Apre il Museo Ninfeo in uno dei luoghi più emblematici della Roma imperiale: il giardino degli dei, il paradiso degli imperatori

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Giuseppe Botti, Roma

Un edificio umbertino a piazza Vittorio, a Roma, crolla e va in rovina; un nuovo progetto di ricostruzione del palazzo dà vita a uno dei più grandi scavi archeologici della Soprintendenza di Roma. Costruire un palazzo moderno nel centro della città e al contempo conservare, conoscere, restituire alla comunità il patrimonio archeologico celato nel sottosuolo. Un lavoro paziente, un impegno straordinario, una scommessa vinta, un modello di tutela messo a punto dalla Soprintendenza di Roma in collaborazione con la Fondazione Enpam. Nasce così il Museo Ninfeo, proprio sul luogo del ritrovamento di un eccezionale contesto archeologico.

 

(TurismoItaliaNews) Lo spazio che si apre agli occhi del visitatore era occupato in età romana da un settore degli Horti Lamiani, una sontuosa residenza privata di età romana circondata da giardini lussureggianti. La residenza fu costruita dal console Lucio Elio Lamia all’inizio del I secolo d.C. e ben presto divenne di proprietà imperiale: molti imperatori, tra cui Claudio, Caligola, Severo Alessandro abitarono e modificarono questi spazi: ogni imperatore volle imprimere il proprio segno personalizzando la residenza. Il Museo Ninfeo di Piazza Vittorio porta alla luce uno dei luoghi emblematici della Roma imperiale, gli Horti Lamiani, con spettacolari reperti che testimoniano la loro evoluzione architettonica tra l’età giulio claudia e quella severiana. Un progetto museale studiato per avvicinare ogni visitatore e restituire a tutti i resti archeologici e i tanti reperti, con metodo e rigore scientifico.

Apre il Museo Ninfeo in uno dei luoghi più emblematici della Roma imperiale: il giardino degli dei, il paradiso degli imperatori

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La residenza privata degli imperatori, la vita dei principi di Roma, gli animali, le piante, i commerci, gli usi e i costumi della antica capitale: gli Horti Lamiani, luogo mitico della storia romana, rivivono dunque nel Museo Ninfeo, che si inaugura con gli open day del 30 e del 31 ottobre e apre al pubblico dal 6 novembre. Realizzato congiuntamente dalla Soprintendenza Speciale di Roma e da Enpam, il nuovo Museo nasce proprio sul luogo del ritrovamento di un eccezionale contesto archeologico, venuto alla luce nell’area di Piazza Vittorio all’Esquilino, durante i lavori per la costruzione della sede dell'Ente. Il museo presenta testimonianze e reperti fin dal periodo giulio-claudio, quando gli Horti Lamiani entrarono a far parte del demanio imperiale sotto Tiberio, e da Caligola trasformati in una sontuosa residenza privata a uso dell’imperatore.

Una Domus Aurea ante-litteram, amata anche dai successivi imperatori flavi, antonini, fino ai severi cui si debbono le ultime trasformazioni dei lussuosissimi ambienti. “Il Museo Ninfeo è un modello di salvaguardia del patrimonio culturale, fondato sulla ricerca multidisciplinare con enti di ricerca e università. – spiega Mirella Serlorenzi, direttore scientifico del progetto – la qualità dei materiali restituiti dagli Horti Lamiani offre una visione unica della Roma classica, dalle architetture monumentali alle sontuose decorazioni, alle vie dei commerci, agli oggetti preziosi e a quelli di uso quotidiano, al cibo, ai giardini e agli animali che vivevano lì. Un museo che racconta, anche attraverso emozionanti ricostruzioni, un teatro privilegiato del mondo antico, con tutte le suggestioni che questo luogo può dare”. Ogni epoca ha lasciato qui il suo segno e gli oltre un milione di reperti rinvenuti negli scavi sono stati selezionati grazie all’accurato studio nel laboratorio segreto realizzato in collaborazione con ricercatori specializzati in varie discipline. I 3000 oggetti esposti, affiancati da ricostruzioni.

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Grazie a una indagine in due riprese (2006 - 2009; 2010 - 2015) cui hanno lavorato 12 archeologi, con 30.000 metri cubi di terreno scavato e milioni di reperti accumulati, un attrezzato laboratorio con una equipe di 18 specialisti che per 5 anni ha studiato i rinvenimenti, un accurato lavoro di ricupero con 6
restauratori, il Museo presenta una esposizione per molti aspetti innovativa. Questo ha permesso di creare un grande polittico sulla antica Roma e le tante persone che lì hanno vissuto: dalle architetture monumentali alle sontuose decorazioni, alle rotte del commercio, agli oggetti pregiati, a quelli di uso quotidiano, per arrivare all’alimentazione e al paesaggio. Ognuno dei  ritrovamenti, accuratamente studiato, è stato selezionato e viene esposto per la sua bellezza, importanza, ma soprattutto per quello che sa raccontare della città antica.

Oltre 100.000 reperti dello scavo testimoniano la vita quotidiana negli Horti Lamiani: pentole, stoviglie, bicchieri, vasellame. Una ampia vetrina ne offre una selezione articolata lungo una linea cronologica in modo di apprezzare la funzione e l’evoluzione di questi oggetti dal I secolo avanti Cristo al V dopo Cristo. I ritrovamenti vegetali permettono di aprire una ulteriore finestra sugli Horti Lamiani: sono state rinvenuti le piantumazioni, in terra e in vaso, che permettono di avere un’idea della sontuosità dei giardini nelle varie epoche. Ma è emerso anche come a fianco dei giardini organizzati dalla mano dell’uomo una parte del terreno fosse lasciata alla sua condizione spontanea. L’effetto era una residenza urbana e al tempo stesso “di campagna”, immersa nella natura. Particolari sono anche i reperti animali, tra cui le ossa di leone, di cerbiatto, di struzzo, denti di orso. Nei cassetti a disposizione dei visitatori, oltre a questa testimonianza degli animali, esotici e non, che popolavano i giardini, un’ampia varietà di frammenti di fauna marina che testimoniano gli usi alimentari dei romani, in particolare dell’aristocrazia, tra cui non potevano mancare le ostriche.

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