Sri Lanka, la vita selvaggia dello Yala National Park conserva storie che si perdono nella notte dei tempi

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Giovanni Bosi, Yala National Park / Sri Lanka

Allo Yala National Park ne sono certi: che tu sia un amante appassionato della natura o che visiti un parco naturale per la prima volta, se arrivi qui con la mente desiderosa di esplorare ed imparare, tornerai a casa con un nuovo significato della vita. Gli orientali hanno sempre qualcosa da insegnarci, a partire dalla quotidianità e dalla natura. Accade ovviamente anche nello Sri Lanka, dove lo spettacolo di questo santuario della fauna selvatica può essere davvero un'esperienza di proporzioni epiche.

 

(TurismoItaliaNews) Siamo nel sud-est dello Sri Lanka, a circa 300 chilometri da Colombo, lungo la costa dell’Oceano Indiano, che lambisce lo Yala National Park, riserva naturale e al contempo parco nazionale di quasi 130.000 ettari dove abbondano foreste leggere, praterie e lagune. Un habitat straordinario per 44 varietà di mammiferi e 215 specie di uccelli; è qui che c’è la più grande concentrazione al mondo di leopardi, elefanti, orsi bradipi, sambar indiani, sciacalli, pavoni, coccodrilli... Ma non è stato sempre così, almeno in termini di salvaguardia: se all’inizio nel ‘900 era stato individuato come zona protetta e designato parco nazionale nel 1938, aveva finito col diventare terreno di caccia per l'élite sotto il dominio britannico. I tempi per fortuna sono cambiati e oggi lo Yala è una delle destinazioni preferite nello Sri Lanka: è il più visitato e il secondo parco nazionale più grande del Paese.

Sri Lanka, la vita selvaggia dello Yala National Park racconta storie che si perdono nella notte dei tempi

Sri Lanka, la vita selvaggia dello Yala National Park racconta storie che si perdono nella notte dei tempiSri Lanka, la vita selvaggia dello Yala National Park racconta storie che si perdono nella notte dei tempi

Quando si varca l’ingresso del Parco si intuisce subito che si entra in una sorta di paradiso terrestre, dove prede e predatori convivono in un labile equilibro dalla notte dei tempi. La star è senza dubbio la Panthera pardus kotiya, ovvero il maestoso leopardo (noto anche come kotiya) originario dell’Isola. Mentre ci muoviamo con la jeep cerchiamo di osservare il più rigoroso silenzio nella speranza di imbatterci nel cacciatore. E la fortuna ci assiste, dandoci la possibilità di assistere ad una scena di caccia che tuttavia si conclude a favore della preda designata…

Tra il grandioso spettacolo della fauna selvatica, si può perfino essere anche testimoni dei segni rivelatori di una civiltà perduta: si racconta che il tempio rupestre di Sithulpawwa, un importante luogo di pellegrinaggio, abbia ospitato 12.000 monaci in cerca di conforto almeno 2.000 anni fa. Il nome deriva da “Chittalapabbata", parola che si traduce in “collina della mente tranquilla”. E poi c’è Magul Maha Viharaya, a a sud di Sithulpauwa: si ritiene che questo luogo abbia fornito l'ambientazione per il matrimonio del re Kavan Tissa con Vihara Maha Devi.

Sri Lanka, la vita selvaggia dello Yala National Park racconta storie che si perdono nella notte dei tempi

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Mentre ci muoviamo su vere e proprie piste in scenari suggestivi, non posso fare a meno di chiedermi perché si debba arrivare a dichiarare zone di protezione per sottrarle dalla follia e dalla degenerazione umana: non potrebbe bastare la volontà di trasmettere tanto splendore alle generazioni future? No, purtroppo non basta perché il pericolo è sempre in agguato. E non certo per colpa dei predatori che abitano luoghi come Yala: in un habitat sempre più minacciato, anche nei parchi protetti gli animali e le risorse forestali sono in pericolo.

“Un ecosistema equilibrato deve essere mantenuto per il loro futuro – ci dicono i rangers che ci accompagnano - le specie minacciate di estinzione devono essere monitorate e curate in modo speciale. Anche l'acqua, una risorsa sempre più impoverita, deve essere gestita. È qui che interviene il Dipartimento della fauna selvatica ed è un'impresa estremamente difficile e costosa”. Ma ciascuno di noi può entrare in gioco: avere l'opportunità di vedere e ammirare la bellezza della natura, assistere alle meraviglie del regno animale, vuol dire anche fornire un'ancora di salvezza alla natura selvaggia. I proventi della vendita dei biglietti di accesso contribuiscono infatti ad una parte alle somme colossali necessarie per proteggere e mantenere un parco. Ma non solo: quando si entra in un parco come lo Yala, è nostro dovere arrivare preparati per rispettare la natura e chi vi vive.

Sri Lanka, la vita selvaggia dello Yala National Park racconta storie che si perdono nella notte dei tempi

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Sri Lanka, la vita selvaggia dello Yala National Park racconta storie che si perdono nella notte dei tempi

Yala non è rimasto indenne nel terribile tsunami che nel 2004 ha colpito buona parte del Sud-Est asiatico, con le onde impetuose che hanno cambiato per sempre anche le caratteristiche della cintura costiera. Se alcune centinaia di persone hanno perso la vita, il sesto senso degli animali sembra averli messi al riparo in tempo. Le successive indagini scientifiche basate su due elefanti muniti di collari elettronici hanno suggerito che le reazioni basate sulla rapida comprensione di quanto stava per accadere potrebbero aver spinto tutti gli animali a sfuggire alle onde; una facoltà che purtroppo non è stata possibile per gli umani. Un memoriale dello tsunami è stato realizzato a Patanangala per  ricordare ai visitatori la devastazione che ha causato e le vite che ha preso.

Il periodo migliore per visitare Yala è tra febbraio e luglio, quando la disponibilità di acqua nel parco è ai minimi termini costringendo gli animali ad andare allo scoperto. L’ambiente è caldo e semi-arido nonostante il suo aspetto verdastro lussureggiante, specialmente durante la stagione dei monsoni del nord-est, quando si concentra la maggior parte delle piogge fra settembre a dicembre.

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Giovanni Bosi, giornalista, ha effettuato reportages da numerosi Paesi del mondo. Da Libia e Siria, a Cina e India, dai diversi Paesi del Sud America agli Stati Uniti, fino alle diverse nazioni europee e all’Africa nelle sue mille sfaccettature. Ama particolarmente il tema dell’archeologia e dei beni culturali. Dai suoi articoli emerge una lettura appassionata dei luoghi che visita, di cui racconta le esperienze lì vissute. Come testimone che non si limita a guardare e riferire: i moti del cuore sono sempre in prima linea. E’ autore di libri e pubblicazioni.
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