FRANCIA | Tra oro, fede e memoria: i tesori nascosti dell'Albania illuminano Chambéry, mostra al Museo di Belle Arti

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Un patrimonio artistico sopravvissuto alle persecuzioni del ‘900 approda per la prima volta in Francia con una straordinaria esposizione che racconta sette secoli di pittura di icone, crocevia tra Oriente e Occidente

 

di Giovanni Bosi, Chambéry | Francia

E’ una storia che attraversa imperi, guerre, persecuzioni religiose e rinascite culturali. Ed è una storia dipinta su tavole di legno ricoperte d'oro, popolata da santi, vergini, profeti e arcangeli, capace di raccontare l'identità di un intero popolo attraverso il linguaggio universale dell'arte. Fino al 15 novembre 2026 il Museo di Belle Arti di Chambéry ospita la mostra "Icone. Tesori del Museo Nazionale d'Arte Medievale di Korçë (Albania)", un'esposizione straordinaria che permette al pubblico europeo di ammirare opere raramente uscite dai confini albanesi e considerate tra i più preziosi patrimoni artistici dei Balcani. Siamo andati a vederla.

 

(TurismoItaliaNews) L'iniziativa nasce dalla collaborazione internazionale tra il Museo Nazionale d'Arte Medievale di Korçë e il Museo di Belle Arti di Chambéry, sviluppata nell'ambito degli accordi di cooperazione sottoscritti dalle due città nel 2024. Il risultato è un viaggio che conduce il visitatore attraverso oltre sette secoli di pittura religiosa ortodossa, dal XIV fino al XX secolo, offrendo una lettura approfondita della storia artistica, religiosa e culturale dell'Albania.

Tra oro, fede e memoria: i tesori nascosti dell'Albania illuminano Chambéry, mostra al Museo di Belle Arti

Tra oro, fede e memoria: i tesori nascosti dell'Albania illuminano Chambéry, mostra al Museo di Belle Arti

Un patrimonio sopravvissuto all'ateismo di Stato

Il valore della mostra non risiede soltanto nella qualità delle opere esposte, ma anche nella loro straordinaria vicenda storica. Molte delle icone oggi conservate nel Museo Nazionale d'Arte Medievale di Korçë rischiarono infatti di scomparire durante il regime comunista di Enver Hoxha. Nel 1967 l'Albania venne proclamata "primo Stato ateo del mondo": ogni forma di culto fu proibita, le chiese vennero chiuse o trasformate in edifici civili, migliaia di oggetti sacri furono distrutti e numerosi monumenti religiosi subirono devastazioni irreparabili. E’ stato allora che un gruppo di studiosi, guidati tra gli altri dallo storico dell'arte Theofan Popa, organizzò una coraggiosa missione di salvataggio. In condizioni estremamente difficili riuscì a recuperare icone, manoscritti, arredi liturgici e opere d'arte provenienti da tutto il Paese, salvandoli dalla distruzione. Quelle opere costituiscono oggi il nucleo della collezione del Museo Nazionale d'Arte Medievale di Korçë, uno dei più importanti musei dedicati all'arte bizantina e post-bizantina dell'intera Europa sud-orientale.

Korçë, un museo nato dalla resistenza culturale

La storia stessa del museo rappresenta una testimonianza della volontà di preservare la memoria collettiva. Dopo essere state custodite in sedi provvisorie, le collezioni trovarono nel 1980 una collocazione nella Cattedrale della "Fonte della Vita", edificata nel 1707 e trasformata in museo durante il periodo comunista. Con il ritorno della libertà religiosa, dopo il 1991, cattedrale e museo condivisero gli stessi spazi per oltre venticinque anni. Dal 2016 il museo occupa una moderna sede dotata di laboratori di restauro che collaborano con prestigiose istituzioni internazionali, tra cui il Museo del Louvre, il Museo della Cultura Bizantina della Grecia e il Museo Storico di Vienna. Oggi custodisce oltre 8.260 opere, comprese circa 6.400 icone, raccontando attraverso di esse il ruolo dell'Albania quale ponte culturale tra Oriente e Occidente.

Tra oro, fede e memoria: i tesori nascosti dell'Albania illuminano Chambéry, mostra al Museo di Belle Arti

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Sette secoli di pittura sacra

Il percorso espositivo accompagna il visitatore lungo l'evoluzione della pittura religiosa ortodossa. Le prime sale introducono il mondo della tarda arte bizantina, quando Korçë apparteneva ancora al Despotato d'Epiro prima dell'arrivo della dominazione ottomana. Successivamente emergono le profonde trasformazioni artistiche sviluppatesi tra il XVI e il XVII secolo nei principali centri creativi di Berat, Ersekë, Kolonjë e Përmet, territori nei quali la tradizione bizantina continua a vivere pur aprendosi gradualmente a nuovi linguaggi figurativi. Il XVIII secolo segna invece la piena affermazione di una vera identità artistica albanese grazie a maestri come Costantino Ieromonaco, Costantino Shpataraku e soprattutto i fratelli Atanas e Costantino Zografi, protagonisti di una pittura che conserva la spiritualità orientale ma dialoga sempre più apertamente con le influenze provenienti dall'Europa occidentale. Nel XIX secolo il Risorgimento nazionale albanese attribuisce alle arti figurative un nuovo ruolo identitario. Anche la pittura di icone evolve, introducendo elementi realistici e suggestioni occidentali che riflettono il progressivo risveglio culturale del Paese.

