[ REPORTAGE ] A Lucentum nel cuore dell'antica Alicante, tra fortificazioni iberiche, mosaici romani e impronte impresse nel tempo
Il sito archeologico del Tossal de Manises ripercorre secoli di storia, dalle origini difensive e il periodo di massimo splendore come municipium romano, fino alla decadenza e al successivo utilizzo funerario
di Giovanni Bosi, Alicante / Spagna
Un’eredità millenaria a due passi dal mare. Collocata nella parte superiore di un’altura, ovvero il tossal a 38 metri sulla quota del mare e ad una manciata di km dal centro della città moderna, nel quartiere de La Albufereta, Lucentum è la città romana, l’antica Alicante. Cresciuta a partire da un insediamento iberico, il sito archeologico copre un’area di quasi 25mila mq interamente conservata all'interno delle sue mura. La scoperta si completa con l’esplorazione del Museo Marq. Siamo andati a vedere.
(TurismoItaliaNews) Monumento storico-artistico dal 1961, Lucentum rappresenta uno dei giacimenti archeologici più importanti della Comunità Valenciana. E così, la curiosità di visitarlo è forte.
Dalle origini iberiche al sistema difensivo
Per dirla tutta, le indicazioni per raggiungere Lucentum in carrer Zeus non sono ottime, anche se il trasporto pubblico lo collega agevolmente dal centro: il tram piuttosto che i bus che fanno la spola verso le spiagge, in particolare verso Cap de l’Horta e della splendida Playa San Juan. Qualche segnale turistico in più non guasterebbe… Anche perché – pur non essendo ricchissimo come vestigia – rappresenta un caposaldo nella conoscenza di Alicante del passato. Basti pensare che gli esordi del primo insediamento umano si collocano secondo gli archeologi tra la fine del V secolo a.C. e l’inizio del IV secolo a.C.. Della fase iberica classica le testimonianze sono scarse e prevalentemente legate a materiali ceramici e a dubbi resti architettonici. Tuttavia, tra la fine del III secolo a.C. e la fine dello stesso secolo, la struttura urbana subisce un’importante evoluzione: Ecco le diverse fasi che sono state individuate.
Fine del III sec. a.C. (Fase Previa): viene tracciata la cinta muraria più antica, dotata di grandi torri e, in alcuni tratti, di un antemurale. L'accesso originario (Puerta Oriental) risaliva la collina con un percorso a "Z" per adattarsi alla pendenza. Nel settore della Torre VIII, divisa in tre camere e dotata di un piano superiore destinato a catapulte (ballista), si raccoglieva l'acqua piovana in una cisterna collegata da tubature. In quest'area si trovavano anche magazzini / laboratori e un edificio con focolare circolare, distrutto alla fine del III sec. a.C., che ha restituito ricca ceramica iberica decorata.
A metà del I sec. a.C. (1ª Fase): durante le guerre sertoriane si assiste a una grande ristrutturazione difensiva di fattura romana. Vengono creati un bastione a ridosso della Torre IX, una nuova muraglia curva e una nuova torre (Torre X) per proteggere la porta d'accesso. Viene aperta anche una poterna, cioè una porta secondaria protetta da un muro, per consentire l'uscita e la ritirata in sicurezza dei difensori in caso di attacco. Questo tipo di struttura, indicato da Filone di Bisanzio con il nome di epikampion toichos, rappresenta un caso eccezionale nell'architettura militare romana in Hispania.
L'epoca d'oro: Municipium e grandi opere pubbliche. Tra l'ultimo terzo del I secolo a.C. e il cambio di Era, sotto l'imperatore Augusto, Lucentum ottiene lo status giuridico di municipium, iniziando a governarsi autonomamente con magistrature e istituzioni propriamente romane. Durante il I secolo d.C., la città conosce il suo periodo di massimo splendore, caratterizzato da importanti riforme urbane.
Riorganizzazione viaria e della Porta Orientale: a inizio I secolo d.C. (2ª fase), viene creata una nuova strada pavimentata in terra battuta e installata una rete di fogne (cloacas). La Porta Orientale raggiunge la sua conformazione finale con un ingresso largo 2,70 metri, una chiusura a doppio battente in legno e una soglia in pietra che mostra i solchi incisi del passaggio dei carri. Questa porta consentiva il collegamento con la Vía Augusta.
