Il filo della memoria riemerge a Spello: un antico tessuto potrebbe raccontare il passaggio di san Francesco
Un manufatto custodito nel monastero di Vallegloria a Spello, in Umbria, riporta alla luce una tradizione tramandata per secoli: sarebbe il dono lasciato dal Poverello di Assisi alla beata Balbina. Ora saranno indagini scientifiche, storico-artistiche e diagnostiche a stabilirne antichità, caratteristiche e provenienza
di Eugenio Serlupini, Spello / Umbria
È rimasto custodito nel monastero di Vallegloria, affidato alla memoria delle monache e a una tradizione che ha attraversato i secoli. Ora un antico tessuto rinvenuto a Spello riaccende una suggestione potente: potrebbe essere il dono che, secondo il racconto tramandato dalla comunità monastica e dal territorio, san Francesco d’Assisi avrebbe lasciato alla beata Balbina durante una visita all’antico cenobio sul monte Subasio.
(TurismoItaliaNews) Nessuna certezza, almeno per il momento: le più antiche fonti francescane non confermano l’episodio e saranno le indagini scientifiche a cercare risposte. Ma il ritrovamento ha già suscitato gioia ed emozione e restituisce attenzione a una memoria che Vallegloria ha conservato a lungo, intrecciando spiritualità, storia e identità. Un antico tessuto, custodito nel monastero di Vallegloria a Spello e accompagnato da una tradizione tramandata per secoli, riporta l’attenzione su san Francesco d’Assisi e sulla beata Balbina. Il recente ritrovamento del manufatto sta suscitando particolare emozione nella comunità monastica, nella Diocesi di Foligno, nelle Parrocchie e nel Comune di Spello: secondo una consolidata memoria locale, sarebbe infatti il dono lasciato dal Poverello di Assisi alla beata durante una visita all’antico cenobio sul monte Subasio.
Un’attribuzione suggestiva, che resta tuttavia tutta da verificare sul piano scientifico e storico. Le più antiche fonti francescane non offrono infatti una conferma dell’episodio, mentre la memoria dell’incontro tra san Francesco e il monastero di Vallegloria è stata custodita e trasmessa nel corso dei secoli dalla comunità monastica e dal territorio. È proprio questa continuità della tradizione a conferire al ritrovamento un interesse che va oltre il manufatto in sé. Il tessuto riemerso dal monastero diventa testimonianza di una memoria collettiva che ha attraversato generazioni, mantenendo vivo il legame con la figura del Santo di Assisi e con quella della beata Balbina. Un intreccio di storia, spiritualità e identità che ora attende il necessario confronto con la ricerca.
L’antichità e la provenienza del manufatto saranno infatti sottoposte ad approfondite indagini scientifiche, storico-artistiche e diagnostiche. Gli studi dovranno consentire di stabilire con rigore la datazione del tessuto, individuarne le caratteristiche e ricostruirne il contesto di appartenenza. Soltanto gli esiti di queste verifiche potranno fornire elementi utili per comprendere la reale portata della scoperta e valutare il rapporto tra il reperto e la tradizione conservata a Vallegloria.
La cautela, dunque, resta indispensabile. Nessuna conclusione può essere anticipata rispetto alle analisi, soprattutto considerando l’assenza di conferme nelle fonti francescane più antiche. Il valore del ritrovamento, tuttavia, appare già significativo per la possibilità di approfondire la conoscenza del patrimonio culturale e religioso collegato ai luoghi francescani e alla figura della beata Balbina. Al percorso di studio si affiancherà quello dedicato alla tutela. Le monache del monastero di Vallegloria hanno espresso la volontà di promuovere un accurato intervento di restauro e conservazione, con l’obiettivo di preservare sia l’integrità materiale del tessuto sia la testimonianza storica che esso rappresenta.
Il manufatto entra così in una nuova fase della sua lunga vicenda: dalla custodia silenziosa all’interno del monastero alle indagini chiamate a interrogarne fibre, caratteristiche, provenienza e antichità. Una ricerca che potrebbe permettere di distinguere gli elementi documentabili da quelli consegnati dalla tradizione e, allo stesso tempo, comprendere meglio le ragioni per cui quella memoria sia rimasta così tenacemente legata a Vallegloria. L’attesa è ora concentrata sui risultati degli approfondimenti. Qualora le verifiche scientifiche confermassero l’antichità e la rilevanza del tessuto, il reperto potrebbe assumere un interesse di particolare valore per il patrimonio culturale e religioso nazionale.
Per Spello e per la comunità di Vallegloria, intanto, il ritrovamento restituisce alla luce una testimonianza rimasta custodita nel monastero e riapre una pagina affidata per secoli alla memoria. Sarà la ricerca a stabilire quanto lontano nel tempo conduca realmente quel tessuto e quali elementi della tradizione possano trovare riscontro. La suggestione francescana resta sospesa in attesa delle verifiche, ma proprio questa domanda ancora senza risposta rende il ritrovamento particolarmente affascinante.


