Nella difficile città di Tripoli del Libano alla scoperta del Khan dei saponieri, prezioso commercio che richiama la tradizione dei Fenici

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Giovanni Bosi, Tripoli del Libano

Qualcuno l’ha ribattezzata la città dei murales, un’espressione artistica che va ben al di là del puro e semplice messaggio del tratto e del colore. Perché questa è una di quelle città per niente facili, dove le divisioni ideologiche restano all’ordine del giorno e dove ci vuol poco perché la discordia verbale si trasformi in ben altro. Ma questa è anche una città dalla grande storia, con un patrimonio artistico di tutto rilievo e una popolazione che l’ama all’inverosimile. Visitarla è dunque un must: per questo siamo andati a Tripoli del Libano e vi raccontiamo cosa abbiamo visto.

 

(TurismoItaliaNews) Di Tripoli del Libano mi rimarrà impresso per sempre il ricordo del giardino pubblico "Al Manshieh", in piazza Al-Tell, circondato da alberi di arance amare a due passi dalla cittadella. Appena arrivati da Beirut ci fermiamo lì e ci sediamo sulle panchine confondendoci tra i tanti del luogo che, approfittando della giornata di sole e dell’ora di pranzo, hanno evidentemente deciso di concedersi una pausa. E come loro, non resistiamo alla tentazione di acquistare un caffè da un venditore ambulante che ci ammicca con le sue enormi “caffettiere” lavorate a sbalzo e bellissime da vedere. Ma Tripoli del Libano è tutt’altro che una città tranquilla, a partire dal traffico caotico che vediamo letteralmente impazzire e impazzare con colpi di clacson intorno all’oasi verde in cui siamo fermi in attesa di andare ad esplorare la zona antica.

Nella difficile città di Tripoli del Libano alla scoperta del Khan dei saponieri, prezioso commercio che richiama la tradizione dei Fenici

Nella difficile città di Tripoli del Libano alla scoperta del Khan dei saponieri, prezioso commercio che richiama la tradizione dei Fenici

Nella difficile città di Tripoli del Libano alla scoperta del Khan dei saponieri, prezioso commercio che richiama la tradizione dei FeniciNella difficile città di Tripoli del Libano alla scoperta del Khan dei saponieri, prezioso commercio che richiama la tradizione dei Fenici

Ad animare ancor più la scena c'è il vociare di altri venditori che, approfittando dell’ora, richiamano l’attenzione dei passanti per proporre ciambelle, pagnotte, limoni, zucchine e ogni altro prodotto dei loro orti. Siamo conquistati da tanta vivacità, del resto qui intorno vive qualcosa come mezzo milione di persone, in prevalenza musulmani sunniti con una minoranza cristiana e musulmana alawita. E questo è anche il nocciolo della questione, con i 2 quartieri di Jabal Mohsen, a maggioranza alawita, e quello sunnita di Bab Al Tebbaneh, che spesso sono in tensione con conseguenti scontri. Meglio dunque stare con gli occhi aperti.

Ma a parte questo è innegabile che questa città sia magnetica con la sua caotica ordinarietà. Su tutti e su tutto, in questa parte di Tripoli, vigila la torre dell'orologio, uno dei monumenti più rappresentativi, che di fatto fa da cerniera fra la città nuova e quella vecchia: è stata costruita dagli Ottomani nel 1906 quale dono agli abitanti per celebrare il trentesimo anno dell’Impero ottomano, come avvenuto per la Torre dell’orologio di Giaffa e per molte altre dislocate sui territori controllati dai turchi. Oggi Tripoli è la seconda città del Libano per popolazione e importanza, e per arrivare abbiamo percorso una novantina d chilometri muovendoci dalla capitale in direzione nord.

Nella difficile città di Tripoli del Libano alla scoperta del Khan dei saponieri, prezioso commercio che richiama la tradizione dei Fenici

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Se la torre è un'attrazione, la nostra curiosità è però tutta per il cuore antico di Tripoli: la cittadella che prende il nome da Raymond de Saint-Gilles, la Moschea di Teylan datata 1336, la Grande Moschea del 1294 (sorta sulle fondamenta della chiesa crociata di Santa Maria della Torre) e i tradizionali khan, i suq, con le loro incredibili merci: legumi, stoffe, spezie e il sapone che qui è un must nel must. Così ci avviamo verso l'ingresso del sancta sanctorum di Tripoli, il cuore commerciale dove si può toccare con mano la vera tradizione. Guardandomi intorno mi rendo conto che di turisti ce ne sono poco, ma questo non mi turba più di tanto. Anzi. E mi rendo anche conto che la sorveglianza dell'esercito libanese è costante, seppur discreta. La gente è affabile come in tutti i suq di questo tipo e tutti sperano di conquistarci con i loro prodotti.