Abbattimento delle Mura ed espansione: le mura che ostacolavano la crescita della città vengono abbattute per fare spazio a grandi domus private e ad edifici pubblici, come le Terme Piccole: portate alla luce da F. Figueras Pacheco (che ne dedusse il nome da un'iscrizione su un banco di pietra), le terme avevano cinque ambienti: uno spogliatoio (vestuario) finanziato da un cittadino di nome Popilio, una sala tiepida (tepidarium), una sala calda (caldarium) con vasca (alveus) riscaldata da un sistema a circolazione d'aria sotto il pavimento sospeso, un vestibolo e una cisterna per l'acqua fredda. E poi nuovi spazi e templi: vengono edificati un nuovo foro, un secondo complesso termale e un tempio finanziato da un privato.
Architettura e dettagli decorativi: l’Opus Signinum. Tra le decorazioni pavimentali di epoca romano-repubblicana (datate tra la fine del II secolo a.C. e il I secolo a.C.), spicca la tecnica dell'opus signinum. Realizzato con tessere incastonate in una malta idraulica e impermeabile dal tipico colore rossastro (dovuto all’inserimento di frammenti ceramici), questo pavimento presenta un rosone centrale reticolato iscritto in un quadrato, incorniciato da bordi a meandro. Le decorazioni utilizzano tessere di marmo bianche e nere.
Curiosità della vita quotidiana: le impronte del I secolo d.C. Proprio di fronte alla porta sud-ovest di ingresso al foro, una rara scoperta archeologica ha individuato una serie di impronte umane con calzature e di animali (capra e cane). Impresse nella terra bagnata probabilmente a seguito di una pioggia durante la seconda metà del I secolo d.C., queste tracce offrono un'eccezionale “"fotografia” della vita quotidiana dell'epoca.
La decadenza e il periodo islamico. A partire dalla fine del I secolo d.C. inizia una fase di progressiva decadenza, che porta nel III secolo al quasi totale spopolamento della città. La storiografia moderna attribuisce questo declino a fattori economici interni e al cambio delle rotte commerciali a favore di altre città vicine, smentendo la teoria delle invasioni esterne. Secoli dopo, tra l’VIII e l’XI secolo, l'area vienee riutilizzata come necropoli: la maggior parte delle tombe appartiene al rito islamico: i corpi venivano deposti in una fossa (senza corredo e coperta da lastre in pendenza verso nord-ovest), adagiati sul fianco destro rivolti a sud-est in direzione della Mecca, con la testa a sud-ovest. Tra queste, è stata individuata anche una tomba contemporanea disposta secondo il rito cristiano (corpo supino e testa orientata a nord-est).
La visita al Museo Marq per saperne di più
La visita all’interessantissimo Museo archeologico Marq, consente di capirne di più sulla storia di Lucentum e ammirare una serie di reperti tornati alla luce nel sito. In particolare, propone un incontro con la storia capace di coniugare rigore scientifico, efficacia didattica e spettacolarità. Un museo pensato non soltanto per custodire e mostrare testimonianze del passato, ma per trasformare la visita in un’esperienza coinvolgente, accessibile e anche divertente. I diversi ambiti tematici costruiscono infatti un percorso che accompagna il visitatore attraverso le epoche, offrendo l’opportunità di compiere un autentico viaggio nel tempo. L’introduzione è affidata al territorio: il Marq accoglie il pubblico immergendolo nello spazio geografico di Alicante, presentando la ricchezza e la varietà del suo patrimonio paesaggistico e monumentale.
Da questa cornice prende avvio il racconto storico vero e proprio. Le sale permanenti conducono dalla Preistoria alla Cultura Iberica, per proseguire con la Cultura Romana e il Medioevo, fino all’Età Moderna e Contemporanea. Ne deriva un itinerario museale articolato e dinamico, nel quale l’archeologia diventa lo strumento per leggere l’evoluzione di Alicante e del suo territorio. Il Marq punta così sulla capacità di raccontare il passato in maniera rigorosa ma immediata, facendo della conoscenza un’esperienza suggestiva e coinvolgente.
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Giovanni Bosi, giornalista, ha effettuato reportages da numerosi Paesi del mondo. Da Libia e Siria, a Cina e India, dai diversi Paesi del Sud America agli Stati Uniti, fino alle diverse nazioni europee e all’Africa nelle sue mille sfaccettature. Ama particolarmente il tema dell’archeologia e dei beni culturali. Dai suoi articoli emerge una lettura appassionata dei luoghi che visita, di cui racconta le esperienze lì vissute. Come testimone che non si limita a guardare e riferire: i moti del cuore sono sempre in prima linea. E’ autore di libri e pubblicazioni.
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