FOLIGNO | “Utoya”, la tragedia contemporanea della Norvegia si rivive a teatro con la sapiente interpretazione della compagnia “Al Castello”

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Giovanni Bosi, Foligno / Umbria

Trasmette pathos, coinvolge sino alla fine, rende partecipe ad una tragedia fino ad allora sconosciuta ad un popolo pacifico, ma invita anche a riflettere e a non arrivare mai a conclusioni affrettate, basate sulla paura del “diverso”. Lo spettacolo “Utoya” portato in scena in prima assoluta a Foligno dalla compagnia “Al Castello” aggiunge un altro successo al palmares del regista Claudio Pesaresi, che trasforma il palco in tre angoli di Norvegia sullo sfondo del duplice crimine più efferato nella storia del Paese dal dopoguerra. Era il 22 luglio 2011.

 

(TurismoItaliaNews) A dieci anni di distanza da quella tragedia contemporanea avvenuta ad Utoya, isola del Tyrifjorden, quinto lago della Norvegia per estensione, nel comune di Hole, nella contea di Viken, in Norvegia, Claudio Pesaresi porta in scena nell'inconsueto quanto straordinario palcoscenico della Corte di Palazzo Trinci a Foligno, il lavoro di Edoardo Erba, ben più di un tentativo di fare memoria e denuncia senza fare “teatro civile”. L'autore ha messo nero su bianco, incardinando la storia intorno a tre coppie norvegesi coinvolte a distanza nella vicenda (due genitori che hanno mandato la figlia al campeggio proprio lì), due poliziotti sulla riva di fronte all'isola durante la strage, due fratelli la cui proprietà confina con quella del killer, l'estremista di destra norvegese Anders Behring Breivik) mette il pubblico davanti alla spaventosa realtà di due stragi praticamente simultanee e impossibili da attendersi in un Paese come la Norvegia, dove la polizia è disarmata: otto morti con un’autobomba a Oslo e 69 ragazzi laburisti uccisi uno a uno ad Utøya, il “paradiso nordico” da decenni sede di campeggi estivi dei socialisti di tutto il mondo. Un racconto lucido, intimo, in cui caratteri e modus vivendi di persone diverse si intrecciano e si confrontano in ore drammatiche alla luce di fatti a cui il mondo intero assiste con orrore.

La premiazione finale con il regista Gianni Bevilacqua. La cerimonia è stata presentata da Manuela Marinangeli

La premiazione finale con il regista Gianni Bevilacqua. La cerimonia è stata presentata da Manuela Marinangeli

Tre coppie nelle loro case e sul luogo di lavoro vengono mostrate al pubblico dal regista Claudio Pesaresi attraverso un sapiente lavoro di regia che domina lo spazio del palcoscenico, perfettamente diviso in tre “location” attraverso il gioco delle luci, dei rumori, di musiche intense, in una scenografia che palesa uno studio ed una capacità di sintesi a cui da sempre la compagnia “Al Castello” ci ha abituato. Così Utøya e il suo contorno rivivono qui: questa è l'isola donata nel 1950 al Partito Laburista Norvegese e di proprietà della Lega dei Giovani Lavoratori, associazione giovanile affiliata allo stesso Partito Laburista, che nell'isola organizza campi estivi di formazione. La storia si dipana a partire da questo elemento, raccontando ore di follia messe a punto dal killer con una premeditazione durata anni. Ma l'errore iniziale della polizia (e dei nostri personaggi, ovvero dell'opinione pubblica) sarà quella di pensare ad un terrorista straniero, non certo nato e cresciuto nel Paese nordico, scevro da simili malsanità.

Con il lavoro di Edoardo Erba, la compagnia “Al Castello” ci racconta tutto questo, dalla bomba ad Oslo all'uccisione a colpi d'arma da fuoco di 69 persone con il norvegese Anders Behring Breivik vestito da agente di polizia, le cui azioni si vivono indirettamente attraverso le tre coppie di protagonisti, che restituiscono magnificamente i momenti di terrore, di concitazione, di orrore, di incapacità di capacitarsi: Rossana Franceschini (Malin), Giuseppe Rafoni (Gunnar), Mauro Silvestri (Alf), Laura Righi (Unni), Valeria Nicoletta (Inga), Andrea Petrozzi (Petter). Bravissimi, realistici, convincenti, talmente “veri” da risultare in qualche caso persino “odiosi”. Sei interpreti che Claudio Pesaresi prepara, coordina, fa muovere con la consueta professionalità. E assolutamente da citare il resto dello staff: l'aiuto regista Patrizia Chiocchi, Fabio Petrini per le luci, Costantino Muzzi per l'audio, il direttore di scena Massimo Rindi, Goffredo Strappini per la collaborazione tecnico-artistica, Lidia Ortolani, Loretta Ottaviani e Lucia Giuliani per l'organizzazione.

Assolutamente da vedere, per rivivere una pagina di storia contemporanea da punti di vista insoliti.

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