Gironzolando per le stradine tortuose costellate di negozietti di tutti i tipi, si capisce che il passato di questa città è davvero nobile e di pregio. Peraltro gli hammam costruiti qui dai primi governatori mamelucchi erano splendidi edifici e molti di essi si possono ancora vedere con le loro tipiche, straordinarie architetture. Così come le molte chiese sono un ricordo della storia della città, a dimostrazione della diversità dei cristiani in Libano e in particolare a Tripoli. E quando entro nel khan del sapone, costruito intorno a un cortile quadrato arricchito da una fontana, una sensazione di bellezza mi avvolge: la storia di questa costruzione inizia alla fine del XV secolo, quando il governatore Yusuf Sayfa Pasha fonda il Khan Al Saboun destinato proprio ai commercianti di sapone, con i lavori che si concludono all'inizio del XVI secolo, praticamente alla fine del dominio mamelucco. Non era un caso che si dava tanto spazio e risalto al sapone: era (ed è) un'eccellenza di Tripoli, con successive esportazioni verso l'Europa.

Nella difficile città di Tripoli del Libano alla scoperta del Khan dei saponieri, prezioso commercio che richiama la tradizione dei Fenici

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Così ancora oggi questo Khan ospita laboratori e negozi di saponi di ogni forma e colore, bellissimi da vedere e annusare. Con una particolarità: la materia prima utilizzata per questi tipi di sapone è l'olio d'oliva, con l'aggiunta di altri ingredienti di pregio come miele, oli essenziali e materie prime aromatiche naturali come fiori, petali ed erbe. “I saponi vengono essiccati al sole permettendo l'evaporazione dell'acqua che serve per amalgamare i diversi ingredienti – ci spiegano - questa operazione dura quasi tre mesi e man mano che l'acqua evapora, appare un sottile strato bianco sulla superficie del sapone dovuto alla soda che proviene dai sali marini”.

Il mare, esatto. Tripoli in effetti è composta da due zone distinte: la città vera e propria si trova ad un paio di chilometri dal Mediterraneo, mentre la Marina (el-Minā) è direttamente affacciata sul mare e a sua volta è è composta da Qubbè e Abū Sanra, con l’antica fortezza di Raimondo di Saint-Gilles. Questo particolare fa intuire le origini antichissime di Tripoli, le cui prime testimonianze di un insediamento nell'area dell'attuale città risalgono al tredicesimo secolo avanti Cristo, ma è solo nell'ottavo secolo a.C. che si sviluppa un emporio commerciale fenicio animato da mercanti di Tiro, Sidone e Arados (l'attuale isola siriana di Arwad).

Nella difficile città di Tripoli del Libano alla scoperta del Khan dei saponieri, prezioso commercio che richiama la tradizione dei Fenici

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Nella difficile città di Tripoli del Libano alla scoperta del Khan dei saponieri, prezioso commercio che richiama la tradizione dei FeniciNella difficile città di Tripoli del Libano alla scoperta del Khan dei saponieri, prezioso commercio che richiama la tradizione dei Fenici

Quando ripartiamo per Beirut, con noi viene anche un pezzo di Tripoli: quel profumatissimo e coloratissimo sapone a cui non abbiamo saputo rinunciare.

 

Giovanni Bosi, giornalista, ha effettuato reportages da numerosi Paesi del mondo. Da Libia e Siria, a Cina e India, dai diversi Paesi del Sud America agli Stati Uniti, fino alle diverse nazioni europee e all’Africa nelle sue mille sfaccettature. Ama particolarmente il tema dell’archeologia e dei beni culturali. Dai suoi articoli emerge una lettura appassionata dei luoghi che visita, di cui racconta le esperienze lì vissute. Come testimone che non si limita a guardare e riferire: i moti del cuore sono sempre in prima linea. E’ autore di libri e pubblicazioni.
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