Il mistero degli Orsi delle Caverne nel Castello di Piobbico: i giganteschi animali estinti sono ancora un giallo irrisolto

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Giovanni Bosi, Piobbico / Marche

C’è un appassionante mistero ancora da risolvere nell’elegante Castello Brancaleoni di Piobbico. Siamo nelle Marche, dove l’Appennino in tempi remotissimi offriva scenari e situazioni ben diversi da quelle che conosciamo oggi noi. Qui si conservano gli straordinari resti di esemplari dell’Ursus Spelaeus, l’Orso delle Caverne, rinvenuti nel massiccio del Monte Nerone. C’è anche uno scheletro completamente ricostruito. Ma perché sono stati ritrovati concentrati a decine in un’unica grotta? Quali eventi hanno portato all’estinzione di questi giganteschi orsi vissuti tra 300.000 e 12.000 anni fa?

 

(TurismoItaliaNews) Il Castello di Piobbico, legato alle vicende dell’antica famiglia marchigiana Brancaleoni che ha governato per seicento anni questa contea nel Ducato di Urbino, oltre ad essere museo di se stesso è anche un contenitore inesauribile di storie, documenti e reperti. C’è dunque ben più di un motivo per visitarlo, a partire dal fatto che è uno splendido modello di architettura sviluppato a partire dal Duecento e modificato fino al Settecento. Il borgo è un’apprezzata località turistica dell’entroterra pesarese, la cui origine risale all’epoca romana e dove la presenza di fiumi e cavità naturali ha consentito l’insediamento di popolazioni fin dalla preistoria, come testimoniano i tanti ritrovamenti. E’ dunque la cornice naturale a fare la differenza e dove, neanche a dirlo, il Castello Brancaleoni è il presidio di tanta bellezza.

Il mistero degli Orsi delle Caverne nel Castello di Piobbico: i giganteschi animali estinti sono ancora un giallo irrisolto

Il mistero degli Orsi delle Caverne nel Castello di Piobbico: i giganteschi animali estinti sono ancora un giallo irrisolto

Concepito prima come fortezza, il maniero ha finito con l’assumere l’assetto di un palazzo rinascimentale, reso prezioso da affreschi, stucchi, camini, scritte in latino, greco e volgare, date e nomi, che hanno consentito di ricostruire l’evoluzione architettonica di questo grande contenitore, dotato di ben 135 stanze. Con una particolarità: l’ingresso gotico è sormontato dalla Torre dell’Orologio con i numeri disposti in senso antiorario. Tanto spazio ha dato quindi l’opportunità al Comune, che ne è proprietario, di allestirvi una serie di musei che, nella loro organicità, danno vita ad un percorso che racconta personaggi e territorio. E le “segrete” riservano la sorpresa più bella: le Sezioni Speleologica e Geo-Paleontologica del Museo Civico Brancaleoni, con migliaia di reperti rinvenuti dai ricercatori sulle pendici del Monte Nerone e con l’Ursus Spelaeus grande protagonista. Perché? L'orso delle caverne, noto anche come orso speleo, era una specie di orso vissuto in tutta l’Eurasia nel Pleistocene.

Dunque tempi lontanissimi da noi, così è affascinante trovarsi a tu per tu con lo scheletro ricostruito di uno di questi esemplari utilizzando in modo certosini i pezzi ritrovati in quella che è stata definita “Grotta degli Orsi” e la cui ricostruzione parziale è stata effettuata nel museo stesso. Si tratta della piccola grotta individuata dagli speleologi nella valle del Presale a Monte Nerone nel 1986, dove è stato trovato un vero e proprio tesoro paleontologico: i resti scheletrici di una cinquantina di orsi delle caverne. Ci si può così rendere subito conto di quali erano le dimensioni dell’Ursus Spelaeus, i cui maschi potevano raggiungere i 3 metri di altezza in posizione eretta e pesare fino a mille chilogrammi; in pratica le sue dimensioni medie erano superiori a quelle dei temibili grizzly più grandi.

Il mistero degli Orsi delle Caverne nel Castello di Piobbico: i giganteschi animali estinti sono ancora un giallo irrisolto

Il mistero degli Orsi delle Caverne nel Castello di Piobbico: i giganteschi animali estinti sono ancora un giallo irrisolto

Ma parlavamo di mistero, il perché ce lo spiegano durante la visita al Castello: “Nella Grotta degli Orsi sono stati trovati crani di dimensioni impressionanti e altri resti ossei tutti insieme, caoticamente disposti tra il ciottolame e le concrezioni calcare. In quel momento l’uomo tornava ad ammirare e temere le poderose mandibole e quei terrificanti denti canini migliaia di anni dopo che, forse, ha compiuto l’ultima battuta per allontanare gli orsi dalle grotte più comode o addirittura per sterminarli definitivamente. In realtà non sappiamo come siano andate le cose. La specie ha popolato vaste zone europee tra 300.000 e 12.000 anni fa e poi si è estinta assieme a tanti altri mammiferi del Quaternario. Ma non conosciamo le cause di queste scomparse di massa, e non sappiamo in che misura l'uomo ne sia responsabile. La ricerca paleontologica presenta analogie con l'indagine poliziesca: si raccolgono indizi, si congetturano ipotesi e si assemblano prove per formulare il verdetto.

Nel caso degli orsi delle caverne si brancola ancora nel buio: quali eventi hanno portato alla estinzione della specie? Perché i loro scheletri risultano concentrati, talora anche a decine in un'unica grotta? Perché con tanti siti ipogei disponibili hanno scelto una grotta tanto piccola e scomoda per vivere... O forse andavano lì solo per morire? Siamo di fronte ad un caso irrsolto, di cui ci sfugge persino il movente. Ma il mistero accresce l’interesse verso ogni cosa e questi giganti scomparsi dal Nerone all’alba della civilizzazione umana, conferisce fascino a questa montagna ancora tanto aspra e selvaggia”. Tutto probabilmente potrebbe essere accaduto durante la glaciazione, ma perché tutti quegli orsi fossero insieme è un enigma. Forse gli stravolgimenti naturali li hanno sorpresi mentre erano in letargo…

Il mistero degli Orsi delle Caverne nel Castello di Piobbico: i giganteschi animali estinti sono ancora un giallo irrisolto

Il mistero degli Orsi delle Caverne nel Castello di Piobbico: i giganteschi animali estinti sono ancora un giallo irrisoltoIl mistero degli Orsi delle Caverne nel Castello di Piobbico: i giganteschi animali estinti sono ancora un giallo irrisolto

Il mistero degli Orsi delle Caverne nel Castello di Piobbico: i giganteschi animali estinti sono ancora un giallo irrisolto

L’osservazione dei resti assume così una valenza ancora maggiore di fronte a tanti interrogativi e soprattutto davanti a tale potenza, scomparsa senza lasciare discendenti. Domande che si rincorrono mentre risalendo dalle “segrete” attraversiamo il Cortile di San Carlo, cioè la “piazza pubblica” del Castello Brancaleoni, dove si affacciano l’Oratorio di San Carlo Borromeo e il regale portale a pietre bugnate che rappresenta poi l’ingresso d’onore del palazzo-fortezza da cui si accede al corridoio a cielo aperto sormontato dallo stemma della famiglia: un leone rampante con croce seduta, con il motto di famiglia a caratteri greci “Mite e Fiero” e il nome del committente, Antonio II, e l’anno di costruzione in numeri romani: 1587.

Per saperne di più
www.castellobrancaleoni.it
www.guideturisticheurbino.it

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