dei Monaci Cavalieri, conservati al mondo.

 

(TurismoItaliaNews) Perché proprio a Perugia? Perugia è al centro della penisola ed è una città papale. I Templari vivono grazie ad un immenso patrimonio, distribuito capillarmente in tutta Europa, una grande e ricca retrovia del fronte, che si trova in Terra Santa. All’interno la chiesa verrà affrescata, in diverse fasi, da diversi artistici. Le storie, che le immagini sulle pareti raccontano, riguardano non solo i Cavalieri e le loro gesta in Terra Santa, parlano anche del leggendario e sicuramente misterioso "Santo perugino", Bevignate, ed infine di una delle pratiche di espiazione medievale, nata a Perugia e ben presto diffusasi fuori dai confini.

Ci troviamo quindi di fronte all’intreccio di tre storie: una importante Commenda Templare, la storia di San Bevignate e Raniero Fasani, iniziatore del movimento dei disciplinati, che aveva la sua sede proprio in questa chiesa. Queste tre storie, mescolate ma ben individuabili, ci vengono offerte dagli affreschi, a partire da quelli dell’abside, in cui accanto ai più chiari simboli cristologici, troviamo il "Santo", titolare della chiesa stessa, accanto ad un vescovo, e troviamo anche uno dei pochi ritratti di Raniero Fasani, con i suoi seguaci, nell’uso del flagello, come atto di espiazione pubblica delle proprie colpe.

Ancora oggi non sappiamo bene chi fosse Bevignate, mai canonizzato dalla Chiesa, ma definito Santo dal Comune di Perugia, una inconsueta "canonizzazione laica", con tanto di festa, processione e culto delle reliquie. Un eremita del ‘200, un soldato germanico che arriva in zona nel V secolo o, come sostiene Chiara Frugoni, un monaco templare? Quest’ultima, affascinante ipotesi, spiegherebbe l’impegno dei Cavalieri presso la Santa Sede per la canonizzazione ed anche il perché dell’intitolazione della chiesa. Se così non fosse, la presenza del culto i San Bevignate potrebbe essere tradotta con l’intenzione dei Templari di avere un buon rapporto con la città.

A tutto ciò, fa da contraltare, nella parete di controfacciata, un vero e proprio manifesto politico dell’ordine dei Templari. Le minacce e le gesta, la collaborazione con altri ordini cavalieri, presenti in terra santa, in sintesi la realtà delle Crociate. Queste immagini sostituiscono il Giudizio, in generale dipinto proprio in questa parte della chiesa ma in questo caso relegato nel coro, la parte più "privata" dell’edificio. Molte altre immagini, simboli e racconti, si trovano nelle pareti, in cui si sovrappongono, oltre che storie, anche periodi, fatti ed artisti diversi.

Sicuramente importanti sono le immagini degli apostoli e le grandi croci che verranno dipinte per un qualche grande evento verificatosi a pochi anni dalla prima consacrazione della chiesa. Anche in questo caso rimangono solo ipotesi. Di sicuro è che la pratica di dipingere grandi croci, una sorta di riconsacrazione, era legata ad un evento straordinario, che al momento non conosciamo. Il passaggio del Papa? O l’arrivo della comunità templare cacciata da San Giustino d’Arna?

La fine dei Templari è nota. I loro possedimenti passarono ai Giovanniti, e a San Bevignate fu ospitata per secoli una comunità di religiose giovannite, fondata da un ricco mercante perugino e da sua moglie. La storia più recente è un po’ meno decorosa. Canile, caserma, deposito della biblioteca Agusta.

Fortunatamente, in anni recenti è emersa la volontà di riscoprire e ridare dignità a questo monumento. Sono stati realizzati importanti restauri che ci hanno restituito uno scrigno pieno di tesori. L’ultima scoperta, in ordine di tempo, è recentissima, sotto il pavimento della chiesa è stata rinvenuta e risistemata una vasta area archeologica. Bisogna quindi fare un grande salto nel passato e portarci nella Perugia dei primi secoli dopo Cristo. Ci troviamo all’interno di una Fullonica, ossia di una lavanderia – tintoria, dove si svolgevano le varie fasi di lavorazione dei tessuti. I resti di cinque vasche affiancate, una complessa canalizzazione in muratura e vari reperti, ceramiche, monete, ci introducono in una officina, le cui vicende costruttive sono ancora allo studio. La struttura si sovrappone ad una Domus, più antica, di cui rimane un lacerto di mosaico geometrico.

 

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