La straordinaria stagione della Scuola di Berat

Uno dei momenti più affascinanti della mostra è dedicato alla celebre Scuola di Berat. Più che una scuola nel senso moderno del termine, rappresenta un'importante officina artistica attiva nel XVI secolo, capace di fondere la tradizione bizantina con gli influssi della pittura veneziana. Figura centrale è il protopapa Onufri, probabilmente passato anche da Venezia, autore di alcune tra le più celebri icone albanesi. Le sue opere sorprendono per l'intensità cromatica, la raffinatezza compositiva e la capacità di unire il rigore dell'iconografia ortodossa con suggestioni provenienti dall'arte occidentale. Accanto ai lavori di Onufri trovano spazio quelli del figlio Nicola e di Onufri il Cipriota, protagonisti delle ultime fasi di questa importante esperienza artistica.

Tra oro, fede e memoria: i tesori nascosti dell'Albania illuminano Chambéry, mostra al Museo di Belle Arti

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Korçë, Erseka e il linguaggio dei Balcani

Le sale dedicate alle regioni di Korçë ed Erseka mostrano invece la ricchezza della pittura post-bizantina tra XVII e XVIII secolo. Porte Sante finemente scolpite, iconostasi monumentali, raffigurazioni della Vergine, di San Giovanni Battista e dei Padri della Chiesa testimoniano l'evoluzione di uno stile che, pur mantenendo solide radici bizantine, si arricchisce progressivamente di elementi decorativi, cromatici e narrativi. Particolarmente significativa è la presenza di opere attribuite a Costantino del Monte Athos, che inaugura nuovi rapporti artistici tra l'Albania ottomana e il grande centro spirituale del monachesimo ortodosso.

L'iconostasi, il cuore simbolico della liturgia

Ampio spazio è riservato anche all'iconostasi, la monumentale parete lignea che separa il santuario dalla navata nelle chiese ortodosse. L'esposizione permette di comprenderne la struttura, il significato teologico e la complessa organizzazione iconografica. Tra gli esempi più straordinari emerge l'iconostasi della Cattedrale della Fonte della Vita di Korçë, scolpita nel 1756 dal maestro Dhimitër Koleci. Con i suoi oltre undici metri di larghezza, rappresenta uno dei capolavori assoluti dell'ebanisteria religiosa albanese, impreziosita dalle celebri icone realizzate dai fratelli Zografi.

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I fratelli Zografi e il barocco mediterraneo

Costantino e Atanasio Zografi dominano la scena artistica balcanica della seconda metà del Settecento. Le loro opere fondono modelli paleologhi, tradizione cretese, influssi russi, incisioni veneziane e decorazioni ottomane in uno stile personale di straordinaria eleganza. La loro pittura interpreta perfettamente quello che gli studiosi definiscono oggi "barocco mediterraneo", una sintesi originale di culture artistiche sviluppatasi tra Balcani, Isole Ionie, Asia Minore e Levante.

Un racconto dell'Albania contemporanea

La mostra non si limita alla dimensione artistica. Attraverso le opere racconta anche la storia moderna dell'Albania: dalla nascita dello Stato indipendente nel 1912 alla lunga dittatura comunista, dalla persecuzione religiosa alla difficile transizione democratica iniziata nel 1991. Un percorso che arriva fino al presente, mentre il Paese prosegue il proprio cammino come candidato all'ingresso nell'Unione Europea. Le icone diventano così non soltanto testimonianze di fede, ma autentici documenti storici capaci di raccontare la resilienza di una nazione che ha saputo conservare il proprio patrimonio culturale nonostante le vicende più drammatiche del Novecento.

Un ponte culturale tra Europa orientale e occidentale

L'esposizione di Chambéry rappresenta molto più di una semplice mostra d'arte sacra. È un invito a riscoprire un capitolo ancora poco conosciuto della storia artistica europea, nel quale l'Albania emerge come luogo d'incontro tra Bisanzio, Venezia, il mondo ottomano e l'Europa centrale. Le tavole dorate provenienti da Korçë raccontano infatti una civiltà che ha trasformato la propria posizione geografica in una straordinaria ricchezza culturale, dimostrando come le icone non siano soltanto oggetti di devozione, ma anche preziose testimonianze dell'identità europea condivisa. Per il pubblico francese e internazionale, questa esposizione costituisce dunque un'occasione rara per entrare in contatto con uno dei patrimoni artistici meno conosciuti del continente e comprendere come, attraverso la forza dell'arte, memoria, spiritualità e storia continuino ancora oggi a dialogare oltre ogni confine.

Per saperne di più
www.explore-savoie.com
www.chamberymontagnes.com
www.france.fr/it 

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